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		<title>i nuovi diritti tra conflitti e consensi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 21:59:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ceccanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://asset.marcianum.it/content/i-nuovi-diritti-tra-conflitti-e-consensi]]></description>
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		<title>risposta a Raniero La Valle sulla riforma costituzionale</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 21:54:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ceccanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nessuna categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[http://stefanoceccanti.wordpress.com/2012/05/18/riforma-costituzionale-risposta-a-raniero-la-valle/]]></description>
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		<title>Incidenza opera Paolo Vi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 12:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabella Nespoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato dal Servizio di Informazione Vaticana 18.05.2012 INCIDENZA OPERA PAOLO VI NON SI È ATTENUATA CON IL PASSARE DEL TEMPOCittà del Vaticano, 18 maggio 2012 (VIS). Questa mattina. presso la Sala Stampa della Santa Sede, si è tenuta la Conferenza Stampa di presentazione dell&#8217;istituzione della Cattedra Montini presso l&#8217;Università LUMSA (Libera Università degli Studi Maria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicato dal Servizio di Informazione Vaticana 18.05.2012</p>
<p>INCIDENZA OPERA PAOLO VI NON SI È ATTENUATA CON IL PASSARE DEL TEMPOCittà del Vaticano, 18 maggio 2012 (VIS). Questa mattina. presso la Sala Stampa della Santa Sede, si è tenuta la Conferenza Stampa di presentazione dell&#8217;istituzione della Cattedra Montini presso l&#8217;Università LUMSA (Libera Università degli Studi Maria Santissima Assunta) di Roma. Alla Conferenza Stampa sono intervenuti il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto emerito della Congregazione per i Vescovi; il Professor Giuseppe Dalla Torre, Rettore Magnifico della LUMSA; l&#8217;Avvocato Michele Bonetti, Vicesegretario generale aggiunto e componente del Comitato Esecutivo dell&#8217;Istituto Paolo VI (Brescia) ed il Dottor Sergio Gatti, Direttore Generale Federcasse.Il Cardinale Re ha elogiato l&#8217;iniziativa di inserire nell&#8217;ambito di un corso di Storia Contemporanea della LUMSA la Cattedra Montini poiché &#8220;l’incidenza (&#8230;) della sua opera sul piano della storia, sia come sacerdote che si occupava della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), sia come Sostituto della Segreteria di Stato e poi come Arcivescovo di Milano e Papa, non si è né attenuata né scolorita con il passare del tempo, ma è andata crescendo. Papa Montini è stato uno dei grandi protagonisti del XX secolo&#8221;.&#8221;Paolo VI resta nella storia, innanzi tutto, per la sua guida del Concilio Vaticano II &#8211; ha affermato il Porporato &#8211; Il merito di avere voluto e aperto il Concilio è di Papa Giovanni XXIII. Ma poi toccò a Paolo VI portarlo avanti con mano esperta, sicura, rispettosa dei Padri, ma ferma&#8221;. Ad esempio &#8220;La sua decisione di pubblicare la famosa &#8216;Nota praevia&#8217; circa il tema della collegialità e del primato petrino favorì l’affermarsi di una interpretazione autorevole e giusta della questione&#8221;.&#8221;Paolo VI resterà nei secoli anche come un Papa che ha amato e stimato il suo tempo, ed ha guardato al mondo moderno con simpatia, cercando la riconciliazione fra epoca moderna e fede cristiana. Pochi come lui hanno saputo interpretare le ansie, le inquietudini, le ricerche e le fatiche dell’uomo contemporaneo. Come Papa compì gesti che rimangono nella storia e, siccome furono posti in essere per la prima volta da un Pontefice, possono essere considerati in qualche modo come altrettanti &#8216;primati&#8217;. Egli infatti fu il primo Papa a prendere l’aereo; fu il primo Papa a tornare in Palestina; fu il primo Papa che rinunciò alla tiara, donandola perché il ricavato fosse destinato ai poveri; fu il primo Papa a recarsi all’ONU; fu il Papa che abolì la corte pontificia, dando uno stile di vita più semplice alla Casa Pontificia&#8221;.La ricerca storica che sarà fatta in occasione di questo corso che viene istituito alla LUMSA servirà anche a mettere in luce due capitoli poco noti della vita di Giovanni Battista Montini. Il primo l’opera di formazione dei membri della FUCI perché Papa Montini aveva un&#8217;innata passione per la formazione delle persone: formazione religiosa, ma anche la formazione all&#8217;impegno civile, sociale e in qualche senso anche politico&#8221;.Il secondo è l’enorme attività di carità e di aiuto umano e sociale, da lui organizzata e presieduta, durante la guerra 1940 &#8211; 45 (&#8230;) sia mediante la Commissione Soccorsi, da lui creata in Vaticano per i contatti con i prigionieri, sia prodigandosi anche personalmente senza sosta per sfamare ebrei e rifugiati politici nascosti nei conventi e in case religiose. Lo fece in attuazione della volontà di Pio XII ma la sollecitudine e la dedizione con cui si buttò in quest&#8217;opera, chiedendo aiuto alle nazioni non in guerra che inviarono navi cariche di viveri a Civitavecchia, meritano apprezzamento e ammirazione. La &#8216;Cattedra Montini&#8217; &#8211; ha concluso il Cardinale &#8211; avrà anche la funzione di aiutare a non dimenticare&#8221;.</p>
