Riforma elettorale: strada giusta e migliorabile, da Europa di oggi


Strada giusta e migliorabile
Parliamoci senza tecnicismi. È evidente che a questo punto l’alternativa al sistema tedesco con correttivi maggioritari è solo il mantenimento del Porcellum. Chi vuole opporsi dovrebbe assumersi le responsabilità di tale scelta. Una scelta che porterebbe a conseguenze prevedibili: una costrizione fortissima a ricomporre la coalizione Pdl-Lega e a mettere insieme senza nessuna seria verifica Pd, Sel e Idv. Il Terzo polo andrebbe solo nella speranza di essere determinante dopo il voto al senato.
A quel punto si aprirebbero due scenari: o il tentativo terzopolista funzionerebbe e avremmo da subito un nuovo governo tecnico pilotato dal nuovo presidente della repubblica oppure la coalizione vincente sopravviverebbe qualche mese fino alla prima vera decisione e anche lì risbucherebbe il governo tecnico.
Difficile peraltro a quel punto resistere all’idea di perfezionare il sistema con l’elezione popolare diretta del presidente della repubblica. Se vogliamo invece rilanciare una seria soluzione parlamentare il tentativo va percorso da subito. Le obiezioni principali sono due. La prima investe la scelta dei rappresentanti che sarebbe solo debolmente riaffermata dalla soluzione che fa eleggere metà dei parlamentari in collegi uninominali e che per l’altra metà si affida a liste bloccate, sia pure corte, di soli 3 o 4 nomi. L’alternativa sarebbe comunque il Porcellum, un sistema certo peggiore, magari integrato dall’idea balzana di correggerlo con le preferenze, in maxi-circoscrizioni dove si potrebbe essere eletti solo con ingenti risorse, economiche o mediatiche.
La perplessità aumenta quando si vede che a sostenere ciò stanno persone che si sono battute per il ripristino della legge Mattarella che, al di là delle diverse proporzioni aveva sia i collegi uninominali sia le liste bloccate corte.
La seconda obiezione investe la formazione post-elettorale dei governi che non presenta più certezze automatiche. Ma esse si trasformavano anche in capacità di governo? Non abbiamo forse fatto il Pd esattamente per superare la logica di quelle coalizioni? Ad un partito come il Pd è congeniale la sua vocazione maggioritaria, il competere direttamente in prima persona in un sistema che lo consenta coerentemente, mentre nel 2008 lo scegliemmo andando contro le tentazioni di quel sistema, cosa che si può fare una volta.
Ancora di più: cosa significa aver dato vita al governo Monti se non aver ammesso che il bipolarismo di coalizione non porta da nessuna parte? Possiamo chiudere la legislatura ritenendolo una parentesi? È comprensibile che le forze all’opposizione siano contro l’ipotesi di legge elettorale perché ambiscono dall’estrema ad avere di nuovo la golden share delle coalizioni, ma non ha invece senso scindere nettamente il nostro oggi con Monti dal nostro domani con regole diverse. Ciò sta in piedi purché rimangano, e siano magari perfezionate secondo le proposte del gruppo Astrid, i correttivi maggioritari e costituzionali.
In tal modo, infatti, pur non essendoci automatismi (ma chi li difende sta sostenendo il Porcellum) ci sono potenti incentivi a costruire coalizioni intorno al primo partito uscito dalle urne, che funzionerebbe da calamita. Non è irrealistico pensare a una forza che arrivi da sola al 40 per cento dei seggi e che abbia quindi bisogno di non più di 1 o 2 alleati.
È esclusa a priori la formazione di una Grande coalizione? Con quei correttivi no, sarebbe una possibile risorsa eccezionale del sistema e non la regola, ma non credo che un sistema debba tentare di evitarla a tutti i costi. Anche perché, come vediamo, si è affermata persino in un sistema che non era certo stato pensato per quella eventualità…Adelante quindi con juicio, cioè coi correttivi maggioritari.
Stefano Ceccanti

Leave a Comment