IL PROGRAMMA DI GOVERNO DEI 5 STELLE di Luciano Iannaccone


 

 

Stefano Ceccanti | landino.it

I 5 Stelle hanno presentato per tempo il loro programma di governo sul proprio blog. In una situazione difficile come quella italiana non ci si può prendere il lusso di trattarlo sbrigativamente e in modo pregiudizialmente negativo: fosse anche proposto dal diavolo, andrebbe esaminato nel merito. E i 5 Stelle, fra le tante accuse, non hanno finora ricevuto quella di essere una diretta emanazione del Maligno: quindi a maggior ragione hanno  diritto ad essere presi sul serio

Il programma, “venti punti per la qualità della vita degli italiani”, tocca molti temi e proposte, pur scendendo raramente nello specifico e restando quindi spesso semplice enunciazione. Qui cercherò di esaminarlo sinteticamente e, dove la semplice enunciazione risulta inaccettabile, lo rileverò. L’impressione è che tocchi molti punti centrali per la vita ed il futuro degli italiani; lo fa in modo sostanzialmente eclettico, e questo può non essere un difetto. L’impostazione generale sembra essere quella di raccogliere attese e domande largamente presenti nella società italiana, ma il rischio è  di propugnare ripetutamente tutto e il contrario di tutto: il contrario di un programma di governo.

Per limitarmi ad un solo esempio al riguardo, al punto cinque si legge: “inversione dell’onere della prova: il cittadino è onesto fino a prova contraria”. Non si può che rallegrarsi del superamento del  giustizialismo tante volte esibito dai 5 Stelle, anche se l’ “inversione dell’onere della prova” è una conversione solo loro, non del dettato costituzionale da essi ignorato. Ma come si concilia il punto cinque con il tredici, dove si propugnano gli “agenti sotto copertura” cari al (buon) Davigo, cioè agenti in incognito che tentano, fingendo di corromperlo o concuterlo, il pubblico funzionario o l’operatore economico, per poi accusarlo di aver ceduto al delitto ? Oppure è la “prova contraria” a cui viene sottoposto? A me sembra una cosa mostruosa, degna dei peggiori crimini dell’Inquisizione. E, sempre al punto tredici, accanto ad altre proposte giustizialiste, “intercettazione informatiche per i reati di corruzione”, che significa dare la possibilità di moltiplicarle all’infinito, in contrasto con il recente tentativo governativo di limitarle il più possibile per rispetto dei cittadini. Insomma, si solidarizza sia con i cittadini colpiti dal giustizialismo di certa opinione pubblica e di certa magistratura dell’accusa, che con il giustizialismo stesso. Può  un programma far questo? Credo proprio di no, “per la contraddizion che nol consente”.

Molte proposte sono ovvie, ma anche giuste: stop alla giungla di leggi, meno burocrazia, green economy, riduzione della durata dei processi, certezza del processo e della pena, ma occorrerebbe qualche indicazione in più sul come concretamente attuarle, visto che tanti le ripetono da anni. Per esempio è inutile l’ennesima denuncia  contro la patologia burocratica, se non si dice qualcosa sulla dinamica che l’alimenta e sulla strada per combatterla.

Anche altre proposte sono in parte condivisibili, ma irricevibili perché prive delle indicazioni quantitative con cui attuarle e delle relative coperture finanziarie: le pensioni di cittadinanza, la riduzione delle aliquote irpef (di quanto?), del cuneo fiscale e dell’Irap per le imprese (idem), il “superamento della legge Fornero” quanto costano e con quali risorse saranno sostenute ?

Una novità importante e positiva è la scomparsa del reddito di cittadinanza nella versione del sussidio che disincentiva la ricerca del lavoro. Diventa “reddito di cittadinanza: rimettiamo l’Italia al lavoro” con l’incontro fra domanda ed offerta e la riforma dei centri dell’impiego e ricalca così senza variazioni le politiche attive del lavoro proprie del job act (e in faticoso decollo). Il “Superamento della cosiddetta buona scuola” è in realtà la “buona scuola”: è così difficile dire che in due punti si condivide il lavoro avviato dal governo sostenuto dalla parte politica avversa ? E non solo su questi due punti, ma anche su investimenti nelle nuove tecnologie, nelle infrastrutture materiali ed immateriali, nei settori strategici.