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		<title>da Europa quotidiano di oggi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:19:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ceccanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Anticipiamo il testo della presentazione del senatore Stefano Ceccanti del libro “Famiglia italiana” a cura di Claudia Mancina e Mario Ricciardi (Donzelli) che si terrà il prossimo 31 maggio, alle 17, al senato, nella sala capitolare presso il chiostro del convento di Santa Maria sopra Minerva. Parteciperanno anche Livia Turco, Massimo Livi Bacci, Nadia Urbinati. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Anticipiamo il testo della presentazione del senatore Stefano Ceccanti del libro “Famiglia italiana” a cura di Claudia Mancina e Mario Ricciardi (Donzelli) che si terrà il prossimo 31 maggio, alle 17, al senato, nella sala capitolare presso il chiostro del convento di Santa Maria sopra Minerva. Parteciperanno anche Livia Turco, Massimo Livi Bacci, Nadia Urbinati. Coordina Carmine Donzelli). </p>
<p>Articolo<br />
Sei in Cultura </p>
<p>16 maggio 2012</p>
<p>Coppie di fatto in un vicolo cieco<br />
La posizione di Hollande e di Obama sul matrimonio gay non è per noi una bussola. E chi si basa sull’articolo 29 della Costituzione ci allontana dalla soluzione del problema<br />
 In Italia è senz’altro aperta la questione del riconoscimento dei diritti di coppie stabilmente conviventi fuori dal matrimonio, comprese quelle formate da persone omosessuali. È un ritardo grave da parte della politica che va colmato, che la Corte costituzionale ha giustamente stigmatizzato, confutando l’argomento contrario riproposto ancora ieri da Francesco D’Agostino su Avvenire secondo cui si tratterebbe solo di situazioni affettive private senza «alcun rilievo pubblico».<br />
Per la Corte anche le unioni tra persone omosessuali rientrano invece nelle «formazioni sociali» che secondo l’articolo 2 della Costituzione meritano di avere rilievo pubblico. Tuttavia, se vogliamo davvero risolvere prontamente problemi come questi, occorre distinguere le strade che portano alla meta da quelle che invece ci portano in vicoli ciechi. Non tutti i rilievi pubblici sono uguali: un conto è quello che si fonda sull’articolo 2 e un altro quello che si fonda sull’articolo 29.<br />
È giusto infatti essere contenti, per ragioni politiche complessive, dell’elezione di François Hollande e, sperare ancora di più, credo, a causa della diversa importanza geopolitica, nella rielezione di Barack Obama. Però la simile presa di posizione dell’uno e dell’altro a favore del matrimonio omosessuale (simile ma non identica perché Hollande ce l’ha nel suo programma, Obama la demanda ai singoli stati) non è per noi una bussola, quanto meno perché la nostra Costituzione non consente di giungervi senza prima passare per una revisione (altamente improbabile e comunque lunga) della stessa. I sostenitori della tesi opposta alla mia possono certo trovare ora un punto di appoggio, il testo di Giuditta Brunelli Famiglia e Costituzione: un rapporto in continuo divenire all’interno del bel volume curato da Claudia Mancina e Mario Ricciardi (Famiglia italiana. Vecchi miti e nuove realtà, Donzelli).<br />
Tuttavia vi sono almeno quattro argomenti per cui le tesi di Giuditta Brunelli non funzionano e rischiano di portarci, per l’appunto, in un vicolo cieco. In primo luogo non sarei così sicuro nell’affermare con nettezza «che l’istanza di fondo dell’ordinamento italiano resta pur sempre ancorata a una prospettiva di tipo individualistico, anche se integrata e arricchita dal principio pluralista», come esordisce il paragrafo 4 con un’affermazione che poi sta a segnare la estrema modificabilità dell’istituto del matrimonio.<br />
Ovviamente se ciò vuole escludere che la famiglia sia una sorta di Moloch a cui sacrificare l’individuo, va benissimo: i diritti sono delle persone e non della famiglia. Che però l’anteriorità della persona rispetto allo stato si possa concepire recidendo anche i legami sociali che la persona ha (sempre prima dello stato) mi sembra un po’ unilaterale. La famiglia non è un Moloch, serve alla persona, ma, liberamente scelta, non è poi del tutto plasmabile da una somma di decisioni singole, come se si trattasse di atomi.<br />
