Un testo di Luciano Iannaccone sul M5S


 

IL VERO PRIMATO DEI 5STELLE: HANNO INVENTATO

LA PIU’ SGANGHERATA OLIGARCHIA DELLA STORIA

 

Le forme di governo oligarchiche (intese in senso lato) hanno conosciuto e conoscono una indiscutibile fortuna nella dottrina politica. In particolare quelle in cui la selezione avviene sulla base di criteri meritocratici ( il governo collegiale “dei migliori”) e/o attraverso una investitura popolare. Tra gli altri anche Calvino era propenso a ritenere un collegio di persone qualificate come la miglior forma di governo sia nella società civile che nella comunità ecclesiale, perché evita i rischi del potere monocratico o di quello democratico, cioè gestito direttamente da tutti. Dal consiglio degli anziani delle tribù a moderne forme di elezione dei rappresentanti popolari varie sono le modalità con cui “oligarchie” sono state investite di   un  potere (generalmente in senso derivato e non originario), comprese le discutibilissime forme di sostanziale autonomina  che vanno dai trenta tiranni ateniesi ai capi giacobini ai soviet nella Russia del 1917. Fondamentale appare quindi la questione della legittimazione del potere oligarchico.

Oggi in Italia ci troviamo di fronte a quella che è forse la più sgangherata struttura oligarchica della storia, che ha visto  la luce con i riti del movimento 5stelle.

Qui l’oligarchia ha tre livelli: al primo ci sono gli iscritti che attraverso la piattaforma Rousseau votano sia per le scelte programmatiche che per eleggere i propri rappresentanti, che dovrebbero essere soltanto i portavoce delle scelte programmatiche  votate dagli iscritti. Questi ultimi, oggi circa 140mila di cui meno di 38mila hanno votato per la recentissima elezione del “capo politico” del movimento, dovrebbero essere quindi gli oligarchi, che devono (o dovrebbero) decidere tutto quello che c’è da decidere. A quale titolo ? Quello di essersi iscritti al movimento e di rappresentare finalmente, grazie alla rete, l’inizio della democrazia diretta.

Al secondo livello troviamo i “portavoce”, eletti a tal fine alle assemblee parlamentari ed ai consigli regionali e comunali: ma dai loro frequenti contrasti capiamo che la voce che portano va interpretata, ed ognuno lo fa a modo suo.

Al livello di vertice siedono Grillo, fondatore o co-fondatore, Casaleggio jr, figlio dell’altro co-fondatore ed erede della “macchina-azienda” che organizza,  registra e certifica (senza alcun controllo democratico)  voti, vita e scelte del movimento, ed infine ora anche il buon Di Maio eletto “capo politico”. Rispetto ai triumvirati dell’antica Roma il livello pare essersi un po’ abbassato ed inoltre stride il fatto che uno dei tre sia per diritto ereditario al vertice ed anche gestore della “cassa”.

Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro (al peggio non c’è limite), ma la situazione presente appare, ad esser buoni, più che zoppicante. Ci si dirà che è il voto del corpo elettorale a dare o meno forza e legittimazione a questo movimento e alle sue proposte. Saremmo di fronte ad un tentativo “in progress” di democrazia diretta, di cui gli strumenti oligarchici sono al servizio. Ma tanti interrogativi inquietanti  nascono, visto anche che sono gli oligarchi di vertice a decidere su cosa far votare la base e su cosa no.

Abbiamo rispetto per le più convincenti forme oligarchiche, ma quella dei nostro amici pentastellati ci sembra la più sgarrupata e pericolosa. Finora abbiamo visto le decisioni inappellabili di Grillo, i contrasti ed i litigi che hanno anche portato a consistenti uscite dai gruppi parlamentari, parole d’ordine mutevoli e tanta distanza tra i proclami e i fatti. In definitiva, sotto le bandiere della democrazia diretta, ci sono due livelli oligarchici sottoposti in ciò che più conta alle decisioni dei capi supremi. Un equilibrismo multistrato che è la veste della tentazione più antica e pericolosa del mondo: il potere senza controllo. E’ questa  la vera  democrazia? “Ma mi faccia il piacere..”, avrebbe detto Totò.

 

Luciano Iannaccone

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