CEI, ritorno al futuro? (Rodari, e non solo, su Giornale)


Bagnasco rinnova la Cei
con il metodo Ruini

di Paolo Rodari – Il Giornale, domenica 15 aprile 2012
 
Il cardinale torna alla battaglia sui principi e al “pluralismo politico” secondo lo schema del suo predecessore: disperdere i cattolici nei due poli.

La prolusione tenuta dal cardinale Angelo Bagnasco in apertura dell’ultimo consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana non lascia dubbi: la Chiesa ha chiuso con Todi.
Dopo aver voluto prendere parte al raduno delle sigle cattoliche dello scorso ottobre e aver così contribuito, senz’altro oltre le sue stesse intenzioni, alla caduta del governo Berlusconi – lo scorso ottobre, il giorno dopo Todi, tutti i quotidiani titolarono con le parole pronunciate al raduno dal segretario della Cisl Raffaele Bonanni, ma attribuite a tutta la galassia cattolica, gerarchie comprese: «Questo governo non va bene» -, Bagnasco ha deciso di fare un passo indietro e di tornare alla battaglia, combattuta all’interno di un regime di sostanziale pluralismo politico, sui princìpi non negoziabili. Certo, Bagnasco non è Ruini: siriano il primo, più liberale il secondo, ma le intenzioni restano nella sostanza quelle.

Fu proprio l’attuale presidente del Comitato per il progetto culturale della Cei, il cardinale Camillo Ruini, a insistere negli anni in cui guidava l’episcopato italiano, per la dispersione dei cattolici nei due poli, garantendosi in questo modo capacità d’influenza in ogni governo. E oggi Bagnasco, sempre che le prossime elezioni amministrative non portino a sconvolgimenti epocali, è intenzionato a riproporre lo stesso schema. Nella prolusione che ha aperto i lavori del recente direttivo egli è stato esplicito in merito: l’impegno dei «movimenti e delle associazioni cristiane» deve confluire «nei tre organismi da tempo attivi». Quali? «Il Forum delle Associazioni familiari, Retinopera e Scienza & Vita», esattamente le tre lobby inerenti la famiglia, la politica e la vita «usate» da Ruini per dire la sua nell’agone sociale e politico. Sembra quasi un ritorno a cinque anni fa, ai giorni delle battaglie sulla procreazione assistita e le coppie di fatto.

Ma c’è di più. Il ritorno allo schema ruiniano si avvale anche del recupero delle vecchie «scuole di impegno socio-politico», scuole di formazione, e dunque pre politiche, la cui supervisione Bagnasco ha deciso di affidare significativamente proprio a Ruini.
E le associazioni presenti a Todi? Il loro destino sarà più chiaro il prossimo 23 maggio quando i leader delle associazioni prenderanno a Roma una decisione importante all’interno di un summit ristretto. Se è vero, infatti, che Bagnasco non vuole più mettere il proprio cappello sul loro impegno, è altrettanto vero che loro non tireranno i remi in barca. Anzi, «finalmente liberi» come dicono alcuni di loro, annunceranno presto una «Todi due». L’ordine del giorno sarà duplice: un no definitivo alla vecchia idea del partito politico d’ispirazione cattolica e, insieme, la decisione di quale strada prendere, e cioè in quale partito o gruppo politico entrare per contare come non è avvenuto prima. Se, come è probabile, dopo le amministrative ci sarà una qualche scomposizione, loro vogliono contare nella susseguente ricomposizione.

Certo, anche tra i todini non tutto è rose e fiori. Il famoso manifesto annunciato come imminente mesi fa – le linee programmatiche – non è mai arrivato. Difficile, infatti, mettere assieme le tante anime a cui le sigle si riferiscono. Tra poco verranno pubblicati gli atti del summit dello scorso ottobre, ma il manifesto no. Del resto non è un mistero per nessuno che anche rispetto al governo Monti i giudizi dei cattolici siano divergenti. Il fatto che molti ritengano l’attuale governo necessario in questa fase non significa che ne sposino programmi e intenti. Dice al Giornale Luca Diotallevi, sociologo di riferimento della Cei e relatore di spicco al convegno ecclesiale di Verona del 2006, che «la parte mediaticamente più visibile del cattolicesimo italiano (importanti settori ecclesiastici, l’Udc, l’estemporanea compagnia di Todi) ha svolto un certo ruolo nel legittimare l’operazione Monti. In ogni caso il risultato è doppiamente negativo, anzi tre volte negativo. L’Udc, come Monti, ha perso il proprio ruolo.

Napolitano ha offerto a Bersani il ruolo di king maker – da ultimo sulla questione dell’articolo 18 -. La Chiesa (tutta, purtroppo) in questo momento è travolta dal crescente giudizio negativo degli italiani su di una élite che tradisce. Si ritrova strumento di un disegno statalista e coerentemente laicista. Incappa in rimozioni incredibili: dimentica ad esempio il n.48 della “Centesimus annus” di Giovanni Paolo II e quasi si schiera sulle posizioni della Cgil a difesa di un aumento di rigidità del mercato del lavoro. La compagnia di Todi, poi, a dimostrazione che menzionare i valori non basta, alla prova dei fatti non si è mai trovata d’accordo su nulla. Non si fa politica senza una cultura politica, che la si dica “aconfessionale” con Sturzo o “indeducibile” dalla Rivelazione con Ratzinger (a Berlino). Quelli di Todi non ne avevano una in comune e non hanno affrontato i costi delle scelte che servono per elaborarla.

E così si rischia che tutto il cattolicesimo italiano finisca per apparire come parte della operazione che alleggerisce il peso del voto e aumenta quello delle tasse, nonostante già all’inizio della crisi in corso, per voce di Bagnasco, l’episcopato avesse proposto come priorità “riprendere a crescere” – nel senso economico e non solo – e la Settimana Sociale del 2010 avesse provato a trasformare questa priorità in una concreta “agenda” di speranza».

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