Consumi, ambiente e povertà


Non tutti hanno la percezione che senza la sostenibilità, il rispetto e la giustizia ambientale, non ci potrà mai essere giustizia sociale.
 
I nostri comportamenti rischiano, e lo hanno già iniziato a fare, di distruggere gli ecosistemi, determinando sconvolgimenti ecologici mai visti, con conseguenze drammatiche per tutti noi ed in particolare per i più poveri.
 
Come ricorda il Papa, gli impatti più catastrofici si avranno innanzitutto sui Paesi in via di sviluppo.
 
Molti poveri vivono in quelle zone  del globo maggiormente colpite dai fenomeni connessi al riscaldamento globale, fenomeni che mettono in seria discussione i mezzi di sostentamento, quali la pesca, l’agricoltura e le risorse forestali, di intere etnie e popolazioni.
 
Il nostro è un mondo nel quale, lo scorso anno, otto persone, possedevano 426 miliardi di dollari, cioè la stessa ricchezza dei 3,6 miliardi di persone più povere del mondo.
Tutto ciò accade in dispregio di un miliardo di persone (se ne contano 520milioni in Asia, 243 milioni in Africa, 42 milioni in America Latina) che fanno la fame e i milioni di poveri che, ogni anno, muoiono per mancanza di acqua e di cibo (ogni anno muoiono 3 milioni di bambini). 
Continuare con questo livello di emissioni di CO2, in Africa ad esempio, potrebbe determinare alla fine del secolo, un incremento della temperatura di circa 7 gradi centigradi con effetti devastanti quali la desertificazione di tre quarti del continente africano.
 
Se a ciò si aggiunge il fatto che entro trent’anni la popolazione africana raddoppierà (la stima è di 2,5 miliardi), si può immaginare quale esodo biblico,  dovranno affrontare e risolvere le generazioni future. 
Un esodo che è già iniziato non solo con i rifugiati politici, ma anche e sopratutto con i migranti economici che spesso risultano essere “profughi climatici”, anche se l’Onu non li riconosce come tali.
 
L’opera devastante dell’uomo, com’è tristemente noto, determina anche il progressivo ridimensionamento dei ghiacciai, del flusso d’acqua da essi determinato e quindi, la conseguente riduzione progressiva della sua disponibilità globale. Non è certamente un caso che le multinazionali dell’acqua fanno di tutto per mettere le mani sul “petrolio” del futuro detenendo così il possesso della prima fonte di vita e quindi della condizione indispensabile per esercitare gli altri diritti umani in piena dignità. 
 
E’ necessario mettere in discussione questo modello di Sistema economico-finanziario che uccide i poveri e distrugge il pianeta Terra.
 
Nell’era dell’Antropocene, iniziata due secoli fa con la rivoluzione industriale, bisogna comprendere che il processo di innovazione e diffusione dei modelli di produzione e di consumo , accelerati dalla tecno-scienza,  non bastano più per trovare soluzioni che recuperino il rispetto della natura e dei nostri simili. 
 
Per progredire e continuare a vivere ci vogliono uomini e donne all’altezza dei tempi, non tanto super-intelligenza artificiali né super-robot, ma la semplice intelligenza umana che possa riconoscere le immense contraddizioni alle quali siamo esposti e tramite la solidarietà e la ricerca scientifica riesca a invertire un trend che conduce inevitabilmente alla catastrofe.
Uomini e donne capaci di custodire, cioè di curare  quella che Francesco – nel suo Cantico delle Creature – chiamò “Sora nostra madre Terra” (sorella e madre….).
 
Dobbiamo abbandonare la cultura individualistica ed abbracciare un umanesimo integrale come via per affrontare le sfide della condizione umana attuale. Solo dialogando e alleandosi con tutti gli uomini di buona volontà si potrà riequilibrare quello che Gunther Anders chiamava “dislivello prometeico” tra sistemi tecnici e tecnologici sempre più innovativi ed avanzati e la fragilità e la contraddittorietà della vita umana. Dobbiamo trovare il modo per la ricomposizione della dimensione personale con la cura del contesto in cui viviamo, dei sistemi tecnologici ed economici con l’ecosistema.
 
La consapevolezza di essere in grado di poter manipolare la natura e la vita, dà all’umanità e sopratutto ai potenti della Terra, una responsabilità senza precedenti.
Sta a noi non distruggere la Terra e con essa l’uomo.
 

Le aziende più “illuminate” ed i Paesi più avanzati, come ad esempio quelli scandinavi, hanno compreso che la sostenibilità, il rispetto dell’ambiente e delle persone – ad iniziare dai propri dipendenti per le aziende e del prossimo per tutti noi – producono non solo eticità e comportamenti virtuosi, ma anche maggiore fatturato, maggiori utili e maggiore qualità dei prodotti e dei servizi, con conseguente apprezzamento da parte dei consumatori che acquistandoli migliorano la propria e l’altrui vita, rispettando anche le generazioni future, fino alla fine dei tempi.

Pietro Giordano | landino.it

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