Altrimenti che senso avrebbe il richiamo alla «garanzia dell’unità familiare» di cui al secondo comma? In secondo luogo non mi sembra che abbia senso, rispetto alla compatibilità costituzionale, proporre il parallelismo di cui alla fine del paragrafo 4 tra il superamento dell’indissolubilità e l’apertura del matrimonio alle coppie omosessuali, quanto meno perché la prima fu esplicitamente esclusa dalla costituzionalizzazione, rinviando deliberatamente tutto al legislatore ordinario.<br />
La Costituente scelse chiaramente ed esplicitamente di non includere l’indissolubilità. L’altro è un auspicio, praeter Constitutionem se non contra. In terzo luogo non funziona, sempre rispetto alla compatibilità costituzionale, neanche il parallelismo con l’evoluzione della famiglia rispetto all’uguaglianza tra i coniugi, su cui (anche lì) la Costituzione volle esplicitamente segnare lo scarto rispetto al Codice del 1942, e che peraltro risponde a un’evoluzione più complessa di lungo periodo.<br />
In quarto luogo, la lettura proposta della sentenza 38/2010 della Corte costituzionale mi sembra che cerchi di aggirare il contenuto della stessa con un escamotage.<br />
Laddove la Corte esclude l’ammissione al matrimonio ma invita a una regolamentazione fondata esplicitamente sull’articolo 2 (ricomprendendo le unioni omosessuali tra le formazioni sociali), l’autrice segnala però che il richiamo alla possibilità, in assenza di legislazione, di intervento diretto della Corte per garantire diritti fa riferimento all’analogia con la coppia coniugata e non coi conviventi more uxorio. Brunelli conclude quindi, un po’ paradossalmente rispetto al richiamo della Corte all’articolo 2, che il modello di riferimento per la normativa futura passa per l’articolo 29 e non per il 2.<br />
Ora il punto è che in Italia non esiste una regolamentazione giuridica della coppia di fatto eterosessuale: per questa evidente ragione la Corte non può che effettuare, volta per volta, un controllo di ragionevolezza rispetto all’unico istituto regolato, la famiglia fondata sul matrimonio, come già ha fatto per le coppie eterosessuali. Per queste ragioni il testo non convince poi nel giudizio finale, che aggira il divieto della Corte di «incidere sul nucleo della norma» del vigente articolo 29, sostenendo che in realtà non vi sarebbe il «divieto rivolto al parlamento di introdurre, nell’esercizio della sua discrezionalità legislativa, il matrimonio same-sex».<br />
Insomma, la 138/2010 invita esplicitamente e chiaramente a passare per una legge fondata sull’articolo 2 della Costituzione e non sull’espansione del 29. Ovviamente la sentenza è criticabile, se ne può desiderare un overruling, ma non è aggirabile proiettando questo desiderio sul testo della sentenza stessa. Anch’essa ha “un nucleo” non aggirabile. Né si può pensare che la Corte europea dei diritti dell’uomo abbia una legittimazione tale da produrre direttamente una revisione della Costituzione, come suggerisce Brunelli, uniformando su un punto così delicato gli ordinamenti dei paesi aderenti. Vincoli maggiori possono venire, invece, per via giurisprudenziale sulla base della questione delle “discriminazioni negative” come accaduto recentemente sul permesso di soggiorno aprendo la porta che all’atto del volume era ancora chiusa, ma anche lì non per riconoscimento diretto del matrimonio, quanto piuttosto del carattere di formazione sociale diversa dal matrimonio in cui viene ritradotta nella logica interna.<br />
Insomma ho la sensazione che invece di imboccare la strada della legislazione ordinaria fondata sull’articolo 2 spalancata dalla Corte (nonostante l’opinione di d’Agostino), quest’altra strada, di forzare l’articolo 29, sia in realtà una fuga nell’impossibile che distoglie dal possibile. Brunelli e d’Agostino commettono un errore simile, facendo passare tutto per il 29 o usando il 29 per impedire tutto. Ma l’articolo 2 esiste ed è lì davanti al legislatore, pronto per ragionevoli soluzioni.</p>
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		<title>Da Ricoeur e Attali a segretario generale aggiunto dell&#8217;Eliseo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 18:38:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ceccanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le second personnage clé s’appelle Emmanuel Macron, 34 ans. Ancien assistant du philosophe Paul Ricœur, énarque, il a quitté Bercy en 2007 pour devenir banquier chez Rothschild. D’un naturel discret, Macron fut le rapporteur de la commission Attali, installée par Nicolas Sarkozy pour &#8220;libérer la croissance&#8221;. Il a remis ce mois-ci au candidat un document [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le second personnage clé s’appelle Emmanuel Macron, 34 ans. Ancien assistant du philosophe Paul Ricœur, énarque, il a quitté Bercy en 2007 pour devenir banquier chez Rothschild. D’un naturel discret, Macron fut le rapporteur de la commission Attali, installée par Nicolas Sarkozy pour &#8220;libérer la croissance&#8221;. Il a remis ce mois-ci au candidat un document de synthèse de propositions issues de son groupe de réflexion. Beaucoup le voient lui aussi entrer à l’Élysée en cas de victoire.</p>
