Fermiamo il razzismo ora


di Vladimiro Frulletti

Ha il sorriso aperto e sfrontato di una ragazzina di 13 anni. Le brillano gli occhi. Chissà quante volte avrà guardato quella foto, Samb Modou. Lui sua figlia non l’aveva mai conosciuta. Era partito dal Senegal quando la moglie era incinta di tre mesi. E non era ancora riuscito a tornare a casa. Presto però avrebbe avuto i documenti e allora sì che l’avrebbe potuta abbracciare. Invece martedì, al mercato di Piazza Dalmazia, un assassino razzista ha messo fine al suo sogno. E a quello di Diop Mor. Ieri, dietro la foto della bimba e della moglie di Modou, a Firenze c’erano tantissime persone.
CORTEO
Da piazza Dalmazia al centro di Firenze, a piazza santa Maria Novella ci sono poco più di 3 chilometri. In ventimila ieri pomeriggio li hanno percorsi a piedi, in un lungo corteo, triste e colorato. Anche bello, a patto che si possa usare questo aggettivo per una manifestazione funebre. Tutta quella gente s’era data appuntamento per ricordare Modou e Diop Mor, uccisi dal criminale razzista Gianluca Casseri.
Più di un’ora di marcia silenziosa: solo slogan contro il razzismo. E qualche insulto al sindaco di Firenze, Matteo Renzi, da parte degli antagonisti. Un silenzio che davanti alla stazione di Santa Maria Novella si è fatto canto. Il canto degli amici e dei compagni dei due cittadini del Senegal. «C’è un solo Dio» intonavano a mezza voce dietro la bandiera del loro Paese. «Nessuno è straniero» gridava lo striscione che reggevano insieme. E in effetti dire che dentro a quel lungo serpentone ci fosse qualcuno di “estraneo” è davvero difficile. I cittadini senegalesi erano tantissimi, arrivati da tutta Italia. C’erano anche l’ambasciatore itinerante per gli immigrati senegalesi e la rappresentante (Aisotou Tall) del partito Socialista del Senegal. Ma al loro fianco sfilavano anche migliaia di italiani. Famiglie con i bambini al seguito e ragazze e ragazzi con in spalla gli zaini della scuola.
IN MARCIA
E poi le bandiere listate a lutto del Pd, di Sel, di Rifondazione comunista, della Cgil, dell’Arci. I gonfaloni dei Comuni toscani (ma non quello di Firenze), della Regione Toscana e delle province di Firenze e Prato. I sindaci con la fascia tricolore. Il presidente della Toscana Enrico Rossi, il sindaco Renzi, la vicepresidente della Camera Rosi Bindi e molti parlamentari come Michele Ventura, Gianni Cuperlo, Vittoria Franco e Tea Albini del Pd e Fabio Evangelisti dell’Idv.
E i leader del centrosinistra: il segretario del Pd Pierluigi Bersani, quello di Sel Nichi Vendola e del Psi Riccardo Nencini. Il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero e Maurizio Landini della Fiom. Ma pure l’ex ministro Gianfranco Rotondi (già Dc) e Marco Ferrando (già ex Prc) del partito comunista dei lavoratori. E anche Adriano Sofri («sono per strada, ma non libero» dice rifiutando di fare dichiarazioni) e Sergio Staino. Tutti insieme per tirare su un argine al sentimento razzista che sta avvelenando l’Italia perché, come denuncia dal palco il presidente Rossi «non ci sono isole felici». Per chiedere alla politica e alle istituzioni «di fare la loro parte reprimendo con severità fenomeni di terrorismo razzista». Perché per il segretario del Pd non ci si può consolare dietro alla presunta follia dell’assassino.
«Bisogna avere una reazione innanzitutto sul piano civile e culturale spiega Bersani mentre sfila a fianco del segretario regionale Andrea Manciulli perché siano bloccati immediatamente rigurgiti di tipo razzista». Il problema è quando questa propaganda xenofoba, denuncia Vendola, è alimentata da una classe dirigente che «per 15 anni ha fatto del razzismo di Stato» con leggi, come la Bossi-Fini che il leader di Sel chiede siano cancellate. Tanto che Ferrero dice che il razzismo e la xenofobia sono stati sdoganati dall’alto, «da certi ministri». «Guai ad abbassare la guardia di fronte al pericolo razzista invita Bindi È un problema anche culturale, ma è un fatto che da quando ci sono le leggi leghiste tutto è peggiorato».
Adesso ci sarebbe da “invertire la rotta” come chiede un lenzuolo-quadro che portano quelli di Sel e che raffigura le traversate della speranza. Il come lo indica Rossi (che chiede al presidente della Repubblica di dare la cittadinanza italiana ai tre cittadini senegalesi feriti): punire chi fa propaganda razzista e fascista, riconoscere come italiani i figli degli immigrati e diritto di voto ai loro genitori. Perché, per i tanti immigrati che escono da Santa Maria Novella mentre il buio fa risplendere le luminarie natalizie, la speranza è che la manifestazione non sia stata, come spiega il loro rappresentante Papa Diaw, «la solidarietà di un giorno e poi si ricominci come se niente fosse stato».

(“L’Unità”, 18 dicembre 2011)

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