Chi ci salverà da Salvini? di Luciano Iannaccone


Matteo Salvini imperversa non solo con spregiudicatezza manovriera, ma anche con accorati messaggi agli elettori. Il suo spin doctor glieli confeziona bene e lui, quando necessario, li ritocca. Peccato che in altissima percentuale (quella stessa che ogni notte sogna di ricevere alle prossime elezioni) si tratti di quelle che una volta si definivano spudorate menzogne. Eccone tre veloci esempi:

 

1)“gli sbarchi riprendono a pieno ritmo”, ha detto almeno un paio di volte, l’ultima la sera di domenica 27 maggio, per denunciare che l’emergenze continua. Peccato che, per riprendere, vuol dire che si erano fermati o attenuati, ma lui non l’aveva mai detto. Peccato che alle otto di mattina del 28 maggio gli sbarchi del 2018 avessero riguardato in tutto 12.105 persone, di cui 7.899 dalla Libia, contro i 58.953 del 2017 (-79,47%): uno contro cinque. Peccato che nel fine settimana in questione gli sbarchi abbiano riguardato circa 1.500 persone contro gli oltre 8.000 del 2017. Peccato che nel secondo semestre 2017, da quando è entrato a regime il piano Minniti, gli sbarchi siano passati dagli oltre 110.000 del 2016 a poco più di 35.000, portando il totale 2017 a 119.369 sbarcati contro i 181.436 del 2016. I dati, da molti mesi, sono pubblicati ogni mattina dal Ministero dell’Interno e sbugiardano il mentitore seriale in felpa.

Certo, il piano Minniti ha bisogno di una collaborazione europea che manca nella misura necessaria: c’è bisogno di una serio piano di interventi sull’economia africana per diminuire le crisi in atto, occorre redistribuire in Europa gli aventi diritto all’asilo e gestire presso le ambasciate europee oltremare l’incontro fra domanda di lavoro europea ed offerta dei lavoratori africani, eliminando la piaga dei trafficanti e dei barconi. C’è necessità di dare maggiore sicurezza alle periferie ed ai piccoli centri italiani, impedendo a malintenzionati ed a sfaccendati di causare disagio e timore e cercando di rimpatriare a ritmi più sostenuti gli irregolari, che sono comunque lontani dai 500/600.000 sbandierati da Salvini e Berlusconi. Ma come si può negare in modo così spudorato il difficile e meritorio lavoro svolto dal governo uscente ed in particolare da Marco Minniti ?

 

2) Salvini si proclama difensore degli italiani contro i guasti dell’Euro. Ma qualsiasi piano di “liberazione dall’Euro” comporterebbe pressochè necessariamente la decurtazione e/o il consolidamento di almeno parte del debito italiano (per due terzi nella mani di banche, assicurazioni e famiglie italiane) in “rendita irredimibile”, come si chiamava. Cioè nel migliore dei casi centinaia di miliardi sottratti al risparmio degli italiani da parte di un debito pubblico vorace ed abnorme che è cresciuto per tanti abusi, compresi cospicui rimborsi elettorali irregolari alla Lega, di cui la giustizia ha perso le tracce. Non si sa cosa disprezzare (o temere) di più: l’analfabetismo economico di Matteo o l’astuzia senza scrupoli del medesimo che fa il pesce in barile, perché l’importante non è difendere il risparmio nazionale, ma vincere le elezioni, costi quel che costi ? E’ la stessa astuzia con cui  alzando la bandiera dell’orgoglio nazionale ha messo in piedi una rissa che gli permette per ora di non mantenere le tante promesse farlocche della campagna elettorale, che da sole sfascerebbero il bilancio pubblico. Prende per i fondelli chi l’ha votato e chiede riconoscenza e sostegno: un vero capolavoro.

 

3) Chiede la battaglia in Europa come se fosse solo lui a volerla. Come invece hanno chiarito in tanti, compreso Cottarelli al Quirinale dopo il conferimento dell’incarico, il problema è che di battaglie ce ne sono almeno due. Una quella di Salvini, Meloni e (a giorni alterni) Di Maio che, in nome della sovranità italiana, considerano un optional l’unione europea. Pensare che la Lega, circa vent’anni fa, sostenuta dai trecentomila fucili bergamaschi, legiferava nel parlamento padano per la secessione dall’Italia e l’ingresso della Padania nell’Unione Europea.

La battaglia seria è invece quella perché l’unione economica e monetaria trovi compimento in una vera unione politica. Perché le quote di sovranità così conferite all’Europa (unico modo per renderle effettive ed efficaci nel contesto mondiale) consentano il primato della politica sulle tecnostrutture (pure necessarie) nell’esercizio di una democrazia liberale al servizio di tutti i cittadini degli Stati convergenti in questo nuovo inizio dell’Europa. Una politica che, in presenza di bilanci nazionali in ordine, possa ad esempio sviluppare grandi politiche di investimento e di sviluppo, mobilitando risorse in forza di una comune garanzia. E consentendo a Paesi come l’Italia di aumentare i ritmi di crescita in modo significativo cumulando lo stimolo del bilancio nazionale, limitato dall’esigenza di conti in ordine e di debito percentualmente decrescente, a quello delle politiche di investimento e sviluppo europee. Questa è la vera strada da percorrere con tutte le nazioni europee disponibili, a partire dalla Francia di Macron. Il resto è inganno dozzinale, indegno del rispetto dovuto al popolo italiano. Per questo ha ragione Martina: Salvini è davvero “il nemico del popolo italiano.” Occorre capirlo prima che sia troppo tardi.

Luciano Iannaccone

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