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		<title>il Primo Ministro Ayrault secondo il periodico cattolico la Vie</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 16:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ceccanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.lavie.fr/actualite/france/jean-marc-ayrault-l-homme-fort-du-president-hollande-15-05-2012-27597_4.php]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>http://www.lavie.fr/actualite/france/jean-marc-ayrault-l-homme-fort-du-president-hollande-15-05-2012-27597_4.php</p>
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		<title>Discorso di F.Hollande 15.05.2012</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 13:21:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabella Nespoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[versione integrale del discorso di inizio di Presidenza di Hollande. Discours de M. le Président de la République &#8211; Cérémonie d&#8217;investiture Discours de M. le Président de la République &#8211; Cérémonie d&#8217;investiture &#124;Palais de l&#8217;Elysée &#8211; Mardi 15 mai 2012 Monsieur le Président, Mesdames, Messieurs En ce jour où je suis investi de la plus [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><strong>versione integrale del discorso di inizio di Presidenza di Hollande.</strong></h1>
<h1>Discours de M. le Président de la République &#8211; Cérémonie d&#8217;investiture</h1>
<p><!-- TITRE DE LA PAGE : Fin --><!-- ACCROCHE DE LA PAGE : Début --></p>
<h2 class="invisible">Discours de M. le Président de la République &#8211; Cérémonie d&#8217;investiture</h2>
<p><!-- ACCROCHE DE LA PAGE : Fin --></p>
<div><!--googleon: index--><!--googleon: snippet--><!-- CONTENU DE LA PAGE : Début --><!-- RSPEAK_START --></p>
<div><span class="invisible">|</span><strong>Palais de l&#8217;Elysée &#8211; Mardi 15 mai 2012</strong></p>
<p>Monsieur le Président,<br />
Mesdames, Messieurs</p>
<p>En ce jour où je suis investi de la plus haute charge de l&#8217;État, j&#8217;adresse aux Français un message de confiance.</p>
<p>Nous sommes un grand pays qui, dans son histoire, a toujours su affronter les épreuves et relever les défis qui se présentaient à lui. A chaque fois, il y est parvenu, en restant lui-même. Toujours dans l&#8217;élévation et l&#8217;ouverture. Jamais, dans l&#8217;abaissement et le repli.</p>
<p>Tel est le mandat que j&#8217;ai reçu du peuple français le 6 mai : redresser la France dans la justice. Ouvrir une voie nouvelle en Europe. Contribuer à la paix du monde comme à la préservation de la planète.</p>
<p>Je mesure le poids des contraintes auxquelles nous faisons face : une dette massive, une croissance faible, un chômage élevé, une compétitivité dégradée et une Europe qui peine à sortir de la crise.</p>
<p>Mais je l&#8217;affirme ici : il n&#8217;y a pas de fatalité, dés lors qu&#8217;une volonté commune nous anime, qu&#8217;une direction claire est fixée et que nous mobilisons pleinement nos forces et nos atouts. Ils sont considérables : la productivité de notre main-d&#8217;œuvre, l&#8217;excellence de nos chercheurs, le dynamisme de nos entrepreneurs, le travail de nos agriculteurs, la qualité de nos services publics, le rayonnement de notre culture et de notre langue sans oublier la vitalité de notre démographie et l&#8217;impatience de notre jeunesse.</p>
<p>La première condition de la confiance retrouvée, c&#8217;est l&#8217;unité de la Nation. Nos différences ne doivent pas devenir des divisions. Nos diversités des discordes. Le pays a besoin d&#8217;apaisement, de réconciliation, de rassemblement. C&#8217;est le rôle du président de la République d&#8217;y contribuer. Faire vivre ensemble tous les Français sans distinction, autour des mêmes valeurs, celles de la République. Tel est mon impérieux devoir. Quel que soit notre âge, quelles que soient nos convictions, où que nous vivions &#8211;dans l&#8217;Hexagone ou dans les Outre mers&#8211; dans nos villes comme dans nos quartiers et nos territoires ruraux, nous sommes la France. Une France non pas dressée contre une autre, mais une France réunie dans une même communauté de destin.</p>
<p>Et je réaffirmerai en toutes circonstances nos principes intangibles de laïcité, comme je lutterai contre le racisme, l&#8217;antisémitisme et toutes les discriminations.</p>
<p>La confiance, c&#8217;est aussi l&#8217;exemplarité.</p>
