L’italo tedesco


Una legge elettorale proporzionale ben congegnata può far funzionare nel nostro paese una democrazia decidente, una democrazia nella quale i governi sono scelti e puniti dagli elettori e non dai giochi oligarchici dei partiti, mantenendo tuttavia una forma di governo parlamentare? Una legge elettorale proporzionale ben congegnata, insomma, ci porta fuori dalla palude istituzionale nella quale siamo finiti?

In teoria sì, la Spagna lo dimostra. Certo, nel caso italiano solo in un quadro costituzionale riformato (poteri di scioglimento, poteri del primo ministro, poteri del governo in parlamento) e con i dovuti accorgimenti regolamentari e legislativi di contorno (regolamenti parlamentari e disciplina del finanziamento dei partiti da sistema bipartitico, primarie). Cose tutte ancora da fare. E tenendo ben in conto i rapporti di forza tra le eredità consensualistiche e gli interessi della democrazia decidente. Tanto più le prime sono forti tanto più i secondi hanno bisogno di quel quadro e di quegli accorgimenti.

In pratica le cose sembrano un po’ più complicate nonostante lo sforzo e le idee di tanti riformisti, come alcuni tra quelli che hanno redatto le proposte costituzionali ed elettorali per Astrid qualche giorno fa.

Andiamo per ordine. Innanzi tutto un punto fermo: non è certo alla Germania che possiamo guardare per congegnare la nostra nuova legge elettorale. Lì quello che viene chiamato sistema proporzionale personalizzato (un ingrediente presente, pur in diversa combinazione, nella proposta di cui si discute da noi in questi giorni che mette insieme ripartizione proporzionale di lista con collegi uninominali) non sta più fornendo buone performance. In breve non sta facendo nulla di quello che si dice di voler produrre in Italia riformando la legge elettorale attuale. Non sta producendo bipolarismo ma una sorta di multipolarismo moderatamente polarizzato, cioè qualcosa di diverso nel grado ma non nell’essenza dal vecchio pluralismo polarizzato del sistema di partito italiano. Non aiuta la formazione di maggioranze coese anche perché non è più in grado di ottenere due partiti pivot intorno al 40%. Non riesce più a mantenere saldamente in capo agli elettori la parola definitiva sulla formazione dei governi, al riparo dai giochi parlamentaristici, provocando così anche un indebolimento di quei meccanismi di razionalizzazione costituzionale della forma di governo che si propone di introdurre anche in Italia: quale sarebbe la convenienza a minacciare lo scioglimento se so di non poter disporre di un assetto bipolare? E senza questi meccanismi esterni alla legge elettorale ma fondamentali per creare un rapporto diretto tra mandato elettorale e governo tutto il sistema diventa instabile.

Visto che non possiamo andare in Germania perché non andare in Spagna? Il problema è che i gruppi dirigenti dei partiti scelgono i sistemi elettorali in base alle loro convinzioni di policy e alle loro convenienze di politics. Cioè scelgono quello che è conveniente rispetto ai loro obiettivi di breve periodo. L’obiettivo di Bersani e di D’Alema? Fare il pieno dell’Italia socialdemocratica. E poi fare alleanze – l’assunto, come sappiamo, è che in Italia la sinistra non governerà mai da sola – delegando al partito di centro la conquista del voto moderato e naturalmente senza crearsi nemici a sinistra. Insomma un PD berlingueriano fatto di CGIL, pubblico impiego e elettorato delle regioni rosse. L’obiettivo di Casini? Massimizzare il potere di coalizione sperando di scavalcare prima o poi uno dei due pivot in discesa. Disponendo, o pensando di disporre, anche di qualche chance che l’esperimento Monti gli apre. L’obiettivo di Alfano, che pure appare come il più spagnolo di tutti? Congelare il problema Lega (ma il suo elettorato?) e inseguire Casini (sarebbe meglio farlo con il suo elettorato) per fare il PPE in Italia. Tutti questi obiettivi non mi sembra si possano raggiungere passando per la Spagna. In una variante spagnola rafforzata (collegi piccoli e calcolo dei seggi fortemente disproporzionale a favore dei partiti grandi) il PD dovrebbe andarsi a cercare l’elettorato moderato, Casini diventerebbe forse marginale, Alfano dovrebbe dimostrare di essere lui il PPE.

