Quella sinistra che non vuole capire e fa perdere, di Luciano Iannaccone


 

 

Il senatore Toninelli ha pontificato nel coro che grillino che chiede la convergenza dei partiti sul governo 5 Stelle: così “avremo la terza repubblica, la prima dei cittadini italiani”. Settant’anni di Repubblica Italiana ringraziano commossi l’illustre statista, rispolverando (“si parva licet componere magnis”) la pasquinata di Trilussa che accolse Hitler a Roma ottant’anni fa: “Roma de travertino, rifatta de cartone, saluta l’imbianchino suo prossimo padrone”.

Scherzi a parte, come è possibile che ci siamo ridotti ad ascoltare queste impertinenti asinerie, molto più   pericolose di qualche ristretto convegno dell’estrema destra ? Asinerie alla luce della storia nazionale, ma molto utili ai persuasori occulti a cui danno voce Di Maio e soci: accanto alle mirabolanti promesse ci sta bene il richiamo al governo diretta espressione di tutti i cittadini, portavoce della loro volontà senza corrotte mediazioni politiche. Non importa se poi queste volontà la stabiliscono in rete poche decine di migliaia di persone: anzi, dovrebbero stabilirla, perché l’esito viene elaborato e diffuso senza alcun controllo da una società privata.

 

Più in generale, l’importante vittoria elettorale di 5 Stelle e Lega è stata giustamente spiegata sia con le mirabolanti promesse di grillini e centro-destra, destinate ad essere in gran parte deluse, sia con la capacità di entrambi gli schieramenti di collegarsi con il disagio sociale. E con la difficoltà del Pd di fare altrettanto su quest’ultimo punto, dove pure l’azione di governo era stata valida, promuovendo la ripresa, l’occupazione, gli investimenti e introducendo per la prima volta in Italia il reddito di inclusione, una misura generale di contrasto alla povertà.

 

Determinante in negativo è stata la persistente mentalità di una certa sinistra, che vorrei mostrare in particolare all’opera davanti al grande problema delle migrazioni e degli sbarchi. Do per conosciuto il quadro generale: l’immigrazione illegale via mare e a rischio naufragio, che ha coinvolto sia rifugiati in fuga dalla guerra che migranti economici  in numero crescente ed incontrollabile a partire soprattutto dal 2014, l’attività criminale dei trafficanti, la difficile gestione dell’accoglienza,  della percezione di insicurezza, delle richieste di asilo, del rimpatrio dei non aventi diritto all’asilo in base al diritto internazionale.

 

Quando Marco Minniti è diventato nel dicembre 2016 ministro dell’interno, è stata rapidamente elaborata una chiara linea operativa: ridurre fino ad eliminare i flussi illegali, legati all’attività criminale dei trafficanti, e riconoscere il diritto di asilo, se esistente, prima del conseguente ingresso in Italia. Per quanto riguarda i migranti economici, una volta eliminati i viaggi dei barconi e dei gommoni, consentire l’ingresso legale solo come conseguenza dell’eventuale incontro tra domanda ed offerta di lavoro, gestito nelle ambasciate italiane. Per raggiungere questo obbiettivo, intervenire sui flussi migratori gestiti dai trafficanti, sia nei Paesi a sud della Libia che nella stessa Libia del sud, attraverso gli opportuni accordi internazionali, e sulle coste, attrezzando la guardia costiera libica per bloccare la partenze. Centrale un  vero piano di investimenti europeo per creare sviluppo e lavoro in Africa. E in Italia non solo coniugare accoglienza, solidarietà e sicurezza dei cittadini, ma anche riorganizzare il soccorso in mare per impedire di incentivare e favorire lo sporco gioco dei trafficanti

 

Questo programma, conforme al diritto internazionale, indispensabile visto il crescente disagio sociale italiano e delicato, perché bisognava evitare la morte in mare di naufraghi non soccorsi, ha avuto e sta avendo progressivamente un esito positivo insperato. Gli sbarchi sono scesi da 181.436 nel 2016 a poco più di 119.000 nel 2017, con una diminuzione record nel secondo semestre, quando i 100.00 arrivi del 2016 sono scesi a poco più di 35.000 nel 2017. Dal 1 gennaio al 9 marzo del 2018 sono sbarcati in 5.457 contro i 15.843 del corrispondente periodo del 2017. Ogni giorno, sul sito del Ministero, un  cruscotto statistico fornisce i dati aggiornati. Sono aumentati i rimpatri e le espulsioni per quanti non hanno titolo al riconoscimento del diritto d’asilo, come pure i ricollocamenti dei rifugiati in altri Stati europei ed i rimpatri agevolati dei migranti dalla Libia nei Paesi d’origine. In Italia è iniziata la riorganizzazione dei centri di accoglienza e di quelli di espulsione, la velocizzazione dell’esame delle richieste di asilo e nel frattempo l’avvio a lavori socialmente utili che sottraggano all’ozio e ai suoi rischi, un maggior controllo del territorio per rispondere ad esigenze di umanità, ma anche di severità e di sicurezza. Il lavoro per sconfiggere i flussi illegali non è finito, ma molto è stato fatto e si sta facendo.

