Chi sta massacrando gli Italiani? di Luciano Iannaccone


“Se ci chiedete di massacrare gli italiani, per noi è no”: l’ha annunciato solennemente giorni fa Di Maio dagli schermi de La7, in riferimento alla richiesta della commissione e dei governi europei di rivedere una legge di bilancio che fa acqua da tutte le parti. Gli ha fatto eco Salvini, dichiarando che la proposta franco-tedesca di un bilancio dell’eurozona “se danneggia l’Italia, come pare, non avrà il nostro consenso”. Cominciamo dal secondo proclama.

Da almeno un anno e mezzo è in corso il tentativo di Macron ed altri di coinvolgere la Germania e gli altri Stati dell’eurogruppo in un progetto europeo di grande respiro, che dia all’Europa, a partire dalla zona euro e dai Paesi promotori, la più che mai necessaria rilevanza mondiale. Che esiste solo potenzialmente nella sommatoria delle singole economie, ma che manca drammaticamente nella concreta dimensione politica. E anche l’Italia aveva contribuito, fino al 4 marzo, a questo sforzo.
Jurgen Habermas ha scritto lo scorso luglio che oggi le nazioni sono sopraffatte dagli imperativi incontrollati di un capitalismo mondiale guidato da mercati finanziari senza regole. E che ritirarsi spaventati dietro i confini nazionali non può essere la soluzione giusta.
Occorre una dimensione politica adeguata per condizionare in positivo la globalizzazione con la conseguente operatività unitaria a livello economico, finanziario, sociale ed anche militare. Come il presidente francese ha spiegato fin dal discorso alla Sorbona dell’anno scorso e come ha recentemente ribadito l’appello di importanti intellettuali e politici tedeschi, da Jurgen Habermas al probabile futuro presidente della Cdu Friedrich Merz. In questo appello si afferma che “soli come tedeschi, come francesi, come italiani, come polacchi, siamo troppo deboli. Solo insieme possiamo affermarci nel XXI secolo”, soltanto così la Germania, la Francia, l’Italia e gli altri Stati convergenti potranno esprimere unitariamente una presenza ed un peso nel condizionare il corso politico, economico e finanziario mondiale.
Una vera solidarietà politica economica e sociale postula ambiziosi obbiettivi come una strategia di investimenti dell’area euro, un sussidio europeo di disoccupazione, una politica ambientale e climatica, un futuro esercito europeo. Tutto ciò richiede fra l’altro la trasformazione dell’ESP (meccanismo europeo di stabilità) in Fondo Monetario Europeo, una vera unione bancaria e soprattutto l’inizio di un autonomo Bilancio europeo dei Paesi dell’eurogruppo. Che indirizzi significativi finanziamenti, aggiuntivi a quelli dei singoli Stati, ad investimenti pubblici e privati, ad elevare la protezione sociale dei cittadini, a politiche di controllo dei confini europei, intervenendo inoltre su problemi che vanno dal digitale alla ricerca, dall’immigrazione all’Africa. Una scelta che può sembrare velleitaria , ma è l’unica veramente realistica per il presente ed il futuro. Questo è il vero patriottismo, contrapposto ad un nazionalismo vuoto e senza verità.

Nello scorso giugno, alla vigilia del Consiglio europeo di fine, Merkel e Macron si incontrarono a Meseberg e raggiunsero un accordo insperato per presentare al vertice europeo una prima concreta road map degli obiettivi sopra indicati. Ma avevano fatto i conti senza Conte che, con ogni probabilità allegramente all’oscuro dell’accordo di Meseberg, occupò il palcoscenico del vertice con la sceneggiata sulla mancata solidarietà all’Italia negli sbarchi, cosa anche vera ma che non avrebbe dovuto rubare la scena all’esame della proposta franco-tedesca. Conclusione: Macron non trattenne l’ira davanti all’irresponsabile elefante tra le porcellane e Meseberg non fece passi avanti.