Difficile dunque che Alfano ma soprattutto Bersani, D’Alema e Casini ci portino direttamente in Spagna. Difficile anche che adottino l’ispano tedesco, un po’ di Spagna e un po’ di Germania, il Vassallum del 2007. Più probabile che ci conducano verso un italo tedesco, una proporzionale con i collegi uninominali, con una qualche soglia minima di sbarramento e con bizzarri diritti di tribuna per non lasciare indietro nessuno, da Storace a Dililberto. Ciò che lascia perplessi – ammessa la ragionevole attendibilità di questa ricostruzione – è però un ulteriore passaggio: perché il percorso di Bersani, D’Alema, Alfano e Casini non spinge alla cautela e forse anche al sospetto i riformisti del PD, cioè dei titolari del brand del partito riformista di centrosinistra a vocazione maggioritaria? Una proporzionale italo tedesca condanna infatti alla marginalità i riformisti del PD: in quel sistema la logica del voto identitario prevale su quella del voto utile, il voto strategico per il governo cede il passo al voto di appartenenza e di rappresentanza di alcuni definiti gruppi di interesse. Voto utile e voto strategico che nel 2008 poterono esprimersi proprio in virtù del Porcellum, nonostante le sue storture, oltre che per effetto di scelte politiche unilaterali come quella di Veltroni. A quel punto non ci sarà più spazio, razionalmente, per nessuna vocazione maggioritaria.

Nessuna logica di testimonianza, nessuna etica della convinzione, d’accordo. Nessun interesse a dare spazio alle estreme degli schieramenti attuali che difendono oggi il Porcellum dopo averlo dichiarato una specie di attentato alla Costituzione. Nessun difesa in sé del Porcellum. Il punto decisivo sembra però un altro: senza un limpido scontro interno al PD tra riformisti e socialdemocratici il PD rischia di fare un passo indietro molto lungo. Tanto che verrà da chiedersi cosa potranno ancora fare i riformisti nel PD schiacciati tra ritorno proporzionalistico e manifesto di Parigi.

16 Comments

  1. Salvatore Vassallo ha detto:

    Per ora le partite interne al PD non sono tutte pregiudicate. Dopo le amministrative, le due rilevanti, per i risvolti simbolici, di policy e di politics, misureranno il peso effettivo (attuale e futuro) del disegno riformista e di quello laburista sul PD. Sapendo che, negli equilibri interni, si parte da una posizione di forza del primo. Sul mercato del lavoro la linea ufficiale del PD è teoricamente nelle mani di Fassina, quella sulle riforme istituzionale nelle mani di Violante. E’ ancora possibile tuttavia che l’uno e l’altro siano costretti a fare un bagno di realtà. Certo, ad oggi è più facile prevederlo per il primo che per il secondo. Ma noi fino a quando non si dovesse arrivare allo show down parlamentare, a mio avviso non possiamo fare altro che stare loro con il fiato sul collo proponendo una linea alternativa che ci convinca. Sul sistema elettorale, quello che potrei aggiungere, sta in una nota che ho appena postato sul mio sito (http://www.salvatorevassallo.it/interventi/articoli-e-interviste/654-accordo-sulla-legge-elettorale). Se qualcuno mi dice come si fa, la metto anche sul Landino.

    • Luca ha detto:

      … e magari ci spieghi perché ai riformisti non convenga difendere il “porcellum” che (a) è stata una condizione strutturale di nascita del Pd, (b) ha il vantaggio di esistere e di vigere (e che dà un qualche potere di indicazione del premier che il violante-enonsochialtromaunpopurevoi non dà, e quanto a designazione degli eletti non è certo peggiore di quest’ultimo).

  2. Stefano Ceccanti ha detto:

    al momento è noto il testo sul regolameto senato Quagliariello-Zanda che corrisponde bene ai desiderata di Giorgio e che si comincerà a votare nelle prossime settimane. E’ informalmente noto quello sulle riforme costituzionali che è timidissimo sul bicameralismo ma che invece sulla forma di governo risponde a quanto dice Giorgio. Sulla riforma elettorale inviterei a non fasciarsi la testa prima di essersela rotta.

  3. Salvatore Vassallo ha detto:

    Mi accorgo ora che nel post precedente ho scritto una cosa contraria alle mie intenzioni. “per ora si parte da una posizione di forza del primo”, mentre volevo dire “del secondo” (il disegno fassina-violante).

