25 anni


Si può ovviamente dissentire rispetto alla proposta di semipresidenzialismo avanzata dal PdL. Ma certo sostenere che questo Parlamento sarebbe delegittimato a procedere sulla via delle riforme costituzionali perché la proposta in discussione non è di nostro gradimento è un po’ troppo. Se poi a farlo è addirittura la vice presidente della Camera ci troviamo di fronte a una leggerezza istituzionale tanto sorprendente quanto è radicato il conservatorismo costituzionale di molta sinistra cattolica. Lo notavamo in un post di qualche giorno fa. Questa volta si può persino essere dossettiani: il parlamentarismo della costituzione repubblicana non è un valore in sé. E’ il punto di equilibrio di una stagione fatta di garantismi paralizzanti. E conclusa da almeno 25 anni.

3 Comments

  1. Giovanni Bianco ha detto:

    Dissento profondamente da queste brevi ed efficaci (ovviamente dal suo punto di vista) note di Giorgio. Mi limito a formulare due osservazioni: la Bindi ha posto degli opportuni paletti per la difesa della Costituzione e di una forma di governo parlamentare che potrebbe essere ancora ben funzionante con qualche minimo aggiustamento, parlare di “conservatorismo costituzionale” mi pare fuori luogo.
    In secondo luogo, essere dossettiani non vuol dire essere immobilisti o passatisti (questa polemica oramai si ripete, ci appassiona nel rispetto reciproco), anzi dovrebbe pure voler dire essere riformisti e progressisti riconoscendo un ruolo importante (ma certamente non soffocante) allo Stato; ed, aggiungo, la difesa della Costituzione nel nome di Dossetti (pur con sfumature differenti) può avere un alto significato giuridico, politico ed etico (e non soltanto per la sinistra cristiana).

  2. nino labate ha detto:

    Caro Armillei , sono uno tra i tanti che in questo momento storico è contrario al presidenzialismo. E confesso che sulla delegittimazione di questo Parlamento sarei d’accordo anch’io. Ma sicuramente non per le stesse ragioni della Bindi. La quale ci ha da sempre abituati a prese di posizioni estreme frutto di quell’”Umanesimo Integrale” da cui si è alimentata e che va capito. Mi permetto solo di fare notare che l’estremismo conservatore non è però presente solo nella sinistra cattolica. E’ presente nel mondo laico ( o laico-cattolico secondo il partito che ha in testa Antiseri) più di quanto si creda. Si pensi al liberismo hayekiano, ad esempio – datato 1920-1930!! – vagamente anarchico e antidemocratico che in questo periodo fa scuola anche in certo mondo cattolico. Sostenitore dell’ignoranza diffusa, ( non si conosceva il web) non crede allo Stato ( aveva in mente l’Urss e non l’Europa politica che attendiamo) , alla società( la voleva fatta di individui isolati), alla classe ( i ricchi e i poveri erano la stessa cosa!) , al partito(aveva in mente con molto anticipo le centinaia di liste civiche individuali e condominiali!) , alle comunità, forse allo stesso Parlamento inefficiente ( guardava con ammirazione a Carl Schmitt ! ) – soggetti collettivi astratti li definisce – e alla concentrazione delle conoscenze oggi ahimè in cassaforte dei “ poteri forti” e dei centri studio delle corporation – per cui le decisioni devono essere lasciate ai singoli individui motori del mondo e ombelico dei cambiamenti. Tutto questo. che tra le altre cose mal si concilia con la concentrazione di poteri nella mani di un presidente forte, trascina in un mondo atomico senza prossimità e legami sociali, che il mondo cattolico a cui indegnamente appartengo guarda con sospetto perché si ostina a predicare comunità, senso di istituzioni collettive, ricerca di bene comune, solidarietà. E giustizia sociale. Etica e politica come forma di carità cristiana! .
    Caro Armillei, Ti leggo spesso e qualche volta condivido. Innamorarsi di una idea non è peccato. E’ peccato credere che quell’idea ( la mia idea) sia la sola e unica idea possibile e praticabile. Stavo per dire l’unica idea razionale! Tutto allora sta a capire cosa intenda la Bindi per delegittimazione. Escludo il fatto che il Parlamento sia delegittimato solo perché il gollismo italiano lo ha proposto colui che per venti lunghi anni si è sentito Giulio Cesare, e solo perché non è di… nostro gradimento. Ma anche ciò ammesso, mi risulta incomprensibile il legame col conservatorismo costituzionale della sinistra cattolica. Che c’entra e quale è questo conservatorismo se togliamo la Costituzione? Posso o non posso credere allora, che in questa transizione rischiosa della nostra democrazia politica ( ma siamo già alla post-democrazia! e al post-partitismo! ) i cui esiti sono nella mente di Dio, più che concentrare poteri su una istituzione decisionista ( nozione culturalmente di destra) in modo che dia risposte in nanosecondi ( secondo la vulgata dell’efficienza di cui sopra ), sia invece necessario una maggiore e costante collegialità? O è peccato? Posso o non posso credere che sia necessario un maggior coinvolgimento del cittadino arbitro in modo che non prenda corpo la delega permanente , la disaffezione, e il disinteresse alla polis? E’ peccato? E poi perché pensare che i garantismi costituzionali debbano essere per forza paralizzanti? Un saluto, Nino Labate- Roma

  3. nino labate ha detto:

    ERRATA CORRIGE
    Il periodo “Che c’entra e qual’è questo conservatorismo se togliamo la Costituzione”, va letto come segue: ” Che c’entra e qual’è questo conservatorismo se togliamo la Costituzione difesa in un determinato periodo della storia italiana, quando cioè impeversava il cesarismo berlusconiano”. GRAZIE, MI SCUSO, LABATE

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