Per il nuovo cattolicesimo democratico. FUCI Bari 1989. Conclusioni Presidenza


Tavola Rotonda
Per il nuovo cattolicesimo democratico

Conclusioni della Presidenza Nazionale

Compito di questo ultimo intervento dovrebbe essere quello di trarre le conclusioni del dibattito della mattinata e, poiché siamo alla fine, tracciare alcune sintetiche valutazioni sul significato che ha assunto, giorno per giorno nello svolgersi delle sue varie parti, questo 49º congresso.

L’ impresa ovviamente è impossibile e non è il caso di cimentarsi in essa. E’ necessario infatti lasciare che i contenuti e le suggestioni restino come patrimonio da approfondire nei prossimi mesi, come prosecuzione della ricerca
che abbiamo intrapreso qui a Bari, consapevoli che c’è molto filo da tessere e non spetta a noi pretenderne il monopolio.
Sarà il caso allora di soffermarsi su di un gruppo di questioni assai delicate e dibattute, che certamente non esauriscono nemmeno il numero di quelle emerse durante la tavola rotonda, ma che ne comprendono il quadro generale
.
Sinteticamente: quale può essere l’impatto delle trasformazioni del sistema politico italiano sull’esperienza e sull’impegno civile dei cattolici?

Quelle che seguono sono perciò alcune riflessioni sparse della cui insufficienza ci scuserete.
E’ bene intanto dire, a scanso di ogni equivoco, che non siamo stati noi a riaprire una riflessione su fede e politica.
Innanzi tutto perché questo è un tema sempre aperto e, per sua
stessa natura, mai risolto, ma anche perché nell’attuale situazione del mondo cattolico l’argomento è oggetto di un
già fiorito dibattito in molte comunità ecclesiali locali. Segno evidente di questa attenzione sono le oltre centoventi scuole di formazione alla politica apertesi negli ultimi due anni in moltissime diocesi italiane.
Non siamo perciò noi ad avviare il dibattito. Ciò che ci sta a cuore, che caratterizza il nostro percorso formativo di
associazione ecclesiale, è quello di non abbandonare una tale problematica alla estemporaneità ed alle semplificazioni preconfezionate, ma di condurre un ragionamento complessivo
.
Ciò fa del resto parte di un’antica tradizione della Fuci, che ha sempre cercato di mettere a fuoco direttrici di ricerca
piuttosto che di passare il tam tam di parole d’ordine definitive. Crediamo, in particolare, che la nostra attenzione alle trasformazioni della politica si sia sempre distinta per lavolontà di privilegiare un’indagine complessiva sulla democrazia. Da Aldo Moro abbiamo appreso ad intendere l’evoluzione della democrazia come un processo che necessita di un continuo aggiornamento. E’ chiaro quindi che durante quella che appare a noi come la vigilia del passaggio ad una nuova fase della nostra democrazia la riflessione si concentri sui nodi di questaevoluzione.
In particolare è sempre esistito in Italia un problema di integrazione dei valori religiosi con la forma democratica. La
storia del cattolicesimo democratico esprime lo sforzo di continuo adeguamento nella accettazione della democrazia. Così anche oggi si ripropone la necessità di rinnovare lo sforzo per legittimare agli occhi dei credenti la nuova fase della vita politica del nostro paese. Ed è chiaro che questa impresa richiede uno sforzo di intelligenza particolare, at
tento alle implicazioni – istituzionali e materiali – dei processi.In questo senso il nostro è un discorso preoccupato dell’evoluzione dell’intero sistema politico e non dei percorsi delsingoli attori, perché il vero problema – oggi come ieri -è quello della rifondazione di una cultura politica che aiuti i credenti a compiere delle mature mediazioni tra esperienza di fede e l’impegno nella storia.