  4. Giorgio Tonini ha detto:

    La “teoria generale” di questo, come sempre lucido, articolo di Giorgio è condivisibile. Ma le teorie generali devono sempre fare i conti con la realtà, che può corroborarle o falsificarle. In questo caso c’è qualche dato di fatto che contraddice la teoria. 1º Il Pd ha posto due condizioni, per così dire non negoziabili: i collegi uninominali tedeschi, cioè maggioritari, coi quali eleggere metà deputati e senatori, e l’attribuzione di tutti i seggi rimanenti a livello circoscrizionale e non nazionale (clausola che abbinata alla riduzione dei parlamentari produce effetti quasi spagnoli). 2º L’Udc del 2012 non è più quella del 2008: allora Casini guidava un partito del 4-5 per cento, oggi ha dietro di sé uno schieramento che supera il 10; questo mutamento rende Casini molto meno rigido nella difesa del tedesco puro e più aperto a correttivi spagnoli. 3º Alcune notizie di stampa sono puri fraintendimenti: v. ad es. il diritto di tribuna del quale non c’è traccia nel testo sul quale stiamo lavorando, che contempla invece una soglia nazionale del 4-5 per cento, oltre a quelle naturali delle singole circoscrizioni. Insomma: per come sono messe oggi le cose non è impossibile passare dal Porcellum al Vassallum. A me pare che è su questo obiettivo di “bene possibile” che devono concentrarsi gli sforzi dei riformisti.

  5. Luca ha detto:

    Su
    1° Passano tutti quelli che vincono o “passano i vincenti ma anche altri a patto che” … come nelle provinciale.
    2° Non confrontare risultati e sondaggi. Il 10 Casini deve ancora prenderlo e, se lo prendesse, altererebbe grandemente quella situazione che fa funzionare in Spagna lo spagnolo. (Moltiplica poi x 2 perché a Bari, Palermo, Cagliari, Genova, Milano e chissà dove altro con lo spagnolo Sel e soci possono battere il Pd.)
    3° Solo che il Porcellum (per salvare il quale basta solo un po’ di melina) è un bene maggiore del Vassallum, oltre che reale (vedi la nota questione dei 12 talleri kantiani).

    • Giorgio Tonini ha detto:

      1. Come in Germania, passano quelli che vincono. 2. Io non confondo risultati e sondaggi. Dico solo che Casini, grazie ai sondaggi, è oggi meno iperproporzionalista di ieri. Quanto a Sel, se prende più voti del Pd non c’è sistema che possa darle meno seggi del Pd. L’obiettivo che ci proponiamo col Vassallum è spingere il sistema a polarizzarsi non più attorno a coalizioni, ma attorno a due grandi partiti. 3. Il Porcellum spinge a coalizioni populiste, ensate per vincere e non per governare. Come tale è stato la tomba del riformismo. E questo è reale, non ipotetico. L’atto di coraggio di Veltroni è irripetibile, come dimostra tutto quello che è successo dal 2008 ad oggi. 4. In ogni caso, mettiamola così: se resta il Porcellum, resta il Porcellum. Ma se invece la riforma si fa, più è spagnola e meglio è. Quindi nostro dovere, perché cosa buona e giusta e fonte di salvezza, è tirare la corda del tedesco verso lo spagnolo. Come stiamo facendo.

      • silvia madricardo ha detto:

        E quale sarebbe questo atto di coraggio di Veltroni?
        L’aver detto “sostengo ma non firmo” in occasione dei referendum sulla legge elettorale del 2009?
        Dovremmo ricordarci che il PD ha contribuito per la sua parte a sprecare un’occasione per eliminare le coalizioni coatte…
        Anche quella volta per equilibri tutti interni di una maggioranza di partito a suo modo “coatta”.
        Veltroni, al tempo, aveva vinto le primarie con il 75%, no?

  6. Luca ha detto:

    Questione generale.
    Che c’è di riformista nel sacrificare il bipolarismo (con una qualche forma di indicazione del premier) perché non si ha un candidato premier.

    Attenzione a non scambiare per etica della convinzione la difesa di certe regole della competizione politica!

  7. Stefano Ceccanti ha detto:

    Come spiega oggi quagliariello su l’unita’ l’indicazione del premier sta nel fatto che il sistema sia dotato di caratteristiche dis-proporzionali come in spagna. Un sistema in cui con un terzo dei voti sei portato al 40 dei seggi tende a risolvere naturalmente il problema. Le norme costituzionali previste, scioglimento comoreso, aiutano ben piu’ che l’indicazione congiunta a partiti minori che poi ti paralizzano e che a un certo punto ti obbligano anche a cambiare premier indicato per ritrovare decisionalita’ come oggi

  8. Luca Diotallevi ha detto:

    … ma dài! Lo congegnate proprio per non avere Alfano o Bersani, ma un altro Monti. Li mettete sulla scheda perché restino lì.
    Via … un po’ di pudore.

