da L’Unità di oggi


Solo l’agenda Monti può liberarci da soluzioni emergenziali
di Stefano Ceccanti
L’incontro che si svolge oggi alle 15 presso le scuderie di Palazzo Ruspoli (via della fontanella Borghese n. 56/b) in nome della continuità con l’agenda Monti non è un posizionamento immediato, ma è per certi versi qualcosa di più, una puntualizzazione non neutrale dei criteri con cui affrontare i passagg che ci condurrano al voto.
Anzitutto una premessa doverosa: l’agenda Monti è stata possibile grazie alla moral suasion del Presidente Napolitano in settimane drammatiche, in cui il Presidente ha aperto al massimo la fisarmonica costituzionale dei poteri presidenziali. Negli attacchi dei giorni scorsi c’è una chiara volontà politica di colpire questo ruolo e di destabilizzare il delicato equilibrio che è assolutamente insostituibile fino alle elezioni a scadenza ordinaria. Dalla sua postazione istituzionale il Capo dello Stato ha fatto responsabilmente la scelta meno lacerante, spostando la questione su un organo terzo, spoliticizzandola. Tuttavia forze politiche come il Pd hanno il dovere di trarne anche delle conseguenze politiche, considerando irreversibilmente cadute possibili intese con chiunque abbia adottato posizioni strumentali e e destabilizzanti.
Dopo questa premessa identifichiamo il nucleo duro dell’agenda Monti: il ritorno al principio di realtà, alla consapevolezza che è finito il tempo della crescita a debito, e alla consapevolezza che, almeno in Italia, questo debito blocca la crescita e non ha affatto garantito la riduzione delle diseguaglianze. Da questo punto di vista la lettera della Bce non ha rappresentato una strana missiva proveniente da Marte, ma un memorandum sulle cause del debito, le mancate riforme di questi anni. Non a caso quella lettera è in larga parte sovrapponibile a un altro documento del nostro dibattito civile, quello della Settimana sociale dei cattolici. Sotto l’agenda Monti, come sua base materiale, persino la compagine della squadra di Governo ha evidenziato il centro profondo della società italiana, delusa dalle coalizioni eterogenee che si sono avvicendate con l’eccezione del biennio 1996-1998: aree delle professioni, del rapporto costitutivo con l’area europea ed atlantica che non è politica estera ma che è a tutti gli effetti orizzonte interno, area cattolica impegnata ma disillusa, e così via. Un centro che non può coincidere né con partiti nè col poli politici di centro, ma che rappresenta la struttura portante per qualsiasi proposta credibile di Governo che ambisca a un orizzonte medio-lungo. Rispetto a questo nucleo duro è del tutto evidente che non si potrà praticare la linea di Penelope, disfacendo domani quello che si è fatto oggi. Un conto sarà inserire elementi di discontinuità facendo cose ulteriori e/o diverse, un altro sarebbe ragionare come se dovessimo prendere un biglietto di ritorno per il punto di partenza, per lo status quo al novembre 2011.
Così descritto il nucleo duro dell’agenda Monti è altrettanto evidente cosa non vi rientra, cosa è caduco perché legato alla necessità e urgenza con cui l’attuale Governo è sorto: il ricorso esclusivo o prevalente a non parlamentari, lo sfuggire alla regolarità del rapporto tra conenso, potere e responsabilità a cominciare dalla guida del Governo che deve godere di un mandato analogo a quello che si riceve nelle grandi democrazie parlamentari.
Tra il nucleo duro dell’Agenda Monti e gli elementi caduchi dell’attuale Governo Monti c’è però oltre che un rapporto di distinzione anche uno di pregiudizialità. Solo se da parte del Pd, cuore del centrosinistra di Governo, si afferma la continuità con l’agenda Monti, selezionando rigorosamente programmi ed alleati in questa chiave, sarà allora possibile liberarsi degli elementi emergenziali caduchi. Se invece non ci dovesse essere chiarezza sulla continuità con l’agenda Monti allora, di fronte al rischio grave di ripetere le coalizioni inconcludenti del passato, finirebbero fatalmente col riproporsi soluzioni emergenziali.

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