Ecco il contratto veramente necessario, di Luciano Iannaccone


I 5 Stelle con Di Maio hanno proposto un “contratto alla tedesca” per un accordo di governo che ipotizzano soltanto con Lega o con PD, in alternativa. Non si tratta del primo contratto di questi ultimi tempi, perché già per le elezioni del 4 marzo ogni partito o coalizione ha proposto agli elettori un programma di governo su cui ha chiesto il voto.
Non dobbiamo dimenticarci però che, con i loro programmi, sia il centro-destra di Berlusconi e Salvini che i 5 Stelle a trazione Di Maio hanno stabilito un vero record assoluto nella storia della Repubblica: quello delle falsità, o bugie, menzogne , frottole, fandonie e balle o comunque le si voglia chiamare. Nel senso che hanno garantito progetti che, se realizzati, avrebbero portato stabilmente il deficit annuo italiano, secondo le simulazioni più caute, fra il 6% (5 Stelle) e l’8% del Pil (Centro-Destra) e quindi non solo alla violazione patente dell’art.81 della Costituzione e all’uscita dall’Europa e dall’euro, ma alla insolvenza dello Stato Italiano. Infatti, per poter sostenere tale deficit senza aumentare insostenibilmente il debito, ma anzi riducendolo significativamente come peraltro categoricamente promesso, i nostri eroi avrebbero dovuto promuovere da subito ritmi di crescita cinesi, cosa al di là di ogni possibilità.
Quindi entrambi gli schieramenti, uniti ai due piccolissimi partiti della sinistra, hanno portato il 75% dei votanti a scegliere la strada (per ora fortunatamente ancora ipotetica) della bancarotta e della decadenza nazionale. Per quanto l’ignoranza sia purtroppo al potere, non possiamo credere che non sapessero quale contratto suicida proponessero agli elettori: quindi si deve ritenere che l’abbiano fatto per prendere i voti del maggior numero possibile di cittadini. Quanto a questi ultimi, pur ammettendo una certa dose di dabbenaggine, si può legittimamente pensare che abbiano contato sulla possibilità che almeno un po’ di promesse sarebbero state mantenute.
Un record assoluto di bugie, falsità ed altri sinonimi, per porre rimedio al quale il vero contratto onesto e necessario fra i partiti e con i cittadini dovrebbe consistere in un semplice assunto: da queste momento basta con le frottole. Certo, tutti sappiamo che nei rapporti politici astuzia e dissimulazione sono armi del mestiere: ma cessino nei programmi di governo, perché non è più tollerabile questo super raggiro ai danni dei cittadini e dell’intero Paese.

Occorre riconoscere che in un certo senso i 5 Stelle si sono già portati avanti su questa strada, perché varie dichiarazioni di Di Maio, ed in particolare l’intervista a “La Repubblica” del 7 aprile, lasciano chiaramente intendere una estrema flessibilità sul programma, magari per raccontare poi agli elettori che è stato l’alleato di turno a tarpare le ali a tante promesse e speranze. Dall’Europa, in cui (pare) ci si avvicini alla rifondazione macroniana, al reddito di cittadinanza, che ora sembra rifluire nella misure di contrasto alla povertà, e quindi al potenziamento al reddito di inclusione promosso dal governo uscente. Il fatto è che preme soprattutto andare al governo con Di Maio presidente del consiglio e con qualche misura simbolo sia parlamentare, abolizione dei vitalizi pregressi in testa, sia governativa. Non fa un bel vedere questo trasformismo votato solo al potere, come se “la repubblica dei cittadini” consistesse soltanto nella bandierina del “nuovo” e soprattutto dei nuovi arrivati piantata sulle istituzioni, ma questo passa il convento.
Diversa è la situazione nel centro-destra, dove il comunicato dell’incontro Berlusconi-Salvini-Meloni dell’8 aprile ad Arcore parla di impegno a realizzare “i principali punti del programma”. Come sia conciliabile il ribadito impegno europeista di Berlusconi e Tajani con il “non vedo l’ora” di Salvini su abolizione della Fornero, “flat tax”(al 15% ?) e quant’altro, rimane un insondabile mistero. Certo Matteo rimane un incorreggibile bugiardo, il Cristiano Ronaldo che anziché palloni rovescia in rete panzane. Un solo esempio fra i tanti: il 5 (nelle dichiarazioni al Quirinale) ed il 6 aprile ha ripetuto che occorre “bloccare gli sbarchi che stanno riprendendo”. Significa che erano diminuiti, ma lui non l’aveva mai detto, e che sono ripresi, cosa falsa. Infatti, dopo che nel secondo semestre del 2017, grazie all’azione organica di contrasto all’immigrazione illegale promossa da Minniti, gli sbarchi avevano registrato poco più di 35.000 arrivi contro i 100.000 del 2016, dal 1 gennaio al 6 aprile 2018 sono sbarcati in 6.686 contro i 25.098 del corrispondente periodo del 2017:
per l’esattezza 4182 in gennaio,1065 in febbraio, 1049 in marzo, 388 nei primi sei giorni d’aprile. Se e quando aderirà anche lui al contratto anti-frottole, sarà di stretto obbligo un “Te Deum”.

Il PD, invece, non ha tanto bugie collettive da cui emendarsi, quanto reticenze e ritardi gravi da cui affrancarsi: sia in campagna elettorale (soprattutto da parte della sinistra del partito) che adesso. I quattro punti programmatici elencati da Martina al Quirinale sono validi per una battaglia parlamentare sui contenuti, ma devono essere comunicati nel modo più convincente ai cittadini. Tra essi manca poi un serio e non rituale impegno alla semplificazione burocratica, a partire da quella fiscale ed aziendale, ministeriale e locale, su cui i 5 Stelle stanno suscitando interesse. E anche da tagli motivati alla spesa pubblica corrente, che presenta privilegi e criticità soprattutto nei “rami alti” e negli organi costituzionali, che non si riduce al taglio dei vitalizi pregressi (perché non proporre il ristabilimento permanente del tetto alle retribuzioni apicali, iniziato da Renzi ?) e che non può essere lasciata alla iniziativa dei 5 Stelle. E occorre iniziare subito, se possibile già nell’assemblea del 21 aprile, a delineare e costruire la propria partecipazione protagonista all’articolato movimento per la rifondazione dell’Europa, evento sia istituzionale che di partecipazione popolare che si esprimerà nel voto europeo della primavera 2019 (e che potrebbe avere nel Consiglio europeo di fine giugno una prima tappa).

Tornando in conclusione al contratto veramente necessario che qui si è proposto, il suo eventuale adempimento non sarebbe vittoria di civiltà, perché troppo in avanti si è spinto l’abuso delle frottole. Ma almeno l’abbandono della più spudorata sfrontatezza.

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