AAA democrazia cercasi


Tra le ultime dichiarazione del premier tecnico c’e’ la sua intenzione (sempre tra il 2012 e il 2013?) di trasformare il sistema impositivo da sistema a imposizione diretta a sistema ad imposizione indiretta.

Mi limito a due osservazioni di getto: prima, in questi due prossimi anni un passaggio di questo tipo, ovviamente pro ciclico, mi sembrerebbe poco utile; seconda, come dovrebbe essere interpretato questo mutamento alla luce di quanto previsto dall’art. 53  della Costituzione, c.1 e 2.?

Mi si dira’: alle persone a basso reddito, che vedranno crescere comparativamente rispetto a quelle di reddto piu’ elevato, il peso fiscale, questo verra’ restituito in termini di servizi. La conseguenza sara’ che si otterrà una progressivita’ al contrario certa che verrà mitigata dal “diritto” a una serie di servizi incerti (magari forniti da privati e quindi nuovamente tassati) da erogare a seconda di caratteristiche specifiche, mutevoli, e a seconda del momento (crisi  o non crisi, priorita’ europee etc. etc.) In ogni caso una progressività certa sarà di nuovo tutta da dimostrare oltre che da riconquistare. E quindi in un periodo di incertezza globale (a parte quella di chi certamente deve sopportare i sacrifici) si aggiunge un ulteriore grado di incertezza.

La cosa che mi perplime e’ che abbiamo a che fare con un governo tecnico. Non vorrei che questo passasse per significare solo che si tratta di un governo “indipendente” dai partiti (che solo a scriverlo mi sento poco bene). Un governo tecnico deve sapere cio’ di cui parla e darne di mostrazione. Non vorrei che pensassero che il diritto (e in particolare quello costituzionale) non sia un fatto tecnico. Tuttavia ci sono alcuni aspetti degli ultimi provvedimenti (la cui lettura e’ un vero calvario, poiche’ nello stesso stile delle ultime norme lenzuolo tremontiane, ovvero fatti quasi esclusivamente di rimandi legislativi e piccole modifiche verbali, anche se di grosso peso) che purtroppo danno da pensare in questo senso, come nel caso della modifica delle funzioni delle province (su cui non esprimo un giudizio, dico solo che sono partiti ricorsi alla Corte Costituzionale perche’ si è provato a modificare con una legge “normale” una norma costituzionale). Con la conseguenza di rendere il provvedimento inattuato e di aver costruito una zona di incertezza in piu’ in un momento gia’ non facile.

Ma in tema di lavoro mi sembra che, anche senza considerare l’ art. 18, si proceda un po’ allo stesso modo e che quando è stato chiesto ai tecnici di fare i tecnici (ovvero di fare un po’ di conti prima di scaricare il peso delle modifiche sempre sugli stessi) i tempi di dibattito sono saltati, perche’ i conti non ci sono. Su che cosa si basavano le ipotesi tecniche? E’ domanda legittima anche se si voglia pensare solo che il tentativo sia quello di modernizzare il mercato del lavoro, magari avendo sempre presente gli art. 1, 3 e 4 della nostra Costituzione. Un tecnico sa che uno dei problemi del suo lavoro sono i vincoli e il principio di realta’. E comunque non si perde (poiche’ e’ al governo di un paese) per strada parti di societa’ come nel caso delle pensioni, lasciandole a un destino non piu’ governato da lacuna norma o caricato di costi impropri.

Quello che poi proprio mi fa saltare sulla sedia è sapere che questo Parlamento ritiene normale che un governo tecnico assolva, anche se in conditizioni temporalmente limitate, anche un ruolo legislativo attraverso l’esercizio di deleghe legislative che proseguono la loro operativita’ tra un Governo e l’altro (condizione che molti costituzionalisti ritengono al limite della legittimita’ costituzionale e comunque accettata solo a partire dalla cosiddetta “seconda repubblica”) o che addirittura vengono date al nuovo governo “tecnico”. E salto sulla sedia perche’, lavorando nel settore ricerca, so che anche la temporaneita’ delle deleghe è ormai un fatto solo formale, essendo il mio settore, come quello dell’Universita’, sottoposto da ormai quindici anni agli effetti di ripetute e continue deleghe legislative che intervengono sistematicamente sulle stesse cose e senza aspettare e valutare gli effetti della delega precedente (e scaduta da pcochi mesi).

Infine mi chiedo  se per questo governo anche discipline come le scienze sociali siano ritenute poco tecniche, e quindi ritengano di non doversi preoccupare degli effetti apparentemente “non economici” delle loro riforme. In termini di scienza della politica e di psicologia sociale e ormai individuale, anche se il ceto medio italiano ha una grande capacità di rassegnazione, questa situazione di crisi e di progressiva incertezza (dovuta indubbiamente a una situazione di complessiva transizione) sta creando “aspettative” non positive, se non vere e proprie zone di disagio “mentale”. Questo disagio cresce, ovviamente, al diminuire del reddito.  E la transizione si allunga nel tempo. Forse un po’ piu” di attenzione tecnica anche in questo senso (e do atto a questo governo tecnico di averne gia’ avuta di piu’ dei precedenti governi “democratici” Berlusconi e non solo) sarebbe opportuna e rimediabile nel breve con un ascolto ancora più attento e senza pregiudizi di quelle contraparti fastidiose ma che possono tecnicamente fungere come sensori di questo disagio.

Ed e’ per questo contesto molto frammentato e ambiguo che non mi sento neppure piu’ di dovermi meravigliare se sulla TAV/TAC invece che affrontare il tema in modo tecnico si preferisce “tecnicamente” ributtarla in caciara, anche approfittando di una categoria, quella dei giornalisti, che da tempo, svolge il proprio mestiere a risparmio, nella sua maggioranza senza piu’ preoccuparsi di verificare e analizzare il contesto che da’ senso alla notizia, e le fonti. Ho sentito stamattina, alle ore 6 e rotti, su Radio 2, la prima intervista a uno dei tecnici dell’Osservatorio messo su per confrontarsi con i sindaci della Val Susa. Era la prima volta che ascoltavo che cosa era emerso da quella commissione e forse se lo ascoltasse anche il governo si potrebbe uscire da questa situazione, ormai imbarazzante anche dal punto di vista tecnico/democratico. Ovvero una situazione che, per essere affrontata in modo tecnico, richiede ai cittadini di modificare per due decenni la loro vita in modo anormale, anche in una situazione gia’ di crisi complessiva, affrontare il rischio della illeggittimita’ di alcune azioni, passare per potenziali terroristi ed essere a priori considerata ignorante, egoista, violenta.  Se fosse bastata una manifestazione “normale”, magari per le strade di Roma, una volta ogni tanto, senza dare troppo fastidio se non al traffico, e’ probabile che oggi staremmo conteggiando, tecnicamente,  i costi, propri e impropri, di una nuova Salerno Reggio Calabria. Peccato che, tecnicamente, nella loro rivendicazione, coloro che manifestano in modo “troppo fastidioso” abbiano moltte ragioni da vendere, come gia’ e’ stato dimostrato dai fatti, ovvero dalle prime modifiche progettuali. Ma loro, prima che di essere tecnici, sembra che debbano dimostrare al mondo di sapere essere democratici.  C’e’ qualcosa che proprio non mi torna.

… poi sento la proposta di Berlusconi di un partito unico per le prossime elezioni che ricandidi  Monti… e ho paura che noi si sia come le rane nella pentola che non si rendono conto della temperatura che sale… fregate in modo molto tecnico

chiara c.

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