<p>Président de la République, j&#8217;assumerai pleinement les responsabilités exceptionnelles de cette haute mission. Je fixerai les priorités mais je ne déciderai pas de tout ni à la place de tous. Conformément à la Constitution, le gouvernement déterminera et conduira la politique de la Nation. Le Parlement sera respecté dans ses droits. La justice disposera de toutes les garanties de son indépendance. Le pouvoir d&#8217;Etat sera exercé avec dignité mais simplicité. Avec une grande ambition pour le pays. Et une scrupuleuse sobriété dans les comportements. L&#8217;Etat sera impartial parce qu&#8217;il est la propriété de tous les Français et qu&#8217;il n&#8217;appartient donc pas à ceux qui en ont reçu la charge. Les règles de nomination des responsables publics seront encadrées. Et la loyauté, la compétence, et le sens de l&#8217;intérêt général seront les seuls critères pour déterminer mes choix pour les plus hauts serviteurs de l&#8217;Etat. La France a la chance de disposer d&#8217;une fonction publique de qualité. Je veux lui dire ma reconnaissance et l&#8217;attente que je place en elle et en chacun de ses agents. La confiance, elle est dans la démocratie elle-même. Je crois en la démocratie locale et j&#8217;entends la revivifier par un nouvel acte de décentralisation susceptible de donner de nouvelles libertés pour le développement de nos territoires.</p>
<p>Je crois en la démocratie sociale, et de nouveaux espaces de négociation seront ouverts aux partenaires sociaux, que je respecterai, aussi bien les représentants des salariés que les organisations professionnelles. Je crois en la démocratie citoyenne, celle des associations et des engagements civiques qui seront soutenus pour les millions de bénévoles qui s&#8217;y dévouent.<br />
La confiance, elle repose sur la justice dans les choix. La justice dans la conception même de la création de richesse. Il est temps de remettre la production avant la spéculation, l&#8217;investissement d&#8217;avenir avant la satisfaction du présent, l&#8217;emploi durable avant le profit immédiat. Il est temps d&#8217;engager la transition énergétique et écologique. Il est temps d&#8217;ouvrir une nouvelle frontière pour le développement technologique et pour l&#8217;innovation. Mais la justice elle aussi dans la répartition de l&#8217;effort indispensable. Il ne peut pas y avoir des sacrifices pour les uns, toujours plus nombreux, et des privilèges pour les autres, sans cesse moins nombreux. Ce sera le sens des réformes que le gouvernement conduira avec le souci de récompenser le mérite, le travail, l&#8217;initiative, et de décourager la rente et les rémunérations exorbitantes.</p>
<p>La justice, ce sera le critère sur lequel chaque décision publique sera prise.</p>
<p>Enfin la confiance, c&#8217;est à la jeunesse que la République doit l&#8217;accorder. Je lui rendrai la place qui doit être la sienne, la première. C&#8217;est le fondement de mon engagement pour l&#8217;école de la République car sa mission est vitale pour la cohésion de notre pays, la réussite de notre économie, C&#8217;est la volonté qui m&#8217;anime pour rénover la formation professionnelle, l&#8217;accompagnement des jeunes vers l&#8217;emploi et lutter contre la précarité. C&#8217;est aussi la belle idée du service civique que j&#8217;entends relancer.</p>
<p>Mesdames et Messieurs,</p>
<p>En ce jour, bien des peuples, et d&#8217;abord en Europe, nous attendent et nous regardent.</p>
<p>Pour surmonter la crise qui la frappe, l&#8217;Europe a besoin de projets. Elle a besoin de solidarité. Elle a besoin de croissance. A nos partenaires, je proposerai un nouveau pacte qui allie la nécessaire réduction des dettes publiques avec l&#8217;indispensable stimulation de l&#8217;économie. Et je leur dirai la nécessité pour notre continent de protéger, dans un monde si instable, non seulement ses valeurs mais ses intérêts, au nom du principe de réciprocité dans les échanges.</p>
<p>La France est une nation engagée dans le monde. Par son histoire, par sa culture, par ses valeurs d&#8217;humanisme, d&#8217;universalité, de liberté, elle y occupe une place singulière. La Déclaration des Droits de l&#8217;Homme et du Citoyen a fait le tour du monde. Nous devons en être les dépositaires et nous situer aux cotés de toutes les forces démocratiques du monde qui se recommandent de ses principes. La France respectera tous les peuples ; elle sera, partout, fidèle à sa vocation qui est de défendre la liberté des peuples, l&#8217;honneur des opprimés, la dignité des femmes.</p>
<p>En cet instant où je suis chargé de présider aux destinées de notre pays et de le représenter dans le monde, je salue mes prédécesseurs, tous ceux qui avant moi ont eu la responsabilité de conduire la République, <a class="intralink" title="En savoir plus sur : Charles de Gaulle" href="http://www.elysee.fr/president/la-presidence/les-presidents-depuis-1848/histoire-des-presidents-de-la-republique/charles-de-gaulle-1890-1970.5356.html">Charles de Gaulle</a> qui mit son prestige au service de la grandeur et de la souveraineté de la France, <a class="intralink" title="En savoir plus sur : Georges Pompidou" href="http://www.elysee.fr/president/la-presidence/les-presidents-depuis-1848/histoire-des-presidents-de-la-republique/georges-pompidou-1911-1974.5319.html">Georges Pompidou</a> qui fit de l&#8217;impératif industriel un enjeu national, Valéry Giscard d&#8217; Estaing qui relança la modernisation de la société, <a class="intralink" title="En savoir plus sur : François Mitterrand" href="http://www.elysee.fr/president/la-presidence/les-presidents-depuis-1848/histoire-des-presidents-de-la-republique/francois-mitterrand-1916-1996.5312.html">François Mitterrand</a> qui fit tant avancer les libertés et le progrès social, <a class="intralink" title="En savoir plus sur : Jacques Chirac" href="http://www.elysee.fr/president/la-presidence/les-presidents-depuis-1848/histoire-des-presidents-de-la-republique/jacques-chirac-1932.5308.html">Jacques Chirac</a> qui marqua son attachement aux valeurs de la République ; Nicolas Sarkozy à qui j&#8217;adresse mes vœux pour la nouvelle vie qui s&#8217;ouvre devant lui.</p>