Speriamo che tutto ciò serva a fugare le preoccupazioni di chi teme in questa fase – effettivamente ambigua e turbolenta –degli ammiccamenti da parte nostra verso questo o quel settore politico. Cercheremo di dimostrare che il periodo che sta di fronte a noi richiede una capacità di lettura assai più complessiva di una semplice scommessa sui destini di questo o quel partito. Sull’unità politica dei cattolici si sono spesi fiumi di
parole e di inchiostro. Il problema è tra i più scottanti, affrontarlo significa assumere un’attitudine necessariamente problematica, non preconcetta. E’ comunque significativo che ormai da tempo nessuno dei settori politici ed ecclesiali più interessati a questo discorso abbiamo assunto argomentazioni articolate sulla questione. La stessa DC, e Martinazzoli oggi ha ripreso questa posizione, rinuncia ad affermare la pretesa di questo partito di cattolici ad un sostegno dell’elettorato sulla base di una unità dogmaticamente fondata. Del resto i dati effettuati dimostrano che il generale processo di deallineamento partitico e di mobilità del voto interessa anche comportamenti elettorali dei cattolici. Ciò che ci interessa sottolineare quando ribadiamo alla fine dell’unità politica dei cattolici e la necessità di postulare il pluralismo delle opzioni è la natura laica delle modalità di acquisizione e determinazione del consenso politico. Le convinzioni sulla collocazione politica e sulle opzioni dei cristiani nella storia non possono essere suffragate con riferimento a principi metapolitici astratti, conconsiderazione a priori su una presunta meccanica necessità teologica o storica, ma sono piuttosto oggetto dello sforzo costante di “dare ragione” della fede che è in noi e del tentativo di mediare le aspirazioni alla carità e al bene comune nelle realtà complesse della storia degli uomini. E’ questo il dato acquisito dall’impatto tra chiesa e democrazia, ed a ben guardare questa è una garanzia più per la chiesa che per il sistema politico, perché libera da legami organici con qualunque referente partitico la comunità ecclesiale può acquistare autorevolezza nella propria missione di
testimonianza del Regno e di annuncio della buona Notizia e svolgere il proprio centrale compito di evangelizzazione verso tutti gli uomini. Ricordiamo la parola di Bachelet alla prima assemblea della Azione Cattolica dopo la riforma degli statuti: “Di fronte ad un ateismo militante e pratico diffuso largamente (…) la chiesa ed ogni cristiano deve purificare la sua fede per togliere tutte le opacità che l’impasto con le vicende, gli interessi, le culture ed i costumi degli uomini, può aver prodotto rendendo meno nitido l’annuncio, la testimonianza” (Bachelet alla Ass, della ACI, 1970).

