mons. paglia su poliarchia


CATTOLICI: MONS.PAGLIA,PERSONA VIENE PRIMA DI ORDINI SOCIALI
VESCOVO TERNI A INCONTRI DI NORCIA FONDAZIONE MAGNA CARTA (ANSA) – NORCIA (PERUGIA), 16 OTT – ‘Individuare un’area comune tra diversi filoni che convergono nel definire l’anteriorita’ della persona rispetto agli ordini sociali e agli ordini politici’: e’ quanto ha auspicato il vescovo di Terni, Narmi e Amelia, mons. Vincenzo Paglia, intervenuto stamani agli Incontri di Norcia, la due giorni della Fondazione Magna Carta dedicata al confronto tra credenti e non credenti.
‘La Chiesa e’ chiamata, non da sola – ha affermato mons.
Paglia – a svolgere nella citta’ quel compito che potremmo chiamare di ‘relativizzazione’ dei poteri, sia politici che economici, scientifici o tecnici, a volte persino religiosi, perche’ nessuno di essi pretenda di essere assoluto’.
‘L’esserci della Chiesa – ha proseguito – desacralizza, ‘laicizza’ ogni potere, destituendolo da ogni pretesa sintetica e riportandolo a strumento di azioni misurabili, valutabili, imputabili. Questo dice l’insegnamento sociale della Chiesa quando propone il concetto di sussidiarieta”.
Il presule, si legge in una nota dei promotori, si e’ quindi soffermato sul concetto di ‘buona Citta’ terrena’. Essa – ha spiegato – ‘e’ pluriforme non uniforme, poliarchica non monarchica, democratica non autoritaria: e’, diremmo oggi, una Citta’ aperta, mai chiusa e, come amava dire don Sturzo, pervasa da ‘sano agonismo’. In questa Citta’ nessun ceto e nessuna singola istituzione e’ addetta o arbitra del bene comune, che deve essere invece misura dell’operato di ciascun individuo e di ciascun gruppo’. ‘E si badi bene – ha aggiunto – la Chiesa stessa non puo’ arrogarsi il compito della sintesi. Semmai, possono esserci momenti nei quali, proprio per la sua natura paradossale, la Chiesa puo’ offrire a tutti uno spazio di liberta’, come avvenne ad esempio durante i momenti piu’ bui dell’esperienza storica del Novecento’.
Infine, un riferimento ai ‘principi non negoziabili’, che monsignor Paglia ha connesso alla ‘questione del riconoscimento di una giusta e relativa autonomia del diritto dalla morale senza voler ridurre il diritto alla legge’, evidenziando, come detto, quanto sia ‘decisivo cercare di individuare un’area comune tra diversi filoni che convergono nel definire l’anteriorita’ della persona rispetto agli ordini sociali e agli ordini politici’. (ANSA).

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