<p>Vive la République.<br />
Vive la France. <span class="invisible">|</span><!-- ezaccess WAI cleaner --></p>
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		<title>I consigli di Esprit a Hollande verso le legislative: temi e persone</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 12:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ceccanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si l’on synthétise le message des électeurs, on obtient: il faut plus d’égalité, mais une des conditions de l’égalité est la maîtrise des flux migratoires, et une de ses applications est la prise au sérieux de la sécurité. Le triptyque sécurité/maîtrise de l’immigration/laïcité ne peut durablement être traité par la gauche comme une question non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si l’on synthétise le message des électeurs, on obtient: il faut plus d’égalité, mais une des conditions de l’égalité est la maîtrise des flux migratoires, et une de ses applications est la prise au sérieux de la sécurité.  Le triptyque sécurité/maîtrise de l’immigration/laïcité ne peut durablement être traité par la gauche comme une question non politique, à laisser aux juges et aux policiers.</p>
<p>Pour commencer, il lui faudra éviter que le second tour, ou les législatives,  tournent au referendum sur le droit de vote aux immigrés, et donner plus de place à ceux des siens qui sont crédibles dans ces domaines, Valls, Rebsamen ou Ayrault. L’antifascisme et l’imputation à Sarkozy d’avoir fait monter Le Pen sont un expédient immédiat, mais face à une poussée frontiste qu’on peut aussi interpréter comme une première anticipation du retour de la gauche, on ne peut pas seulement miser à long terme sur une amélioration de la situation économique.  Ce serait renouveler l’erreur reconnue par Jospin en 2002.</p>
<p>Michel Marian</p>
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		<title>Hollande Presidente.Speranza per l&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 20:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Bianco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[di Vincenzo Comito L&#8217;elezione di Hollande impensierisce i cantori dell&#8217;ortodossia economica e restituisce speranza alla sinistra europea. Il suo programma, pur moderato, può ridare forza a un&#8217;Europa diversa. François Hollande ce l’ha fatta: è il nuovo presidente della repubblica in “una Francia in agitazione, inquieta e divisa” (Izraelewicz, 2012). In queste note cerchiamo di analizzare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Vincenzo Comito</p>
<p>L&#8217;elezione di Hollande impensierisce i cantori dell&#8217;ortodossia economica e restituisce speranza alla sinistra europea. Il suo programma, pur moderato, può ridare forza a un&#8217;Europa diversa.<br />
François Hollande ce l’ha fatta: è il nuovo presidente della repubblica in “una Francia in agitazione, inquieta e divisa” (Izraelewicz, 2012). In queste note cerchiamo di analizzare gli aspetti economici del suo programma e di quello dell’altra figura emergente della sinistra, J.-L. Melenchon. Del resto la campagna elettorale si è concentrata in larga parte proprio sui temi dell’economia e del lavoro. Intanto la crisi europea, che sembrava miracolosamente sopita, tende a prendere nuovo vigore. In particolare, i dati recenti sull’economia spagnola appaiono terrificanti: in una situazione di recessione che si annuncia prolungata, ormai una persona su quattro è disoccupata, e lo è il 50% dei giovani; e qualcuno parla della necessità di una ricapitalizzazione delle banche per 100 miliardi di euro. In Grecia invece le ultime stime sull’andamento del Pil per il 2012 parlano di una sua diminuzione del 5%, dopo una caduta del 6,9% nell’anno precedente; il paese è al quinto anno consecutivo di recessione. Si prevede per quest’anno che la disoccupazione raggiunga il livello del 19%.</p>
<p>Le posizioni della stampa legata al mondo del business</p>