Un altro aspetto della recente riflessione fucina che ha suscitato un particolare dibattito ed anche qualche perplessità
ha riguardato la valutazione sullo stato del cattolicesimo democratico italiano. Si sono su questo aspetto moltiplicati gli
equivoci, favoriti probabilmente dalle provocatorie affermazioni delle nostre Tesi su di una presunta fine di
quell’esperienza. In realtà lo sforzo che abbiamo pensato di compiere è andato piuttosto nella direzione di un ripensamento nella continuità ideale. Non si capisce, infatti, per quale motivo l’esigenza di fedeltà alla tradizione del cattolicesimo democratico dovrebbe impedirci di considerare pacatamente il mutamento degli orizzonti storici nei quali esso dovrebbe impiantarsi oggi. Innanzi tutto è bene dire che è proprio per l’avvenuta realizzazione di molte delle intuizioni dei cattolici democratici italiani che oggi si può parlare di una certa inadeguatezza e della necessità di superamento. Superamento cioè della esperienza quale si è espressa in una ben precisa formula politico-costituzionale, in una cultura politica imperniata sull’obiettivo primario di rafforzare la giovane e debole democrazia italiana e di evitare l’esplosione incontenibile di una società polarizzata intorno ad alternativi progetti ideologici.
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Come si diceva, alla necessità di questo superamento bisogna credere proprio per un omaggio alle esperienze
politiche di molti cattolici democratici che potremmo indicare per nome e cognome perché sono iscritti nella nostra memoria. Attraverso di esse è stata guidata la transizione verso la democrazia adulta quale vorremmo credere sia ormai
la nostra. Di questi cattolici democratici, senza voler essere troppo autocelebrativi, noi della Fuci crediamo di averne conosciuti parecchi lungo la storia dell’associazione; di questi ex-fucini molti, come ad esempio Aldo Moro, hanno continuato a seguire le nostre attività anche nei periodi difficili e contraddittori come gli anni sessanta e settanta, quando cioè molti ritenevano ormai conclusa la nostra esperienza. Questi riferimenti forse potrebbero bastare a destituire di ogni fondamento le insinuazioni di chi ci vede svendere troppo rapidamente una tradizione, senza comprendere che la “fedeltà al senso” è qualcosa di piùdella “fedeltà
letterale”. Ora se un senso l’esperienza dei cattolici democratici ha avuto, esso è stato proprio quello di seguire costantemente l’evoluzione della democrazia adeguando la propria cultura politica e la propria proposta istituzionale alle nuove necessità storiche.
Il problema che noi volevamo sollevare nelle Tesi, senza scandalizzare nessuno, era esattamente quello di
domandarci se non vi siano oggi appunto delle “nuove necessità storiche” tali da rendere necessario un ulteriore
“salto”della cultura politica dei cattolici democratici, da imporre l’apertura di una nuova fase dii proposte politiche ed istituzionali. Il fatto che si parli di fine del cattolicesimo democratico -intendendo con ciò il drammaticorichiamo a ripensare le ragioni storiche dell’impegno storico dei credenti nella democrazia oltre le analisi acquisite e le vecchie mediazioni- può significare, dal nostro punto di vista, solamente (ma non è certo poco) la radicalità della cesura tra una formula ormai conclusa ed una incerta ricerca di nuovi equilibri. Certamente il cattolicesimo democratico va ripensato senza timore di fallimenti, ma nessuno può revocare in dubbio il fatto che oggi, in Italia, manchi una reale tensione “cattolico democratica”. Sarà bene allora avviare una riflessione che escluda fin dal principio la sterile competizione su chi sia il più legittimato ad incarnare il cattolicesimo democratico e che si concentri invece sulle sfide oggi poste ai credenti che laicamente si vogliono impegnare al servizio del paese. In questo senso il nostro interesse per il nodo istituzionale della crisi della politica si iscrive, ci pare, molto chiaramente nella tradizione. Certo il fatto che la nostra preoccupazione per le sorti complessive della democrazia italiana venga immediatamente letta come proposta partigiana e sostanzialmente subalterna alle logiche di questo o quel partito non può che confermarci nell’analisi di un complessivo sbandamento della cultura politica dei cattolici, nella quale rischiano di prevalere le “tattiche” di corto respiro, piuttosto che lo sforzo di una riflessione a tutto tondo. Non è poi il caso di ritornare sul tema del referendum, già ampiamente chiarito dalla introduzione a questa tavola
rotonda. Ci preme solo fare due precisazioni: una sullo strumento in sé, l’altra sul significato di una tale proposta da parte della Fuci. Per improprio che possa sembrare, in realtà lo strumento referendario si presta particolarmente alle esigenze di questo stadio del dibattito sulle riforme. Intanto perché -producendo effetti negativi- funge assai più da elemento di responsabilizzazione delle forze politiche, che da strumento per una loro delegittimazione, ma soprattutto perch é può essere idoneo a creare quella sorta di “clima costituente” che è assolutamente necessario per supportare il rinnovamento istituzionale. La fase in cui siamo non consente infatt
i di sperare in un accordo naturale delle forze politiche sulla proporzionale, e della cultura ad essa sottesa, se non si considerano fattori come la complessità sociale, la necessità
democratica di un rafforzamento della decisionalità, il ruolo di “arbitri” che i cittadini possono giocare nella qualificazione degli indirizzi politici di governo e nella designazione degli esecutivi.

Lo sforzo è stato dunque quello di offrire all’ opinione pubblica un ulteriore argomento di dibattito, sperando che esso possa costituire occasione per contribuire a riqualificare un progetto cattolico democratico che nessuno vorrebbe definitivamente smarrito.

Con queste riflessioni sparse, e ben consapevoli di quanto vi sia ancora da fare possiamo concludere questa ultima giornata di lavori.
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