Riforma elettorale: capire e migliorare


Verso il nuovo sistema elettorale tedesco con correttivi maggioritari: capire e, se possibile, migliorare sulla base delle proposte Astrid

Scheda di Stefano Ceccanti a partire dalle caratteristiche delineate dal comunicato di ieri dei segretari e dai dettagli già conosciuti a confronto con le proposte Astrid (in neretto nel testo Astrid la principale differenza)

A- Come apparirà all’elettore

Dal punto di vista dell’elettore che va in cabina elettorale la scheda sarà del tutto simile a quella tedesca. C’e’ il candidato nel Collegio uninominale e c’e’ una lista corta bloccata di candidati che di norma non andrà oltre i 3 o 4 nomi. La sola differenza con la Germania e’ che si darà un unico voto. Detto in altro modo e’ come avere su un’unica scheda le due separate che si usavano per la legge Mattarella alla Camera. Per questo è un pò paradossale che chi ha raccolto le firme per il ripristino della Legge Mattarella critichi da questo punto di vista la proposta elaborata.
Il voto e’ unico perché altrimenti ci sarebbe la spinta a inventarsi “trucchi” non trasparenti come accadeva con la legge Mattarella con le liste civetta per aggirare lo scorporo.
I candidati sono pochi e ciò consentirà di pubblicarli sulla scheda come in tutte le grandi democrazie europee che usano o solo i collegi uninominali (Inghilterra, Francia) o solo liste bloccate corte (Spagna) o un mix (Germania).

B- Come si assegneranno i seggi: QUANTI e QUALI

La prima operazione è quella di stabilire quali sono le forze che hanno diritto a seggi. Qui sta l’unica incongruenza del testo di ieri che parla di diritto di tribuna, illogico in un sistema proporzionale con sbarramento. Chi lo supera deve entrare, chi non lo supera deve stare fuori. Il diritto di tribuna ha senso solo nei sistemi maggioritari dove forze col 10-15% dei voti rischiano di restare senza seggi. Infatti il tema fu sollevato in Francia (senza peraltro darvi seguito) a partire dall’esclusione dal Parlamento del partito di le Pen.
Il testo sembra poi privilegiare la scelta dell’assegnazione dei seggi su base nazionale. Questa scelta comporta però la necessità, per avere un’efficace correttivo maggioritario, di assegnare poi un premio al primo partito a cui andrebbe riservata una quota di seggi, con una sorta di “protesi esterna” a sistema. Non è una scelta sbagliata, ma un effetto analogo si potrebbe indurre in via naturale assegnando invece i seggi al solo livello di circoscrizione, ossia con una correzione spagnola, riproposta dal testo del Gruppo Astrid (vedi oltre).
In ogni caso, scelto il livello a cui assegnare i seggi a quel punto si saprà QUANTI sono gli eletti di ciascuna lista

La seconda operazione avviene a livello di circoscrizione per la determinazione delle persone elette, per secgliere cioè QUALI siano gli eletti. Gli eletti nell’uninominale sono i primi di ciascun partito, alla lista si attinge solo per la parte rimanente. Mettiamo che in una Circoscrizione media i collegi siano 7 e i seggi da assegnare 14, dato che i collegi sono metà dei seggi.
Col voto proporzionale si assegnerà il numero complessivo dei seggi: supponiamo che un partito A ne ottenga 6, un partito B 4, un partito C 3 e un partito D 1 .
Seguendo il nostro esempio, mettiamo che 5 vincitori dei collegi siano del partito A e 2 del B.
A quel punto i 6 eletti del partito A saranno i 5 vincitori del Collegio e i primi 2 della lista. I 4 eletti della B saranno i 2 vincitori di collegio e i primi 2 della lista. C e D attingono solo alla lista. Se si verifica il caso per cui un partito vince più collegi dei seggi spettanti, ad esempio 5 collegi con 4 seggi, si tiene l’eletto in più nel collegio e si ripete l’assegnazione proporzionale col D’Hondt, con un seggio di meno.

C- Effetti sistemici: incertezza per tutti e coalizioni imperniate di norma sul primo partito

Il sistema consente che forze minori, di poco superiori allo sbarramento abbiano una rappresentanza in seggi lievemente inferiore ai voti.
Le forze medie otterranno un equilibrio quasi perfetto tra voti e seggi.
Le forze più grandi, che non e’ detto siano sempre le stesse nel corso del tempo hanno una sovrarappresentazione di qualche punto, ma a meno che la prima di esse non vada intorno al 45 per cento dei voti, non può comunque avere un’autosufficienza in seggi. La sovrarappresentazione consente un rapporto più semplice, soprattutto a un duplice fine: quello di non mettere in discussione la spettanza della Presidenza del Consiglio al leader del partito con più seggi e quello di non produrre di norma, un esito così incerto che imponga come regola le Grandi Coalizioni. Di norma essa non porta all’autosufficienza, ma alla ricerca di uno o due alleati minori.

