Una vittoria importante: necessaria, ma non sufficiente

1. ... pensate un po' avessimo avuto ancora il Porcellum ... Si votava e finiva la transizione verso la seconda repubblica.  (Ps. Sentito ieri sera il passaggio di Renzi contro la commissione dei saggi?!) 2. La situazione è delicatissima. Renzi ha vinto un referendum per le riforme. Ma sappiamo (dal divorzio a Segni) che trasformare in fattore politico una maggioranza referendaria sinora è sempre fallito. 3. La differenza - una volta tanto in meglio - è che in questo caso il referendum era una primaria. Dunque qualcosa con un gancio dentro la politica ordinaria. Tuttavia un gancio esile, appeso ad un filo esile. Corte, Parlamento, infinita palude del ceto politico dei dorotei di tutti i colori da una parte e cittadini dall'altra. Renzi non ha sponde "dentro" e non può e non deve usare quelle "fuori" (Berlusconi e Grillo - meno forti di quanto sembra -. Finché Renzi regge, Grillo diventa un doppione inutile; i deputati di Forza Italia sanno che, nelle sue condizioni, Berlusconi non può garantire loro nulla.)   Per Renzi sarà durissima. Ma al momento non c'è alternativa.   Napolitano può fare ancora guai: si sente emarginato (Prodi lo ha fiutato e si è rimesso in corsa per il Quirinale, patetici i festeggiamenti per il suo ritorno al voto: Prodi è contro la vocazione maggioritaria, è progressista-ulivista e non Pd!). Napolitano può tentare il colpo di teatro: far rientrare in gioco Berlusconi con l'indulto. Magari può credere di farlo per aiutare il bipolarismo, ma sarebbe solo una pugnalata a Renzi e al bipolarismo, ormai Berlusconi è un paria (ora è troppo tardi per riconoscergli un ruolo sistemico). Renzi deve andare avanti da solo: quasi sicuramente non basterà, ma il resto è peggio. Il suo primo banco di prova è il controllo dei gruppi parlamentari. Se lascia Speranza e Zanda comincia a perdere.

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