Referendum: tre motivi per tre Sì
Referendum: tre motivi per tre Sì
A prescindere dalla importantissima questione della data dei referendum elettorali, è importante ribadire alcune questioni sul merito.
1- la vera questione: arrendersi al Porcellum o picconarlo coi Sì?
Siamo chiamati a dire se vogliamo col successo dei Sì superare l'attuale legge elettorale, non tanto a dire Sì alla normativa che risulterebbe dal quesito referendario. E' infatti del tutto evidente che le tendenze a conservare l'attuale legge, pur a parole criticata da tutti, sono fortissime. Per questo, anche in caso di rinvio, sarebbe una pia illusione sperare in una riforma prima del voto referendario. La storia del nostro paese dimostra che, senza la spinta referendaria, o le riforme non si fanno oppure, quando si riescono a votare in Parlamento senza una pressione esterna, peggiorano addirittura la normativa preesistente, come nel caso del Porcellum. Per questo la legge vigente va picconata votando Sì. Se mancasse il quorum i conservatori tirerebbero un sospiro di sollievo e direbbero che non c'è nessun interesse dei cittadini a cambiare. Ci terremmo il Porcellum a vita. Proprio il fatto che un partito determinante della maggioranza, la Lega, veda come il fumo negli occhi il risultato dei quesiti, al punto da far sprecare 400 milioni di euro, garantirebbe il fatto che dal giorno dopo il successo dei Sì ripartirebbe una prospettiva vera di riforma in parlamento.
2- ai quesiti, nel merito, va solo chiesto di migliorare di poco la legge esistente
I quesiti che, secondo la giurisprudenza costituzionale devono produrre una normativa auto-applicativa, e quindi che hanno spazi molto limitati, possono solo migliorare di poco la normativa pre-esistente e non c'è dubbio che essi lo facciano, nonostante critiche ingenerose e infondate.
E' così per il quesito che elimina le candidature multiple (e quindi i subentri dopo il voto, consentendo di scegliere gli eletti anche a urne chiuse), è così per l'eliminazione delle micro-soglie di sbarramento: il 25 col recupero del migliore degli esclusi di ogni coalizione alla Camera (che fa entrare così anche chi abbia meno dell'1%), il 3% al Senato.
3- ma in ogni caso le critiche ai quesiti sono relativi ad aspetti già contenuti nella attuale legge elettorale o sono contraddittorie o ridicole
Le critiche principali rivolte ai quesiti referendari non reggono per tre motivi:
a) o sono relative ad aspetti che sono già nell'attuale legge elettorale e di cui non si può quindi dire che vengano peggiorati, come l'assenza di una soglia per il premio o le liste bloccate;
b) o sono contraddittorie e deterministiche: gli uni profetizzano che il risultato porti dritto al bipartitismo perché ciascun partito andrebbe da solo, gli altri che riproporrebbero coalizioni acchiappa-tutti sotto forma di listoni. In realtà non c'è nulla di deterministico, come ha dimostrato la opposta applicazione della stessa legge nel 2006 e nel 2008, c'è un ampio margine di scelta come oggi. Qualcuno, in modo un po’ schizofrenico propone simultaneamente le due critiche opposte, il che dimostra la confusione del dibattito;
c) sono ridicole: dire che il risultato dei quesiti sovrarappresenterebbe il Pdl (e alleati) perché ha più voti del Pd (e alleati) vale con la legge attuale, con quella che uscirebbe dai quesiti e con qualsiasi legge non proporzionale pura. La soluzione consiste nello spostare i voti a nostro favore, non in quello di invocare la proporzionale pura per paura di perdere: ammesso che ci fosse concessa sprofonderemmo in una grande coalizione col Pdl, il che non mi sembrerebbe una grande conquista né per il Paese né per noi. Per di più le proiezioni su sistemi nuovi basate sul voto coi sistemi precedenti non hanno mai colto nel segno perché il cambio di sistema induce anche cambiamenti nelle logiche di voto.