Ma fortunatamente le cose non si sono fermate e nella scorsa settimana, a conclusione di altri contatti, prima Merkel e Macron si sono incontrati alla Cancelleria di Berlino per ribadire il loro accordo, da proporre all’Eurogruppo questa settimana e al Consiglio Europeo ai primi di dicembre. E subito dopo Macron è intervenuto in una storica seduta del Parlamento tedesco, per rievocare i terribili anni di guerre e di morte e per testimoniare l’impegno francese per una nuova unità.
Successive precisazioni nella presentazione all’eurogruppo di lunedì 19 novembre della proposta franco-francese, da parte dei due ministri delle finanze Le Maire e Scholz. Da una parte la volontà di far partire il bilancio comune dell’area euro già dal 2021, dall’altra il ribadire quanto già enunciato da Markel e Macron. E cioè che i finanziamenti del bilancio europeo per i singoli Paesi saranno condizionati al loro rispetto delle regole di bilancio previste dai trattati europei. Nell’eurogruppo la proposta del bilancio europeo non è stata rifiutata da nessuno, ma è stata interpretata da Paesi come l’Olanda in modo riduttivo, da altri in modo meno sospettoso. Ma è così per ogni progetto innovativo che nasce e del resto anche Germania e Francia hanno idee diverse sulle dimensioni del bilancio europeo: qualche punto del Pil per la Francia, meno o molto meno all’inizio per la Germania. Ma l’importante è che la strada cominci ad essere percorsa. E ancora più importante per l’Italia, soprattutto per l’Italia, esserci da protagonista di fronte alla concreta possibilità di un vero cammino di concretezza e di speranza, nel nome del vero interesse nazionale.

E torniamo così all’inizio di questa riflessione: Salvini ha dichiarato che la proposta del bilancio comune europeo, se danneggia l’Italia, sarà rifiutata. E in cosa consisterebbe il danno? Nel rischio dell’Italia di non potere accedere ai finanziamenti del bilancio europeo, se fuori dalle regole di bilancio in base ai trattati europei ed al relativo giudizio della commissione e dei governi dell’eurogruppo.

Insomma, per Salvini l’Italia ha il diritto di peggiorare nel 2019 dell’1,4% la variazione prevista del deficit strutturale ( cioè depurato degli effetti del ciclo e delle spese “una tantum”), raddoppiandolo rispetto al 2018, mentre gli altri invece non possono allarmarsi se in questo modo l’Italia esce, pericolosamente per tutti, dalle regole europee e dal proficuo “sentiero stretto” (crescita più risanamento) di questi anni. Anche perché nessuno in Europa e nel mondo crede che il deficit italiano resterà nelle cifre indicate, a meno di non ridurre significativamente i costi di “quota cento” e del reddito di cittadinanza, che già sono molto sottodimensionati rispetto alle promesse.
Lo dimostrano per “quota cento” l’intervento di Pietro Giordano su questo blog e per il reddito di cittadinanza la forza invincibile dell’aritmetica: dividendo 9 miliardi di stanziamento per la platea di 6 milioni di aventi diritto secondo l’ineffabile Di Maio, otteniamo 125 euro al mese a testa.

E per questo imbroglio acchiappavoti dovremmo rischiare la nostra residua credibilità ed i nostri risparmi, restando ai margini dell’Europa: tutto l’eurogruppo, tutti i governi europei che si sono espressi, compresi quelli a presenza populista, sono contro di noi. Siamo ritenuti inaffidabili: anzi per la verità lo sono Salvini e Di Maio, incapaci di capire che la nuova Europa della proposta franco-tedesca è il grande futuro di un’Italia che crede in se stessa. Un cammino lungo e difficile, ma che, se condotto con realismo e da protagonisti, può già illuminare il nostro presente.
Solo una micidiale miscela di ignoranza e di avventurismo politico può spiegare la sicumera dei due dioscuri. Al vero patriottismo nazionale legato ad una nuova grande Europa che può nascere preferiscono gli imbrogli della “quota cento” e del “reddito di cittadinanza”. Esau, che cedette la primogenitura per un piatto di lenticchie, fece tutto sommato un affare assai migliore dell’Italia, purtroppo in mano a tre imbonitori in perenne abuso della credulità popolare.
L’elenco delle loro tentate vendite, tese a solleticare pregiudizi, ignoranza ed aspirazioni sia giuste che indebite, è molto lungo e purtroppo comprende non solo elisir di pronta beva ma anche leggi approvate o in discussione che complessivamente deprimono l’Italia ed umiliano il parlamento. Penoso farne il triste elenco, comprensivo della scientifica occupazione del potere “manu militari”.

Intanto, mentre la Commissione europea, come previsto, ha bocciato oggi la manovra italiana (evento finora mai verificatosi) ed avviato la procedura di infrazione per il mancato rispetto del criterio del debito, i due eroi stanno massacrando gli italiani e continueranno finchè glielo lasciamo fare. Il 26 maggio 2019 potrebbe essere, se lo vorremo, il giorno della liberazione. Ma ci arriveremo vivi?

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