<p>Ovviamente non tutti, nelle scorse settimane, hanno auspicato la vittoria del candidato socialista in Francia. Ricordiamo ad esempio la posizione dell’Economist (Economist, 2012). Il settimanale britannico, dopo gli esiti del primo turno, ha previsto che in caso di vittoria di Hollande la stessa prosperità della Francia potrebbe essere a rischio. Per il giornale, l’uomo politico socialista mostra un atteggiamento anti-business e la risposta dei mercati potrebbe essere brutale, danneggiando anche i paesi vicini. Un uomo piuttosto pericoloso, avverte il settimanale economico, in particolare perché potrebbe contestare le riforme che l’Europa deve portare avanti per far sì che l’euro sopravviva. Le posizioni dell’Economist, certamente discutibili, nonché quelle piuttosto ostili del Wall Street Journal, rappresentano il pensiero di una parte maggioritaria degli ambienti finanziari internazionali.</p>
<p>Ma non tutto il mondo del business gli è nemico. Così, ad esempio, gli articolisti del Financial Times si dividono tra quelli dubbiosi e quelli che guardano invece con simpatia al rinnovamento della presidenza francese. Tra i benevoli, alcuni lo fanno anche perché sperano che nella pratica Hollande annacqui almeno un poco il suo programma. E’ lo stesso Financial Times a segnalare come mentre da una parte stanno ritardando gli investimenti in attesa dei risultati delle elezioni, dall’altra gli ambienti economici francesi mostrano una certa simpatia per i socialisti e sembrano pensare che alcune delle misure annunciate da Hollande non saranno poi realizzate (Barber, 2012).</p>
<p>Le idee sull’Europa</p>
<p>Nel programma di Hollande i dati che più hanno colpito l’immaginazione sono, da una parte, l’intenzione di ridiscutere il pacchetto delle misure di austerità approvato a livello europeo nel dicembre 2011, dall’altra l’introduzione di un’aliquota fiscale marginale del 75% sui redditi dei contribuenti più ricchi. Ma vediamo il suo programma e quello di Melenchon più nel dettaglio, facendo riferimento a una sintesi dei programmi dei candidati pubblicata dalla stampa (Le Monde, 2012).</p>
<p>Per quanto riguarda l’Europa, Hollande vuole rinegoziare il cosiddetto fiscal compact da poco approvato. Peraltro, non appare del tutto chiaro se “si limiterà” a chiedere che, accanto al patto di stabilità, venga inserito anche un accordo per la crescita o se domanderà anche un ripensamento delle misure di austerità già decise. Nelle ultime settimane, già la semplice possibilità che Hollande fosse il più votato al primo turno aveva contribuito a cambiare il clima in Europa; rispetto ai precedenti discorsi, concentrati sull’austerità, quasi all’improvviso sono tornati a prevalere quelli preoccupati di individuare misure per la crescita. D’altro canto, sembra che Angela Merkel sia stata sentita dire che lavorare con Hollande potrebbe essere un incubo. Anche se, a dire della stampa, Hollande e la Merkel starebbero già trattando in maniera riservata sulla questione.</p>
<p>Il politico socialista prevede anche una modifica del ruolo della Bce, affinché privilegi l’occupazione e la crescita, introduca euro-obbligazioni per mutualizzare il debito dei vari paesi, vari il federalismo budgetario e l’istituzione di un budget europeo, compreso un programma di investimenti rilevante, in cui abbia un ruolo forte anche la Banca europea per gli investimenti (Bei).</p>
<p>Più radicali di quelle di Hollande, su questo come su altri fronti, appaiono le misure previste da Melenchon, il cui successo al primo turno delle elezioni è stato meno clamoroso del previsto, anche se sulla scena politica del paese si è imposto comunque un nuovo protagonista. Si devono tra l’altro apprezzare in generale le sue posizioni, come sottolinea il direttore del Nouvel Observateur (Joffrin, 2012), perché rappresentano un sentimento di sincera indignazione contro le ingiustizie della mondializzazione e incarnano il sogno persistente di un mondo diverso, più giusto ed umano. Melenchon vorrebbe intanto una maggiore democrazia e una maggiore attenzione ai temi ambientali in seno alle istituzioni europee, meno poteri alla Commissione e maggiori al Parlamento; chiede poi una rifondazione della Bce, con la creazione, tra l’altro, di un fondo di sviluppo sociale, ecologico e solidale; infine, vorrebbe l’uscita dall’euro e dal trattato di Lisbona.</p>
<p>Il controllo del sistema finanziario</p>
<p>Al di là delle idee sull’Europa, in relazione alla riforma del sistema finanziario Hollande chiede la separazione delle banche ordinarie da quelle di investimento, il divieto di esercitare attività bancarie nei paradisi fiscali, un aumento delle imposte sugli utili conseguiti dagli istituti, la proibizione delle stock-option e la regolamentazione dei bonus per le imprese bancarie, la creazione di un’agenzia pubblica di rating, infine una tassazione particolare delle persone che hanno scelto un domicilio fiscale all’estero. Melenchon, oltre ad alcune delle misure previste da Hollande, prevede il blocco dei movimenti di capitale con i paradisi fiscali, la creazione di un polo finanziario pubblico, la proibizione per le agenzie di rating di “notare” gli stati, una tassa sui redditi finanziari, sotto l’egida dell’Onu. Le idee di Hollande e di Melenchon potrebbero contribuire fortemente alla messa in opera di una strategia adeguata nei confronti di un sistema finanziario ormai fuori controllo.</p>
<p>Gli altri temi</p>
