Sulla revisione costituzionale spagnola da Il Riformista di oggi


Indebitarsi non è di sinistra. La lezione spagnola.

di Stefano Ceccanti

In meno di una settimana Psoe e Pp hanno varato la riforma costituzionale sui vincoli di bilancio che si chiuderà per metà settembre. Come ha spiegato il candidato socialista Rubalcaba: “Se chiediamo all’Europa di fare passi avanti, dobbiamo noi per primi fare passi avanti”. Senza una convergenza delle politiche di bilancio i Paesi che reagiscono meglio alla crisi perché hanno fatto riforme non accetteranno di devolvere poteri a istituzioni comuni ai Paesi che non hanno fatto un analogo sforzo. L’accordo comprende due livelli. Il primo è quella della riforma costituzionale. Il suo aspetto qualificante è di coinvolgere in modo stringente tutte le amministrazioni. Infatti il problema principale in Spagna è la difficoltà di far rispettare i vincoli soprattutto alle regioni, dovuta ad un fatto politico: frequentemente, anche se il sistema elettorale dà un premio significativo a entrambi i partiti maggiori, socialisti o popolari vincono con la sola maggioranza relativa dei seggi e si trovano così per governare a trattare da posizioni di debolezza sia verso i partiti regionalisti sia verso le proprie articolazioni periferiche. L’accordo va quindi letto, oltre che in chiave europeista, come una polizza di assicurazione rispetto a queste situazioni; per questo è nato come accordo a due, successivamente aperto alle ulteriori forze, pur non necessarie. Nel testo costituzionale non ci sono direttamente numeri, ma un rinvio alle determinazioni dell’Unione europea. Margini di flessibilità sono previsti in casi determinati ripresi dall’analoga formulazione tedesca (come la recessione economica o situazioni di emergenza straordinaria che pregiudichino in modo considerevole la situazione finanziaria o la sostenibilità economica o sociale dello Stato) riconosciuti come tali dalla Camera a maggioranza assoluta dei componenti. Il testo si conclude con i criteri per realizzare il secondo livello di intervento, quello cioè che dovrà inserire i numeri precisi: si tratta di una legge organica, quel particolare tipo di fonte del diritto che in Spagna è posta a metà, sia come contenuto sia come procedura, tra Costituzione e legge ordinaria. Le leggi organiche si votano a maggioranza assoluta dei componenti (non tre quinti come per le revisioni costituzionali, non a maggioranza semplice come le ordinarie) ed hanno il vantaggio di resistere all’abrogazione rispetto a eventuali leggi ordinarie senza appesantire il testo della Costituzione e senza renderne molto difficile la modifica. L’accordo politico comprende anche il testo della legge organica, con numeri e date, tra cui quella di approvazione, fissata entro il 30 giugno. Il deficit strutturale non potrà essere superiore allo 0,40 (0,26 per lo Stato e 0,14 per le Regioni) ed è così puntualmente definito, distinguendolo bene da un mero calcolo nominale: “ quello che deriva dal non prendere in considerazione le entrate e le uscite pubbliche relazionate alle espansioni e recessioni normali dei cicli economici “.

Stupisce la capacità decisionale di un sistema politico rispetto a quello italiano, in cui questo tema si dibatte già da mesi, in ultimo l’11 agosto scorso quando come parlamentari delle Commissioni parlamentari Affari Costituzionali e Bilancio siamo stati convocati in tutta fretta per un’audizione del Ministro Tremonti, sin qui senza conseguenze. Anche in Spagna come in Italia a fianco di critiche sensate, per la preoccupazione che si trattasse di deficit strutturale e non nominale, non sono mancate critiche politiche e costituzionali facenti capo a un certo conservatorismo nazionalista di sinistra che non considera adeguatamente l’importanza di questa riforma nel processo di costruzione della governance europea. Ad essi ha risposto con efficacia Rubalcaba: “Indebitarsi non è di sinistra. Di sinistra è spendere bene dando priorità alle politiche sociali”. Ieri il candidato ha incontrato in un tour de force la segreteria nazionale del Psoe, i segretari regionali e i parlamentari e ha blindato il consenso interno. I sindacati, compreso quello vicino al Psoe, la Ugt, hanno indetto proteste tra cui una manifestazione contraria per il 6 settembre, ma dai primi anni ’80 con Felipe Gonzalez, il partito a vocazione maggioritaria, proprio perché tale, sia che si trovi al Governo sia all’opposizione, non si piega mai a diktat di una parte minoritaria della propria constituency. Così anche il 6 settembre. Almeno in Spagna.

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