La lobby peggiore: quella degli asini, di Luciano Iannaccone


L’ottimo Di Maio ha sentenziato che “le peggiori lobbies vogliono la Tav” suscitando l’istintiva reazione riportata nel titolo. Ma è necessario fare chiarezza: gli asini non sono quelli che non sanno. La saggezza antica e moderna vede nella consapevolezza di non sapere l’inizio di un processo di conoscenza. Ognuno di noi non sa, ma chi sa di non sapere trova un solido punto di partenza per il proprio cammino. E lungo di esso l’umiltà e la coscienza dei propri limiti sono il miglior aiuto per non perdersi nella supponenza e nella superficialità, che conducono all’errore ed all’ignoranza. Nel mondo contemporaneo, che attua dinamiche di ricerca e di sperimentazione in mille campi, chi non vede quanto grande sia la dimensione dell’ignoto ? Ci aiuta, non come certezza intangibile, ma come patrimonio intellettuale e scientifico con cui confrontarci, l’apporto di chi, prima di noi, ha lavorato, intravisto, progredito. Dobbiamo dire, come facevano gli uomini dell’evo antico, che riusciamo a progredire anche perché siamo nani sulla spalle dei giganti che ci hanno preceduto e così la nostra vista muove dall’alto e meglio coglie la realtà.

Gli asini invece fanno della propria ignoranza un punto di forza e di ottuso orgoglio. Non si muovono umilmente da essa verso la realtà, ma si trincerano per sparare a palle incatenate contro tutto e tutti. Perché non li muove il tentativo di conoscere, ma quello di utilizzare a scopi pratici il loro essere ignoranti. E sono ben contenti di esserlo, nella becera soddisfazione della propria incompetenza utilizzata con furbizia. Le conseguenti castronerie nei provvedimenti economici e sociali, nelle scelte di politica estera, come la vergognosa condotta sul Venezuela non li toccano, perché “non tengono vergogna”. Senza alcuna cura di verità e di serietà, confondono le unità con le decine ed i milioni con i miliardi, perché devono trarre il maggior risultato possibile dai vuoti annunci che lanciano.

Di Maio, Di Battista, Toninelli e altri con loro fanno questo a tempo pieno. Asini perché lo sono e perché sparano asinerie per cercare consenso vendendo illusioni. Quello che ha fatto Di Maio presentando la “card” del reddito di cittadinanza. Ha proclamato che sarà assegnata a cinque milioni di italiani, mentre dati ufficiali affermano che nella realtà arriverà a circa quattro milioni di persone. In ogni caso gli otto miliardi annui a regime (nel 2020) se divisi fra cinque milioni di persone farebbero in media 133 euro mensili a testa; se divisi fra quattro milioni fanno 167 euro mensili in media a testa. Promettono 780 euro mensili ad ogni single in assenza di altri redditi: in questo caso basterebbero poco più di ottocentomila persone (compresi quanti occultassero redditi) per esaurire tutti i fondi disponibili. Per non dire della confusione concettuale e pratica fra poveri e disoccupati e delle ingiustizie che ne deriveranno, a differenza del Reddito di Inclusione che aiutava la povertà familiare.

Si rischia prima il ridicolo e poi la giusta ira dei veri poveri: ma la sicumera dei nostri eroi, con il logorroico Di Battista in testa, è invincibile e potenziata dall’astuzia propria degli ignoranti. Attestata dal fatto che intanto assumeranno 6000 navigator senza concorso: un po’ di sano clientelismo e di iniqua parzialità è il miglior modo per cominciare. Il primo paragone che viene alla mente è quello degli imbonitori di una volta nella piazze dei paesi. Con la differenza che gli elisir con illusioni accluse si limitavano a spillare qualche soldo dalle tasche degli ascoltatori più coinvolti. Oggi, con gli imbonitori a 5 Stelle, sono in ballo cose molto più importanti e decisive: si tratta del futuro economico e civile sia personale che nazionale. E i loro elisir non si limitano a scucire qualche soldo dalle tasche senza altro danno, ma, se ingeriti dagli italiani, provocheranno sempre di più danni gravissimi a tutti noi. Vendono non solo illusioni, ma menzogne che non possono che fare danni irreparabili. In nome di un avvenire radioso, hanno intanto varato la lobby degli asini.

E’ la premessa nel futuro prossimo di grandi guai, che già sono cominciati nel presente; come vediamo dall’economia e dall’occupazione che peggiorano dopo quattro anni di crescita modesta, ma ininterrotta e dallo spread che è diventato stabilmente il peggiore dell’area euro dopo quelle greco, a cui si è comunque molto avvicinato. Essendo una lobby fondata sull’ignoranza e sull’inganno, viene alla mente una massima sinistramente famosa: “ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. E’ di Joseph Gobbels, il ministro nazista della propaganda. Non voglio naturalmente assimilare questi ragazzi ignoranti, rozzi e presuntuosi ad un dramma storico gigantesco. Del resto è noto che nella storia quanto accade come tragedia non raramente si ripropone in farsa e quindi in termini e dimensioni assai diverse. Essi mirano al peggio dello spirito dei tempi, in cui il tentativo di conoscere la realtà appare sovrastato dal bisogno ossessivo della presenza e della comunicazione, meglio se brutalmente offensiva e non importa di cosa: “digito ergo sum”.

Ma le persone, le società, gli Stati non possono vivere senza contenuti, obiettivi, propositi che siano connessi alla realtà. Se mancano e sono sostituiti da “balle spaziali”, nel migliore dei casi si entra in una traiettoria di decadenza civile ed economica. Nel peggiore si finisce come lo sventurato Venezuela del tiranno Maduro, osannato fino ad una settimana fa: poi i 5 Stelle e governo comicamente hanno assunto i panni di Ponzio Pilato. Ecco perché quella degli asini è la lobby peggiore. E comprende, come ufficiali superiori di complemento, quanti non apparterrebbero al battaglione, ma hanno trovano utile marciare nei ranghi. Qualsiasi riferimento a Salvini che celebra cinicamente il “superamento della Fornero”, caricandone il costo sul futuro dei giovani solo per lucrare consenso elettorale, è puramente voluto.

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