L’Europa antisemita


di Marek Halter

Quando accadono tragedie come quelle di Tolosa, mi chiedo se si possono ancora considerare gli ebrei come i capri espiatori della Storia. Ebbene, la risposta è sì. Mi torna in mente quella barzelletta triste di quei due amici che s´incontrano al bar e cominciano a parlare di crisi, disoccupazione, miseria. A un certo punto uno dice all´altro: «È tutta colpa degli ebrei e dei ciclisti!». E l´altro gli risponde: «E perché mai dei ciclisti?». Ora, in questi tempi di ristrettezze sta crescendo in Francia la rabbia verso gli “arabi”, perché sono visti come quelli che ci mangiano nel piatto, e parallelamente aumenta l´antisemitismo. Appena la società si rivolta contro una minoranza, a pagarne le conseguenze sono anche gli ebrei, che però non sono minoranza, poiché da secoli gli ebrei francesi sono cittadini francesi come gli ebrei italiani sono cittadini italiani. Ma da duemila anni sono loro i “colpevoli” di tutti mali. Primo tra tutti, quello di aver ucciso Cristo. Appena si punta il dito contro un popolo accusandolo di un peccato qualsiasi, purtroppo si pensa immediatamente anche agli ebrei.
Negli ultimi anni la comunità ebraica di Francia è stata vittima di numerosi attentati: nel 1979 contro una scuola ebraica parigina, nel 1980 contro la sinagoga della rue Copernic, nel 1982 contro un ristorante nel “ghetto” della rue des Rosiers, nel 1996 contro il giornale Tribune Juive. Non è dunque la prima volta, dal dopoguerra a oggi, che si uccidono degli ebrei in quanto ebrei.
La strage di Tolosa è avvenuta nell´anniversario dell´indipendenza dell´Algeria. L´assassino avrebbe ucciso prima dei paracadutisti francesi, che sono gli ultimi che lasciarono Algeri, dopo aver compiuto barbari crimini. Poi ha ammazzato gli ebrei. Ma perché gli ebrei? Perché entrare armato fino ai denti in una scuola nella periferia della città e sparare su chiunque gli si presentava davanti? C´è premeditazione, in questo massacro. E ci sono stati sicuramente dei sopralluoghi, anche perché il killer sapeva che alle 8 meno 5 arrivavano i professori e gli alunni.
È verosimile che l´assassino si sia detto: «Se uccido solo dei parà la stampa non ne parlerà abbastanza. Ma se ammazzerò anche qualche ebreo ne parleranno tutti». Così è stato. Tutto sembra minuziosamente preparato, attentamente meditato.
Nella campagna per le presidenziali francesi alcuni leader hanno proposto un controllo più severo delle frontiere per fermare “l´invasione” di rom o di extracomunitari nordafricani, accusati di chissà quali reati. Il risultato di questa campagna xenofoba è stato devastante, soprattutto se si guardano le cifre degli atti razzisti e antisemiti, che sono aumentati del 150 per cento.
È fortemente simbolico attaccare una scuola religiosa dove si insegna il giudaismo, e dove i bambini indossano tutti la kippà. Chi detesta gli ebrei vuole ucciderli quando sono ancora piccoli. Un po´ come nel culto della Geenna, a Gerusalemme, dove si sacrificavano bambini a Moloch.
In quella scuola di Tolosa c´ero stato all´inizio del mese. Quei bimbi sono poi venuti a vedere il mio documentario su Birobidjan. Ed è terribile pensare che alcuni di quei bimbi che sono venuti ad applaudire il filmato, oggi non ci sono più. Se non fossero bambini ebrei sarebbe altrettanto doloroso.
È già capitato che in Francia un pazzo prenda in ostaggio una scuola. Quando accadde a Neuilly, fu l´occasione per Sarkozy di far parlare di sé per la prima volta. Era allora sindaco di quel ricco sobborgo di Parigi. Entrò disarmato nell´aula dove l´attentatore s´era rinchiuso con i bambini e lo convinse ad arrendersi.
Diverso è l´attacco di Tolosa. Perché non c´è casualità nella strage di ieri. Sono convinto che sia stata ordinata da qualcuno. O voluta da un´ideologia, o da gruppi politici. Come il norvegese neonazista che lo scorso luglio ha ucciso un´ottantina di ragazzi perché ai suoi occhi incarnavano la rivoluzione marxista. Se si sceglie un luogo così simbolico per compiere un olocausto non si agisce solo per follia.
La sparatoria nella scuola è un gesto che ha sconvolto la Francia. Non è un caso che tutti i politici si siano precipitati a Tolosa dopo aver deciso di fermare la campagna elettorale. François Hollande ha annullato un suo intervento in tv e Nicolas Sarkozy ha procrastinato una sua intervista alla radio. Nel nome della Repubblica francese si sentono tutti coinvolti da quanto è accaduto. Anche se questa Repubblica non è in grado di proteggere i suoi cittadini, quando questi sono ebrei.
(testo raccolto da Pietro Del Re)

(“La Repubblica”, 20 marzo 2012)

Leave a Comment