Uomo e natura. Una sfida infinita d’amore e minacce


di Michele Smargiassi

“Una forma smisurata di donna seduta in terra”, dal volto “mezzo tra bello e terribile”: una matrigna crudele e sprezzante, così la Natura appare allo sfortunato Islandese nel celebre dialogo di Leopardi che fonda la nostra modernità. Meno di un secolo prima, Voltaire si era ribellato al terremoto di Lisbona, evento tremendamente naturale, in nome della Ragione. No, non è mai stato piacevole per i filosofi maneggiare questo concetto che all´uomo della strada evoca invece idee di relax, pace, benessere. Dev´essere per questo che il FestivalFilosofia di Modena ha atteso dieci anni prima di scegliere questa parola bella e terribile come tema della sua undicesima edizione.
Ma non si poteva attendere oltre: possiamo non occuparci della natura, ma la Natura si occupa di noi, fin nel profondo, sempre di più. «È diventato un argomento profondamente politico», spiega Remo Bodei, ideatore e responsabile scientifico del più importante appuntamento dedicato al pensiero speculativo.

Minacciata e fragile nel suo equilibrio ecologico, minacciosa e aggressiva nelle sue manifestazioni catastrofiche (tsunami, terremoti, uragani), la Natura sembra invocare o pretendere qualcosa dall´uomo: «Le cose inanimate sembrano sempre più godere di diritti, e li reclamano». Crolla l´opposizione classica fra natura e cultura, l´imprevista competitiva alleanza tra physis e technè profana il confine sacro del corpo umano e rende fluidi e labili concetti naturali come la vita e la morte. Certo, è giunto il tempo che il festival affronti finalmente, faccia a faccia, come l´Islandese di Leopardi, quell´enorme inquietante figura.
Del resto, non è la prima volta che l´adunata di fine estate dei filosofi deve misurarsi con la ribellione e la sfida dei concetti che di volta in volta evoca. Nacque sotto una stella terribile, il festival, nel settembre 2001. Si inaugurò pochi giorni dopo l´attentato alle Twin Towers, e il tema allora apparve stridente: Felicità; fu la politica del terrore, insomma, a incaricarsi di contraddire l´ottimismo apparente di quel debutto.

Oggi sembra accadere l´inverso: è un approccio politico ed etico alla Natura che tenta di aprire le porte a una possibile riconciliazione. Non sarà comunque un festival ottimista, perché la Natura, per quanto “da matrigna crudele ora ci appaia piuttosto come una mater dolorosa violata”, resta imprevedibile, ma la scelta del tema di quest´anno sembra avvertire il vento della riscossa realista dopo qualche decennio di postmodernismo e di “letture strapazzate di quella frase di Nietzsche per cui non esisterebbero fatti, ma solo interpretazioni”.
Tema concreto, quasi facile, ma proprio per questo sterminato. Non basteranno forse a esaurirlo i duecento eventi, tutti gratuiti, tutti in piazza, e i cinquanta e passa relatori (distribuiti nelle tre location tradizionali dell´appuntamento diretto da Michelina Borsari: Modena), alcuni molto assidui (Bauman, Cacciari, Nancy, Bianchi, Severino, Augé, Galimberti, Rodotà, Givone, Galli…), altri alla loro prima visita (Duque, Settis); ma ci si proverà secondo uno schema ormai collaudato: le lezioni sui classici, per scandagliare la genesi e l´evoluzione storica del concetto filosofico di Natura secondo due tradizioni fondamentali. Quella che, dalla Bibbia a Bacon, la vuole soggetta al dominio dell´uomo, e quella, da san Francesco all´ecologia moderna, che viceversa fa dell´uomo una semplice parte del suo regno. Poi le lezioni magistrali, per esplorare le latitudini odierne dell´idea, tenute da vari relatori, tra cui architetti, giuristi, scienziati, ecologisti.
Attorno, secondo la formula fortunata e popolare del festival (oltre un milione di visitatori in questi dieci anni), un pacchetto multimediale di mostre, spettacoli, laboratori per bambini e adulti. Compito apparentemente più semplice del consueto, infine, anche per Tullio Gregory, filosofo e chef del festival: i suoi menu filosofici saranno ovviamente la versione culinaria dell´impresa prometeica dell´homo faber, per scoprire quanto innaturali siano, nonostante tutto, le gioie umane del palato.

(“La Repubblica” 11.09.11)

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