  9. Stefano Ceccanti ha detto:

    Ma se rimane porcellum il governo tecnico arriva di sicuro qualche settimana dopo le elezioni, alla prima curva di una decisiine difficile in cui la coalizione non regge

  10. Giorgio Tonini ha detto:

    Sostengo ma non firmo è meglio di firmo ma non sostengo di altri capitani coraggiosi del PD. Walter e noi con lui ha-abbiamo fatto molte cazzate. Ma l’atto di coraggio di imporre una curvatura quasi bipartitica del Porcellum resta agli atti. Purtroppo irripetibile, come le varie foto di Vasto dimostrano. Per questo ci serve l’ispano-tedesco: basta coalizioni confuse, il nuovo bipolarismo si costruisce attorno a due grandi partiti a vocazione maggioritaria. O andiamo lì, o finiamo a Weimar…

  11. giovanni guzzetta ha detto:

    I fautori del c.d ispano-tedesco si stanno assumendo una grande responsabilità storica. Io, al di là delle mie convinzioni personali, spero che abbiano ragione, per il bene del paese. Però c’è un’ambiguità che va sciolta. Capisco tutto e capisco anche che in politica il contenimento del danno (asseritiamente minacciato da altri “cattivoni” Violant-casiniani) possa essere una strategia. Però il discrimine tra la (nobile) battaglia per il contenimento del danno e (l’immondo)trasformismo delle idee che diventa complicità nella legittimazione culturale dei processi regressivi passa per una linea chiara: quella di sapere dove sia il punto di rottura. A me pare che il punto di rottura in questo schema sia a) nella esistenza o meno di una garanzia costituzionale che eviti continui cambiamenti di maggioranza modello veteroparlamentare prima repubblica; b)nella definizione di quale debba essere il premio implicito al primo/secondo partito che assicuri un sano passaggio dal bipolarimso di coalizione al tendeziale bipartitismo… Personalmente io non vedo alcuna chiarezza su questi due punti. Con partiti come i nostri, nessuno dei quali oggi supera realisticamente il 25/28 %, di quanto dovrebbe essere questo premio implicito perchè ci sia un incentivo a votare i (potenzialmente) due primi partiti, senza che, invece, si scateni la solita dinamica proporzionalistica che conosciamo? lo vogliamo dire? così vediamo anche se siamo d’accordo? Perchè se il premio implicito è del 3,5 o persino 8 %, ci stiamo prendendo in giro e siamo troppo intelligenti per non saperlo. La logica del contenimento del danno va di pari passo con la logica dei costi-benefici e a quel punto non ci si può sottrarre alla comparazione con l’esistente “porcellum” e l’ipotetico semipresidenzialismo. Che, al di là di quello che ci serve dire per propaganda, non ha funzionato perché lo scioglimento (in funzione di deterrente infracoalizionale) che in Germania è sempre stato garantito alla rottura di una coalizione quando così ha voluto il primo partito (con o senza sfiducia costruttiva) in Italia non c’è mai stato. C’è qualcuno che è disposto a dirlo ed a fare una battaglia riformistica per questo?
    p.s. Per la cronaca: Veltroni, come bene ricorderà Giorgio, non ha fatto assolutamente nulla nella campagna per il referendum del 2009, dunque al “sostengo ma non firmo” ha aggiunto anche “non firmo, ma non sostengo”, la vocazione maggioritaria con l’accordo con l’IDV fa parte sempre dello stesso registro culturale: quello che nella letteratura scientifica promossa dal politologo Crozza è stato definito come “maanchismo”.

  12. Stefano Ceccanti ha detto:

    RIFORME: PUNTO CADUTA PDL, DIVISIONE SEGGI IN CIRCOSCRIZIONI
    RINVIATA A DOMANI RIUNIONE TECNICI DELLA MAGGIORANZA
    (ANSA) – ROMA, 3 APR – La ripartizione dei seggi, assegnati
    con i resti, in circoscrizioni anziche’ nel collegio unico
    nazionale. Sarebbe questo il punto di caduta individuato nel
    corso della riunione dell’ufficio di presidenza del Pdl dedicato
    alla legge elettorale per tranquillizzare gli animi degli ex An,
    molto critici per il vertice di ‘ABC’ dei giorni scorsi che
    aveva puntato su un modello proporzionale. La riunione dei
    tecnici della maggioranza sulla legge elettorale, che doveva
    tenersi nel pomeriggio, e’ stato rinviata a domani. (ANSA).

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