Aldo Moro. Società e potere politico


La società italiana è in movimento e conta, più che in passato, sulle proprie forze. Essa coglie ed analizza criticamente i suoi problemi. Rivendica la sua autonomia e, in essa, la capacità di trovare in se stessa, il più largamente possibile, la sua guida. Si riconosce in centri propri di proposta e anche di decisione. Deferisce meno al potere politico le sue scelte e, quando accetta di delegarle ad organi rappresentativi, sottopone l’autorità ad un più rigoroso e continuo controllo. Esige di partecipare, non una volta tanto, ma dal principio alla fine, ad ogni deliberazione, che essa prepara e condiziona con autonomi atteggiamenti. Essa invoca la coerente applicazione di una legge morale, non contorta e deformata dal compromesso, ma tale da esaltare veramente la libertà e la dignità e da rendere possibile ed anzi inevitabile una svolta storica verso una società di eguali, una autentica e universale democrazia. Ed il potere politico è appunto trasfigurato in un’autentica democrazia che restituisce alla società molte delle sue prerogative e si misura con essa in un confronto quotidiano ed impegnativo. Il potere si legittima davvero e solo per il continuo contatto con la sua radice umana e si pone con un limite invalicabile: le forze sociali che contano per se stesse, il crescere dei centri di decisione, il pluralismo che esprime la molteplicità irriducibile delle libere forme della vita comunitaria.
Discorso all’XI Congresso della Democrazia Cristiana, Roma, 29 giugno 1969

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