Luca Diotallevi su dottrina sociale della Chiesa, art.18 e riforma del mercato del lavoro


Per un commento, Alessandro Guarasci (Radio Vaticana) ha sentito il parere di Luca Diotallevi, vicepresidente del Comitato delle Settimane Sociali.

R. – L’accordo va in una direzione giusta almeno per due ragioni. La prima è che aumenta la flessibilità del mercato del lavoro, la seconda è che non si ferma alle vecchie convenzioni della concertazione: si ricerca l’accordo, ma fa parte dell’autonomia della politica, se l’accordo non viene, di andare più avanti. Altro è dire che il lavoro è compiuto. Il lavoro assolutamente non è compiuto, perché resta ancora, tra virgolette, lo scandalo di una pubblica amministrazione in cui i garantiti sono tali, anche al di là di ogni controllo della loro produttività.
D. – Una riforma pensata anche per regolare la flessibilità in entrata, secondo lei?
R. – Naturalmente, i modelli che abbiamo, pensiamo a quello danese, sono molto più evoluti: il cammino è da compiere, ma soprattutto in questo momento – direi – non lasciamoci per strada le condizioni ingiustificatamente protette nelle quali opera la pubblica amministrazione.
D. – Si andrà a una revisione degli ammortizzatori sociali: rimangono fuori, però, tutta una serie di categorie come collaboratori, lavoratori intermittenti… Insomma, una parte del precariato rischia di rimanere fuori da alcuni benefici che riguardano ancora i lavori cosiddetti protetti…
R. – La strada da compiere è ancora lunga ed è difficile che la possa compiere un governo tecnico. In questo caso, è positivo che si sia fatto un passo nella stessa direzione che fu di Tarantelli, di Biagi e di D’Antona: ce ne sono, come giustamente dice lei, ancora molti da fare. Io sottolineerei solo, – con un richiamo alla Centesimus Annus – come tutto questo sia esattamente nella direzione della Dottrina sociale della Chiesa, che ricorda che garantire il diritto al lavoro non è, appunto, garantire ad ogni costo il posto di lavoro.
D. – C’è stata una spaccatura sull’articolo 18: secondo lei, è una questione di merito o soprattutto ideologica?
R. – Una certa idea di certe garanzie è l’anima di una sinistra, più che rivoluzionaria, direi conservatrice, fortemente conservatrice, presente in Italia e non solo nella Fiom-Cigl e in tante aree, ma certamente in questo momento rappresentata soprattutto da questa porzione del mondo sindacale.
D. – Lei teme dei possibili conflitti sociali?
R. – Se noi, per conflitti sociali, intendiamo sommovimenti di pezzi di opinione pubblica contro altri pezzi di opinione pubblica, naturalmente no. Io credo che questa riforma abbia dietro un grande consenso. Se invece pensiamo – com’è successo questa mattina a Torino – che pochi gruppi, i soliti, si facciano sentire, anche in modo sanguinoso, questo è altamente probabile. Ma non confondiamo la terribile eclatanza di questi gesti con il fatto che abbiano dietro molti: anzi questi gesti sono terribili proprio per occultare che il consenso dietro di loro è modesto.

4 Comments

  1. Stefano Ceccanti ha detto:

    LAVORO. FORNERO: INTERVERREMO ANCHE SULLA FUNZIONE PUBBLICA

    (DIRE) Roma, 22 mar. – “Il ministro Patroni Griffi ha la
    responsabilita’ della funzione pubblica. Non era in mio mandato o
    potere di intervenire sulla funzione pubblica. Ma questo non vuol
    dire che non interverremo”. Cosi’ il ministro Elsa Fornero in
    conferenza stampa a Palazzo Chigi.
    E aggiunge: “Ci saranno interventi e il governo valutera’ cosa
    bisognera’ fare. Di questo se ne occupera’ il ministro Patroni
    Griffi”.

  2. Carlo Riviello ha detto:

    Ottimo Luca, e d’accordissimo.
    Con una postilla sul pubblico impiego però: è dal ’93 (Dlgs. n. 29 e successivi) che il rapporto di lavoro si è progressivamente andato omologando al modello contrattuale privatistico, dalla dirigenza in giù, e con riferimento alla contrattazione nazionale, integrativa/aziendale, individuale.
    Un’intervento sulla licenziabilità potrebbe considerarsi un approdo perfino naturale, a partire dal regime vigente che, a certe condizioni, la contempla già.
    Un particolare non trascurabile semmai è che al suddetto percorso si sono sempre ostinatamente e puntualmente sottratte, al riparo delle leggi via via succedutesi, 4 categorie: magistrati, diplomatici, prefetti e docenti universitari.
    Se e quando s’interverrà anche su di loro, mutatis mutandis, non sarà mai (o forse si) troppo tardi.

  3. Giorgio Armillei ha detto:

    Superare completamente il regime di specialità del pubblico impiego, a maggior ragione per le categorie ancora sottratte alla privatizzazione del rapporto di lavoro, è un tassello essenziale per il completamento della riforma del mercato del lavoro. Un regime di specialità, non dimentichiamolo, che deriva dall’assunzione del modello statalista francese fatta in un preciso momento della storia nazionale, alla fine dell’ottocento, a fronte di una disponibile alternativa anglosassone. Non solo per il pubblico impiego ma per tutto il sistema amministrativo, incluse le forme di tutela dei privati nei confronti delle pubbliche amministrazioni.

  4. Carlo Riviello ha detto:

    Ottimo Giorgio e d’accordissimo.
    Anche perchè non si possono invocare politiche “liberalizzanti” se non a partire dai settori maggiormente protetti, proprio all’interno di un mondo variegato come quello delle pp.aa. che ha comunque conosciuto, in larga misura, importanti “rivoluzioni” negli ultimi anni al suo interno.
    E aggiungerei la necessità dell’estensione di un incisivo sistema di valutazione della performance, sulla scia della riforma Brunetta, finora di fatto vanificato dai reiterati blocchi alla contrattazione e tagli lineari alle retribuzioni.
    Dopodichè segnalerei un rischio, insito nei progetti di riforma del lavoro tuttora in fieri: non si vorrebbe cioè che, a dispetto delle (troppo) enfatizzate modifiche ai vincoli “in uscita” (art.18), la stretta che si prospetta sulle tipologie di “entrata” non finisca, proprio quando se ne invoca il superamento, e fino al pubblico impiego, per riproporre il “posto fisso” come modello di fatto prevalente nel resto del mercato del lavoro.
    La c.d. moltiplicazione delle tipologie contrattuali – post pacchetti Treu e Biagi – ha comunque costituito un elemento di forte fludificazione, ancorchè contraddetto da non pochi abusi precarizzanti, nella propensione ad assumere da parte delle imprese.

Leave a Comment