<p>Per quanto riguarda la spesa pubblica, il nuovo presidente prevede un ritorno all’equilibrio di bilancio soltanto nel 2017, un ripensamento degli incentivi e delle agevolazioni fiscali per le imprese per recuperare 29 miliardi di entrate; Melenchon pensa di tassare i grandi redditi per ridurre il debito del paese, e prevede l’introduzione dell’obbligo per le istituzioni finanziarie di detenere un certo ammontare di titoli del debito pubblico. Sui temi dell’energia e dell’ambiente Hollande si limita a indicare, ma in tempi lunghi, la riduzione della parte del nucleare dal 75% al 50% nella produzione di energia elettrica, mentre Melenchon propone un referendum sul tema. Su questo fronte ci sembra che entrambi i candidati esprimano delle posizioni piuttosto deboli, calibrate sulla realtà dell’attuale situazione francese. Sul tema della pubblica amministrazione e dell’istruzione, citiamo soltanto, per quanto riguarda Hollande, la previsione dell’assunzione di 60.000 nuovi professori e la rivalutazione dei loro salari; verrebbe inoltre bloccata la tendenza alla riduzione del numero dei funzionari pubblici. In relazione alla fiscalità, il politico socialista promette, per quanto riguarda la tassazione delle persone fisiche, l’introduzione di un’aliquota marginale del 45% per i redditi superiori a 150.000 euro e del 75% per quelli che superano 1.000.000 di euro. Melenchon pensa, tra l’altro, al 100% di imposizione per i redditi superiori a 360.000 euro e all’aumento dell’imposizione sulle grandi fortune e dell’imposta sui redditi da capitale.</p>
<p>Conclusioni</p>
<p>Pur nella sua moderazione, il programma di Hollande, che non è certo rivoluzionario, rappresenta un punto di partenza adeguato per cercare di invertire la tendenza dell’Europa a correre verso il precipizio, contribuendo ad aprire un ciclo politico nuovo; tale spinta potrebbe poi essere rinforzata dal prevalere anche in altri paesi di tendenze meno conservatrici di quelle attuali. Il programma dei socialisti francesi contiene comunque alcuni spunti di riflessione e dibattito, a cui si sommano molte delle idee messe in campo da Melenchon. Di Melenchon risultano però discutibili le posizioni sull’Europa, nonché un certo tono oratorio che eccede negli insulti verso gli avversari e nell’odio violento verso la sinistra moderata, rimandando in qualche modo al periodo stalinista. Le posizioni di Hollande potrebbero spingere anche il partito democratico italiano a mostrare un maggiore coraggio e un po’ più di radicalità nel delineare le possibili soluzioni ai problemi del paese.</p>
<p>Testi citati nell’articolo</p>
<p>Barber T., French business braced for Hollande, <a href="http://www.ft.com/">www.ft.com</a>, 3 maggio 2012</p>
<p>Izraelewicz E., Vivre ensemble, Le Monde, 5 maggio 2012</p>
<p>Joffrin L., Mélenchon et nous, le Nouvel Observateur, 12 aprile 2012</p>
<p>Le Monde, Présidentielle 2012, Le guide des programmes, Cahier n. 20916, 19 aprile 2012</p>
<p>Stephens Ph., Stop fretting about a french revolution, <a href="http://www.ft.com/">www.ft.com</a>, 3 maggio 2012</p>
<p>The Economist, The rather dangerous Monsieur Hollande, 28 aprile 2012</p>
<p>(<a href="http://www.sbilanciamoci.info/">www.sbilanciamoci.info</a>, 7 maggio 2012)</p>
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		<title>Hollande? No, grazie.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 19:47:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Armillei</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hollande è una pericolosa illusione per il PD. Sono d’accordo con Antonio Funiciello. Come dice David Miliband, solo una prospettiva che rinnovi la terza via blairiana, evitando di tornare a prima di Blair, può portarci fuori dal pantano. Ancora una volta è la sinistra atlantica il laboratorio del cambiamento. O nelle forme del pragmatismo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hollande è una pericolosa illusione per il PD. Sono d’accordo con Antonio Funiciello. Come dice David Miliband, solo una prospettiva che rinnovi la terza via blairiana, evitando di tornare a prima di Blair, può portarci fuori dal pantano. Ancora una volta è la sinistra atlantica il laboratorio del cambiamento. O nelle forme del pragmatismo di Obama, pensiamo alla politica internazionale, o nelle forme del pensiero dei settori più innovativi del New Labour. Ancora una volta la risposta non è lo stato. Riforme strutturali e investimenti selettivi, non spesa pubblica e tutele stataliste: è questa la ricetta di uno dei più stimolanti paper (<em>In the black Labour</em>) di Policy Network. Troppa politica, troppo stato, poco mercato e poca regolazione, così l’economista Rajan a proposito della crisi finanziaria, in un libro che finalmente viene tradotto in italiano. Hollande guarda indietro, somiglia a Natta dice Franco Bassanini. Forse è un po’ troppo, ma certo le sue ricette possono servire per vincere contro un già sconfitto Sarkozy. Non certo per uscire dalla crisi.</p>
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