Il PD, le banche e i miti della repubblica


Nella vicenda Visco convivono più dinamiche. Il posizionamento elettorale, non lasciamo campo libero al populismo grillino e leghista; il conflitto interno al PD, Renzi ha perso il referendum e vinto le primarie ma non tutti nel PD sono per così dire d’accordo; l’irrisolto equilibrio fatto di autonomia e di controllo tra banche, politica e regolatori indipendenti. Una situazione velenosa che mette Renzi nella condizione obiettiva di dover giocare all’attacco. Ma la spiegazione strutturale non rende inutile una riflessione sugli argomenti (sovrastrutturali) che sono stati giocati in queste ore da molte parti. Anche perché quello che colpisce rapidamente l’osservatore è l’assoluta omogeneità degli allineamenti scattati a commento della mozione del PD. Da una parte i da sempre tiepidi cerchiobottisti delle riforme. Dall’altra chi ha tentato di scardinare il quadro invecchiato delle istituzioni politiche per traghettare la Repubblica verso un assetto più moderno.

Al solito, a maggior ragione quando abbiamo a che fare con sovrastrutture, la discussione si alimenta di miti. Questa su Visco e il PD vive di tre miti: il mito costituzionale della neutralità, il mito amministrativo dell’indipendenza, il mito economico della regolazione. Maneggiando questi miti si fa di Visco un martire dell’autonomia di Bankitalia. Non entro nel merito – è evidente che lì c’è stato più di un problema tra vigilanza, politica e sistema bancario in cui la prima non è l’unica responsabile – ma un ripasso dei tre miti potrebbe far bene anche per altre questioni.

Il mito della neutralità. La nomina del governatore è in mano al Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri. Difficile immaginare che l’ombra lunga dell’indirizzo politico resti fuori dalla porta. Solo credendo al mito del potere neutro come essenza dei poteri del Presidente della Repubblica ci si può convincere che quando il Parlamento osa occuparsi di Bankitalia fa un’invasione di campo.

Il mito dell’indipendenza. Bankitalia è un’autorità amministrativa indipendente per eccellenza. Ma indipendenza non coincide con divieto di rispondere dell’esercizio dei propri poteri. Indipendenza significa autonomia tecnica e distanza protetta dal circuito dell’indirizzo politico di maggioranza. Indipendenza significa che la discrezionalità politica si esaurisce nello spazio temporale che sta prima della nomina e che termina nel momento del conferimento dei poteri al regolatore, monocratico o collegiale che sia. Esattamente lo spazio temporale nel quale è caduta la mozione parlamentare del PD.

Il mito della regolazione. La regolazione indipendente è un concetto di carattere normativo, è un dover essere. Nella realtà la cattura del regolatore da parte degli interessi regolati, altro che del PD, è uno dei problemi della regolazione. Per evitare la cattura esistono diversi marchingegni istituzionali ma non c’è dubbio che l’accountability pubblica sia tra i più efficaci. Non basta la liturgia delle considerazioni di ogni 31 maggio. Nessuna indipendenza è assoluta, ad ogni potere corrisponde una responsabilità.

Tre miti che sommati alla scarsa consuetudine delle istituzioni politiche italiane con la pratica del pubblico scrutinio rendono ingiustificabile, deplorevole, inconcepibile la mozione del PD. Abbiamo mai visto una seduta o letto le trascrizioni del comitato del Senato americano che valuta le nomine del Presidente? Abbiamo mai considerato quanto sia impietosa, maliziosa e velenosa la condotta dei senatori? A beneficio però delle capacità dei nominati di far emergere la loro reale competenza e indipendenza. So benissimo che ci troviamo di fronte ad un diverso sistema costituzionale. E anche che parlamento e governo stanno in posizione reciproca assai differente in un sistema dualista come quello Usa rispetto a un sistema parlamentare monista come quello italiano. Nel primo Presidente e Congresso sono due cose distinte che si fronteggiano e si accordano. Nel secondo governo e sua maggioranza parlamentare sono una cosa sola. Lo so ma il punto non cambia.

Abbandoniamo i miti e cerchiamo di stare attenti alla realtà delle cose. Diffidiamo della neutralità quando si parla di poteri politici. E diffidiamo di chi si straccia le vesti per un presunto sbrego costituzionale a danno dei risparmiatori.

Giorgio Armillei

1 Comment

  1. Luca Diotallevi ha detto:

    Avrei aggiunto qualcosa sulle responsabilità di Renzi e sul conflitto di interesse della Boschi, ma concordo totalmente!
    Bravo!

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