Pareggio di bilancio in Costituzione? Ma altre sono le riforme…


Pareggio di bilancio in costituzione? Certamente ci sono alcuni argomenti a favore: la storia degli ultimi decenni ha mostrato un irresistibile aumento del debito in rapporto al pil in Europa; e poi alcuni paesi europei come Germania e Francia sono già su questa strada, come ci ricorda Francesco Clementi oggi sul Sole 24 ore. Ma ho qualche dubbio.

Il più banale: i tempi della riforma costituzionale sono lunghi rispetto ai tempi della crisi in atto. E poi la fiducia dei mercati finanziari si crea con la reputazione che si acquisisce con scelte ordinarie. Non credo che l’annuncio del vincolo costituzionale sortirebbe di per sé un grande effetto. (e mi chiedo se a questo punto ci sia bisogno di un vincolo costituzionale per assumere comportamenti coerenti con la crisi in atto!)

Inoltre, la regola del pareggio di bilancio è tuttaltro che semplice da definire e da applicare poiché deve garantire i necessari margini di flessibilità (per consentire aggiustamenti rispetto alle fasi alterne del ciclo economico), ma questi margini aprono problemi tecnici e procedurali e spazi di elusione della norma stessa.

Un altro fatto bizzarro e privo di una chiara logica economica: la regola del pareggio di bilancio implica a lungo andare (cioè nei tempi in cui va valutata una norma costituzionale) la riduzione progressiva del rapporto debito/pil ben oltre quanto richiesto dalla sostenibilità del debito (fino al suo azzeramento), per il semplice fatto che il numeratore del rapporto rimarrebbe fermo mentre il denominatore aumenterebbe per effetto della crescita economica.

Ma veniamo al dubbio più generale (Francesco, che ne pensi?) che riguarda una possibile ambiguità del suo significato al di là delle sue ricadute economiche. Il vincolo costituzionale del pareggio potrebbe essere salutato con favore se servisse a imporre le riforme per la crescita economica e, soprattutto, a facilitare quelle necessarie a completare la transizione verso un bipolarismo responsabile (che sarebbe il vero rimedio al problema endemico del debito italiano). Ma non c’è forse il rischio, piuttosto, che l’enfasi su questa norma oggi distolga l’attenzione da questi due obiettivi prioritari e finisca per funzionare come surrogato rispetto a un ben più impegnativo programma di riforme (con relativa battaglia politica)? Quale delle due?

1 Comment

  1. francesco ha detto:

    Molte grazie a Giuseppe per la sollecitazione, che peraltro mi consente di spiegare più in dettaglio le mie considerazioni, a partire dalle sue valutazioni.
    Procedo con ordine:

    1. che “i tempi della riforma costituzionale sono lunghi rispetto ai tempi della crisi in atto”, è verissimo, accidenti. Tuttavia, il punto -al di là del comunque utile effetto annuncio- a mio avviso si basa sull’approfittare di una situazione di crisi per “imporre” regole di responsabilità. Regole, peraltro, alle quali non possiamo più sfuggire. So bene che la coerenza non si dà con regole, ma i comportamenti possono essere, come dire, debitamente incanalati e…indotti…

    2. che “la regola del pareggio di bilancio è tuttaltro che semplice da definire e da applicare poiché deve garantire i necessari margini di flessibilità ” è vero. Ed infatti la proposta che ho evidenziato tiene conto esattamente di tutto ciò. Forse è scritto in modo atecnico, ma quando accosto l’aggettivo “strutturale” (più volte, nell’articolo) a bilancio, penso proprio alla necessità di tener conto dell’andamento del ciclo economico (dei suoi alti e bassi). L’idea di un bilancio strutturale, peraltro, è nello schema previsto da Europlus, sicché anche la stessa Ue prevede, non ciecamente e ragionieristicamente, il pareggio 1:1.

    3. Riguardo alla “riduzione progressiva del rapporto debito/pil ben oltre quanto richiesto dalla sostenibilità del debito” seguo il tuo ragionamento. Ma al momento –se ho capito bene- non mi spaventa il fatto di tornare ad essere più virtuosi dei virtuosi, anche perché mi sembra un problema talmente lontano che, se (magari!) si porrà, vorrà dire che saremo tornati a non avere così tanto piombo nelle ali…fatto assai positivo in sé.

    4. Capisco il rischio effetto “cortina fumogena”, i problemi sono altri. E’ vero che il punto di tutto è la crescita, senza girarci attorno. Ma l’uno non esclude l’altro. A meno che non si pensi che si possa far crescita a debito…ma non credo che tu intendessi questo. Se la crescita non si può -e non si deve, non è più possibile se vogliamo rimanere nella Ue- farla a debito, allora mettere una norma di responsabilità fiscale eviterebbe (o mitigherebbe), laddove la maionese politica impazzisca nuovamente, il ritorno di un Pomicino al Bilancio…

    5. Insomma, ogni situazione a mio avviso di questa lunga transizione, può essere utile per introiettare germi di responsabilità politica propri di un modello di democrazia responsabile…e il Pd -perché a questo partito penso innanzitutto- deve impegnarsi per entrambe le cose: crescita e responsabilità fiscale. Anche perché, ai miei occhi -e non solo credo- non sembrano in contraddizione…Saranno in grado?

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