il (Tre)Monti che non t’immagini…


E la frustata all’economia che Giulio Tremonti aveva avversato? Non doveva finalmente approvarla il premier Mario Monti che sul Corriere della Sera per mesi l’ha invocata? Nel centrodestra queste due domande, tra il retorico e il malizioso, si susseguono. Non solo nel centrodestra, visto che l’economista Marco Onado sul Fatto quotidiano di ieri ha così commentato il decreto Monti: troppo rigore, pochissimo sviluppo. I grandi numeri, per usare un gergo tremontiano, parlano chiaro: la manovra Monti da 30 miliardi è composta da 13 miliardi di tagli alle spese e di 17 miliardi di nuove imposte.

Si poteva fare diversamente? No, dicono al Tesoro, come lo dicevano anche durante il governo Berlusconi. Il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, domenica ha sibilato, attirandosi una critica indiretta di Monti: “Le cifre globali della manovra rispecchiano in toto le richieste della Commissione europea”. Come dire: abbiamo pochissimi margini di autonomia. Ma perché solo rigore e poca crescita? La risposta sta in un altro mantra criticato in passato dagli antitremontiani: la crescita non si può fare per decreto. Altrimenti, dicono ambienti tremontiani, quell’agognato e magico decreto l’avrebbe approvato il nuovo premier. La realtà è che, con un’economia europea asfittica e con i costi del debito pubblico in ascesa, la priorità resta sempre quella di mettere in sicurezza i conti pubblici: il rigore come premessa della futura crescita. Lo diceva Tremonti, lo dice con i fatti anche Monti.

Sta di fatto che la gragnuola di tasse è resa chiara dalla relazione tecnica al decreto resa nota ieri: aumento immediato, tra l’altro, per le accise sui carburanti. D’altronde, scorrendo gli editoriali del Corriere scritti dall’ex presidente della Bocconi negli ultimi tre anni, si notano gli apprezzamenti di Monti per la politica di finanza pubblica di Tremonti (apprezzamenti esplicitati anche in dichiarazioni a Bruxelles dell’attuale premier) mentre le critiche sulla crescita erano indirizzate soprattutto al Cav. e allo scarso peso di ministeri come quello dello Sviluppo, ora affidato a Corrado Passera. E proprio dagli editoriali di Monti si rintraccia un concetto caro a Tremonti: la vera frustata all’economia non la può schioccare l’Italia ma deve imprimerla soprattutto la Germania, la sola che con l’aumento della domanda può trascinare l’economia dell’Europa, e dell’Italia. Come dire: politiche sviluppiste, per di più in deficit, non solo sono inutili ma anche deleterie. Nessuno stupore, quindi, se per il 2012 il governo stima per l’Italia una riduzione del pil tra lo 0,4 e lo 0,5 per cento.
Detto questo, è indubbio che qualche misura liberalizzatrice è presente nel decreto e che una radicale riforma strutturale come quella delle pensioni c’è ed è stata difesa ieri dal ministro del Welfare, Elsa Fornero: dal 2018 non dovrebbe più essere possibile andare in pensione anticipata rispetto all’età di vecchiaia. Ma è sul fisco montiano che si rintracciano anche le idee tremontiane. Da oltre un decennio l’ex ministro consiglia uno spostamento della tassazione dai redditi e dal lavoro ai consumi e alla proprietà.

L’incremento dei tributi sui beni, la lievitazione degli estimi catastali del 60 per cento e la reintroduzione dell’Ici, oltre al probabile aumento dell’Iva, segnano un’attuazione delle idee del tributarista di Sondrio. D’altronde in molti nel Pdl ricordano che l’abolizione dell’Ici sulla prima casa fu più una bandiera del Cav. che una trovata tremontiana. E poi, chi ha curato la parte fiscale del decreto Monti? Sulla tassazione della casa che frutterà 11 miliardi hanno avuto un peso le idee e i numeri di Ignazio Visco, che anche prima di diventare governatore di Bankitalia era ascoltato e stimato da Tremonti; la perizie tecnica di Vieri Ceriani sempre della Banca d’Italia, in passato consigliere economico dell’ex ministro Visco, e coordinatore del comitato che ha predisposto la mappa completa delle agevolazioni tributarie e assistenziali (base per la delega tremontiana); e l’esperienza accademica e istituzionale di Piero Giarda, attuale ministro per i Rapporti con il Parlamento, che per conto di Tremonti ha presentato mesi fa al Tesoro un ponderoso studio sul bilancio dello stato che è di fatto un’agenda di lavoro sui tagli prossimi venturi alla spesa pubblica.

© – FOGLIO QUOTIDIANO

di Michele Arnese

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