Allegato- le riflessioni del testo Astrid sulla Riforma elettorale
(tratto dal documento “Le riforme istituzionali ed elettorali possibili prima delle elezioni del 2013” su iniziativa dei deputati Enrico La Loggia (Pdl), Linda Lanzillotta (Api/Terzo Polo) e del senatore Walter Vitali (Pd) nonchè da un gruppo di parlamentari appartenenti ai diversi schieramenti politici: sen. Marilena Adamo (Pd), on. Marco Causi (Pd), on. Renato Cambursano (Misto), sen. Stefano Ceccanti (Pd), sen. Antonio D’Alì (Pdl), sen. Enrico Morando (Pd), sen. Andrea Pastore (PdL), sen. Tiziano Treu (Pd), on. Salvatore Vassallo (Pd). Le proposte sono state predisposte in collaborazione con gli esperti della Fondazione Astrid, tra i quali Franco Bassanini, Vincenzo Cerulli Irelli, Gian Candido De Martin, Giorgio Macciotta, Alessandro Pajno, Franco Pizzetti, Jacopo Sce, Luciano Vandelli, Massimo Villone.)

“La riforma del sistema elettorale deve, a nostro avviso, innanzitutto, consentire agli elettori di giudicare la qualità dei singoli candidati al Parlamento, superando le lunghe liste bloccate della legge attualmente in vigore. Deve frenare la frammentazione politica, garantendo un pluripartitismo moderato e preservare la dinamica bipolare e l’alternanza, senza tuttavia imporre la formazione di coalizioni pre elettorali artificiose, prive di coesione programmatica. Deve, dunque, contenere elementi maggioritari tali da promuovere le aggregazioni e da sollecitare una trasparente competizione tra grandi partiti reciprocamente alternativi.
Riguardo alla modalità di presentazione delle candidature e quindi alla scelta dei singoli parlamentari da parte dei cittadini, è giustamente condivisa l’idea che convenga seguire il modello tedesco. Ciò significa prevedere che metà dei seggi sia attribuita nell’ambito di collegi uninominali al candidato che, in ciascun collegio, avrà preso più voti, e che l’altra metà sia distribuita in modo da realizzare una compensazione proporzionale, sottraendo quindi dal totale dei seggi spettanti a ciascun partito su base proporzionale quelli già conquistati nei collegi uninominali. Gli elettori darebbero un solo voto valido per i candidati di collegio e per le liste circoscrizionali di uno stesso partito. Le liste circoscrizionali dovrebbero essere davvero “corte”, in modo da garantire una perfetta riconoscibilità dei candidati proposti dai partiti per l’elezione. Si potrebbe stabilire che non siano formate da più di tre o quattro candidati, prevedendo che laddove un partito abbia diritto a più seggi e non ne abbia conquistati abbastanza nei collegi uninominali della stessa circoscrizione, vengano ripescati i suoi migliori perdenti negli stessi collegi. Sarebbe così assai facile svolgere elezioni primarie per la scelta dei candidati, come minimo nei collegi uninominali. Verrebbe ristabilita una relazione più immediata e diretta tra elettori e singoli candidati, di collegio e di circoscrizione, senza tornare alle preferenze.
Riguardo alla modalità di ripartizione dei seggi tra i partiti, per le ragioni indicate in premessa, il sistema elettorale non dovrebbe a nostro parere produrre un puro rispecchiamento proporzionale. Deve anche essere il più possibile semplice. Non riteniamo dunque adeguate soluzioni che tendono a generare una distribuzione perfettamente proporzionale dei seggi le quali verrebbero poi articificialmente “corrette” con soglie, premi e ripartizioni selettive di quote riservate di seggi. Soluzioni di questo tipo, oltre ad essere inutilmente complicate, rischiano di essere inefficaci, di produrre sperequazioni non giustificabili ed effetti paradossali non previsti.
A nostro avviso la soluzione preferibile consiste nel ripartire i seggi circoscrizione per circoscrizione, senza recupero dei resti, come nella legge elettorale adottata per la Camera bassa in Spagna. La soglia contro la frammentazione e il premio per i partiti più grandi sarebbero prodotti in maniera implicita e graduale da un unico parametro: il numero dei seggi assegnati in ciascuna circoscrizione. Se le circoscrizioni non sono troppo grandi né troppo piccole (prevedendo in media l’assegnazione di 14 seggi, sette dei quali in collegi uninominali), questo sistema crea una “barriera naturale” alla frammentazione perché, per conquistare uno dei circa 14 seggi in palio, bisognerà avere intorno al 5% dei voti. I partiti che ottengano più o meno il 10% dei voti avranno grosso modo, nell’aggregato nazionale, il 10% dei seggi; quelli più piccoli saranno un po’ sottorappresentati (salvo i partiti con forte insediamento in specifiche regioni), quelli più grandi moderatamente sovrarappresentati. Un partito che dovesse scendere, al livello nazionale, fino a circa il 3% dei voti, potrebbe ancora ottenere seggi in qualche circoscrizione e vedersi quindi riconosciuto, senza stabilire ulteriori soglie o quote riservate, un diritto di tribuna.
Premiando le integrazioni, il sistema che proponiamo (tedesco con correzione spagnola) stimolerebbe il riassetto del sistema politico intorno a 5-6 partiti e manterrebbe viva la dinamica bipolare attraverso la competizione, decisiva, tra i due partiti più grandi.”

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