Potrebbe essere significativa la proposta di una piattaforma e-commerce per i prodotti “made in Italy”, nel mondo, che si inserisce sulle iniziative di categoria e governative già in corso. Come pure

 

 

 

 

 

i “17 miliardi per aiutare le famiglie con figli”, sul modello francese, simile ad analoga proposta annunciata dal PD, in continuità con “gli ottanta euro” ed un costo intorno ai dieci miliardi.

 

Un discorso a parte richiede la “riduzione del  rapporto debito pubblico/Pil di 40 punti in 10 anni”, grazie in particolare a “maggiori investimenti pubblici in deficit ad alto moltiplicatore e con maggiore occupazione”. Se la riduzione percentuale del debito è tutta da vedere, l’altissimo deficit è più che certo, visto che nel programma, a parte le maggiori spese o minori entrate indicate o ricavabili dagli obbiettivi indicati, ve ne sono di ingenti non monetizzate: riduzione irpef, irap, cuneo fiscale, superamento della Fornero, spese di investimento e altro ancora. E visto che i “tagli agli sprechi ed ai costi della politica” (meglio: delle istituzioni) invocati dal programma 5 Stelle li vogliamo tutti, ma non ammontano certo a “50 miliardi”. Quindi un deficit non solo vertiginoso ( ad occhio superiore al 5% del Pil) ma insostenibile sia in termini finanziari che in relazione  ai trattati europei. Per ridurre il debito di 40 punti in dieci anni ci vorrebbe poi ogni anno un aumento del Pil nominale, fra incremento del Pil ed inflazione, vicino al 10% e equivalente a quella cinese: bella e impossibile. Per questo David Carretta ha scritto: “Con il programma di Di Maio (ma non solo) non serve il referendum sull’euro: l’Italia esce senza  voto popolare causa default”.

 

Ironia a parte, quella dell’Europa è l’assenza decisiva nel programma dei 5 Stelle: si vuole mantenere una posizione ondivaga, perché si considera l’Unione europea un vincolo e non un’opportunità irrinunciabile. Pensano davvero i nostri amici 5 Stelle che si possano affrontare i problemi della sicurezza, delle migrazioni, dell’ambiente, degli investimenti strategici, del lavoro senza la sovranità comune dell’Europa dispiegata in sfide in cui la sovranità nazionale è ormai impotente ?

 

Concludendo questo esame necessariamente sommario, ci sono anche cose buone in questo programma, che nascono dal comprensibile desiderio di parlare a più cittadini italiani possibili. Sono aperture positive e c’è da augurarsi che volgano sempre di più ad una visione larga e non settaria della società italiana, resistendo al rischio di bruschi dietrofront di stampo giacobino.

Ma ci sono due elementi che pesano come macigni: il primo è che i 5 Stelle partecipano in prima fila al festival delle “promesse da marinaio” di questa campagna elettorale, che supera ogni record  ed al momento ha tre alfieri: il centro-destra, i 5 Stelle ed anche i Leu, specialisti soprattutto nella volontà di cancellare i provvedimenti ed i risultati positivi dei governo Renzi e Gentiloni. Non è ancora definito e reso pubblico il programma PD e vogliamo sperare che si sottrarrà a questa cuccagna. Il secondo macigno, come accennato più sopra, è la scomparsa del tema dell’Europa e della necessità per l’Italia di posizionarsi nel suo nuovo inizio: volontà di tenersi le mani libere ? E’ probabile, ma non responsabile davanti ai cittadini italiani.

Si prenda comunque atto che i 5 Stelle, nel tentativo di massimizzare i consensi, pur non rappresentando una proposta credibile, hanno su alcuni temi un atteggiamento più aperto. Non è moltissimo, ma è pur sempre qualcosa. Purchè duri.

 

Luciano Iannaccone

 

 

Leave a Comment