 

Se questi risultati fossero stati ottenuti da un governo del centro-destra o dei 5 Stelle, ci sarebbe stata da tempo una poderosa e capillare propaganda “urbi et orbi”, soprattutto in campagna elettorale, per vantare i risultati ottenuti. Perché non è successo per il lavoro guidato da Marco Minniti ? Perché troppi nella sinistra, anche dentro il Pd, hanno storto il naso. Per loro i migranti erano e sono da accogliere tutti, a prescindere, e chi non la pensa come loro è un mezzo fascista. Non importava che questo atteggiamento creasse il business per gli inumani trafficanti ed aspettative che volgono in tragedia per i migranti. E neppure il fatto che il costo complessivo annuale di gestione e accoglienza dei migranti fosse  un multiplo rispetto alla somma, pure importante, stanziata dal governo Gentiloni per il reddito di inclusione, la prima misura generale in Italia di contrasto alla povertà. Fa più tendenza, nei salotti lontanissimi dal disagio sociale, dare a Minniti dello sbirro che comprendere gli abitanti dei piccoli e grandi centri alle prese con la sensazione di insicurezza e anche con la paura e convinti di assistere non raramente ad ingiustizie.  Questi sentimenti vanno capiti e rispettati in un dialogo costruttivo, non demonizzati.

La logica dappoco ma militante di questa sinistra ha purtroppo intimidito, nel centro-sinistra, anche chi non la pensava come loro, cosicchè è praticamente mancata la forte valorizzazione, da parte del Pd e dei suoi alleati, dell’impegno di Minniti. Solo episodicamente si sono documentati i risultati ottenuti  ed hanno così avuto via libera le calcolate sciocchezze di Berlusconi e Salvini sui cinquecento o seicentomila clandestini da espellere, per sminuire i risultati del governo, quando i numeri sono ben diversi e si stanno ulteriormente riducendo perchè un lavoro serio è in corso.

 

Quanto hanno pesato nel voto il problema migranti, la percezione di insicurezza e anche di ingiustizia sociale nel confronto fra le risorse dedicate alla povertà italiana e quelle assorbite dall’accoglienza internazionale ? Sicuramente molti punti percentuali che hanno premiato Salvini, il quale, pur con inaccettabili strumentalizzazioni e proposte irrealizzabili, poteva invocare il rispetto del diritto internazionale senza venir contraddetto dalla massiccia diffusione di dati inoppugnabili che mostrassero che era proprio quello che, nelle circostanze date, si stava facendo. E perché ad esempio il Pd non ha proposto al governo che fosse destinato al reddito di inclusione quanto è e sarà progressivamente risparmiato per minori numeri e conseguente minor costo dell’accoglienza ?

Ha pesato la subalternità ad una sinistra che vuole solo parlare di diritti e quasi mai di doveri e che, ad esempio, sembra aver occhi solo per “i diritti civili negati” e si cura poco o punto della povertà e del disagio silenzioso di tanti anziani e di tanti giovani. E’ la stessa sinistra che, commentando il dato elettorale ed il successo della Lega, parla di un voto di “egoismo proletario” a una coalizione “ferocemente di destra”. Se prevale questa logica di disprezzo e di distacco dallo storico elettorato del centro sinistra, staremo freschi. Non è degno di un Paese civile e di un vero progressismo  guardare in modo strabico solo in una direzione: i diritti sociali, compreso quello alla sicurezza, ed i diritti civili devono marciare insieme per un futuro possibile e migliore. Riuscirà il centro sinistra a rifiutare la subalternità ad una logica vecchia e perdente ? Forse, fra tanti populismi verbali e tante riserve mentali, il popolo non sarà di moda, ma è il soggetto della Costituzione italiana.

 

Luciano Iannaccone

 

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