da "Europa" di oggi
Cattolicesimo in declino?
«Ciò che conta alla fine è la capacità di ricostruire un’opposizione a vocazione maggioritaria...attrice innovativa di una democrazia dell’alternanza». Si tratta di mettere insieme l’intervento pubblico per l’uguaglianza, caro alla tradizione della “socialdemocrazia” depurato però dallo statalismo, grazie a culture liberali e cristiane più “vicine” agli insegnamenti del “1989”.
E infine di mescolarsi con le componenti libertarie più vicine alle innovazioni culturali positive del ’68. Un intreccio che darà frutti su un periodo non brevissimo «se ciascuno accetta» che il nostro campo è anzitutto «un corpus di valori e di idee». Chi l’ha detto? Salvati a Cortona, Parisi a Sassari? No, il sociologo francese Viard su Esprit di febbraio, la prestigiosa rivista di Emmanuel Mounier, di cui ricorre il 22 marzo il sessantesimo della morte, a dimostrazione che lo sforzo del Pd è tutt’altro che un’anomalia italiana.
Il numero di Esprit è però interessante soprattutto per la parte sul «declino del cattolicesimo europeo». Jean-Louis Schlegel parte dalla Francia dove la pratica religiosa regolare è sotto il 5 per cento e dove la caduta verticale del numero di sacerdoti pone problemi serissimi, anche perché l’assenza di mediatori quotidiani di un’istituzione sempre più centralizzata mediaticamente con Giovanni Paolo II, distorce i messaggi, li trasforma una somma di “proibizioni”, eliminando le sfumature. La debolezza è legata più che ad alcuni contenuti a «un modo – segreto – di elaborazione dei grandi testi, alla loro universalità astratta, lontana da ogni vita quotidiana così come l’arroganza che a volte li accompagna » stimolando per reazione «la violenza dei media» in casi come quelli dei preti pedofili.
Claude Langlois parte dal secco diniego dei vescovi francesi a un testo del 2006 proveniente da un gruppo ecclesiale che potremmo definire conciliare moderato, il gruppo “Confrontations”, l’erede del movimento Laureati di Azione cattolica francese, che aveva chiesto, come ha fatto recentemente il cardinale Martini, di riesaminare il dossier relativo alla contraccezione. Chi vuole approfondire la vicenda può risalire ai testi su
http://www.confrontations.fr/pdf/com_29.pdf.
Cathérine Gremion fa poi vedere come sia rispetto all’Humanae Vitae sia al documento Donum Vitae del 1987 sulla procreazione assistita le chiusure finali siano apparse in repentina e immotivata contraddizione non solo con attese dotate di forti motivazioni bibliche e teologiche, ma soprattutto per la smentita di posizioni ufficiose o addirittura ufficiali di poco precedenti.
Valga per tutti non solo l’ampia maggioranza della commissione preparatoria dell’Humanae Vitae, ma anche l’apertura di Giovanni Paolo II alla fecondazione omologa nel 1980 davanti a dieci premi Nobel, smentita sette anni dopo.
Un seguito di docce fredde che arrivano fino alle note posizioni del vescovo di Recife a proposito di un aborto di una minorenne violentata, dove la madre e i medici sono accusati di essere peggiori del violentatore, parlando di scomunica mentre essa veniva tolta al negazionista Williamson.
Gremion segnala comunque in questo quadro le voci critiche rispetto al vescovo brasiliano dello storico Levillain (autore di uno dei testi francesi più positivi su Benedetto XVI) e del vescovo Fisichella, espressive della «vitalità incontestabile dei segmenti ancora cristianizzati», anche se a lungo andare parte di essi potrebbero optare per l’uscita dalla Chiesa, come molti hanno fatto sull’onda delle speranze frustrate nei vari episodi dal Concilio in poi.
Non tutte le critiche appaiono convincenti. Che l’«orientamento personalista e comunitario, aperto alla trascendenza» descritto dall’enciclica Caritas in Veritate non sia in sintonia col messaggio di Mounier, nonostante che le parole siano analoghe, perché l’enciclica, secondo Schlegel , contrapporrebbe umanesimi credenti e umanesimi atei e indifferenti, mi sembra un errore di prospettiva. Quella del papa è l’invito a cogliere la profonda razionalità della scelta di un umanesimo aperto alla trascendenza, è nel segno della persuasione, non della contrapposizione, tant’è che i passi citati da Schlegel sono supportati da citazioni della Gaudium e Spes. Personalmente credo che Benedetto XVI potesse avere proprio in mente Mounier sul rischio della perdita di un orizzonte di futuro che richiama alla trascendenza.
Non a caso in Introduzione al Cristianesimo ricorda in modo adesivo il commento di Mounier su Esprit del gennaio 1947 ai casi di suicidio verificatisi negli Usa quando Orson Welles alcuni anni prima aveva annunciato la fine del mondo, segnalando che «un uomo repentinamente privato del futuro è un uomo che può già dirsi derubato della vita stessa». Anche il commento al testo del 2008 della commissione teologica internazionale “Nuovo sguardo sulla legge naturale”, che sarebbe scritto dentro una «bolla ontologica» estranea al vissuto reale delle persone, appare ingeneroso. Tuttavia, al di là dei singoli giudizi, questo numero di Esprit fa pensare che «nuove vie» (Grémion) per la Chiesa in Europa siano ancora possibili.
Stefano Ceccanti