Chi ha fatto di più? Chi non se ne vanta, di Luciano Iannaccone


Salvini, galvanizzato dal consenso che lo circonda, ha dichiarato il 17 giugno che ha fatto più il nuovo governo in quindici giorni che il Pd in sei anni, in particolare nell’agire su sbarchi di rifugiati e migranti in Italia.

Ha in parte ragione: Il governo, dal 2014, ha avuto molta difficoltà nell’affrontare efficacemente il fenomeno, in cui esigenze di ordine e di equità si intrecciavano con pressanti ragioni umanitarie. Come è avvenuto del resto con la gestione di Maroni degli arrivi dalla Libia del 2011. E i trafficanti ne approfittavano. Ma quando è entrato in scena il ministro Minniti, costruendo contatti e rapporti con i Paese africani, Libia in testa, è accaduto quanto segue: dal 1 luglio 2017 al 31 maggio 2018 gli arrivi sono passati a 49.405 da 171.442 degli undici mesi precedenti, con una diminuzione che ammonta a 122.397 arrivi in meno ( 71,4% in meno). Ciò grazie anche ai rapporti che ha migliorato con Europa e Frontex, alla nuova disciplina delle ong, accettata da alcune e non  da altre, che si sono ritirate;  in particolare ha avuto un primo inizio la verifica oltremare del diritto all’asilo, di cui ora tutti parlano più o meno a vanvera, con i rifugiati riconosciuti trasportati in Italia e i migranti senza diritto agevolati nel ritorno in patria. Ma non ha suonato la grancassa.

 

Salvini nell’ultima settimana, in cui si è mosso, ha registrato quasi 1800 nuovi sbarchi con navi della marina militare italiana, di cui più di 500 in corso, ed ha avuto le prime pagine “facendo il gran rifiuto”, cioè negando l’approdo ai 629 dell’Acquarius, poi  accolti a Valencia. I suoi messaggi espliciti, ma spesso troppo rozzi, hanno fatto sia guadagnare che perdere dei punti nel dialogo europeo. Anche perché non è vero che l’Italia sia la sola a subire la pressione migratoria, che è tornata in Grecia ed in Spagna mentre in Austria, Germania e Francia i migranti a cui l’Italia ha rifiutato o rifiuterà il diritto d’asilo cercano varchi.

 

Bisogna che l’Europa decida e tragga l’Italia dalla intollerabile situazione giuridica creata dal regolamento di Dublino, che il partito di Salvini ha accettato a suo tempo come maggioranza di governo e sulla cui modifica ha votato incredibilmente contro (fortunatamente in minoranza) nella recente seduta del parlamento europeo.

Ma il miglior modo per ottenere questo esito non è quello di vestire i panni del “ganassa”. E neppure quello di usare gli sbarchi come diversivo rispetto alle promesse irrealizzabili (speriamo..) della campagna elettorale. Bisogna diffidare dei buonisti, ma anche dei cattivisti, per usare i termini di Antonio Polito sul “Corriere della Sera”.

 

Per intanto tra i 629 arrivi in meno di Salvini in una settimana e i 122.397 di Minniti in 48 settimane non c’è partita né sul piano dei numeri né soprattutto su quello della giustizia, dell’umanità e della costruzione di una nuova legalità internazionale. Ed eviti, il neo ministro dell’interno, la manovra già iniziata per intestarsi dei risultati di Minniti, parlando dei futuri contatti africani e dell’esame oltremare del diritto di asilo come di una sua nuova idea. Cerchi di passare, e gli auguro davvero di riuscirci, dalla propaganda alla vera azione di governo, che ha giurato di esercitare nell’esclusivo interesse della Nazione.

 

 

 

 

 

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