Cosa sta succedendo? di Giulio Zanella


Cosa sta succedendo?

L’estate 2011 ce la ricorderemo come quella del nuovo terremoto finanziario in Europa, un’altra scossa di assestamento dopo il botto del 2008/2009. In Italia la terra trema ancora e le ultime due settimane di agosto potrebbero ancora riservare sorprese, nonostante le due sberle da oramai un centinaio di miliardi di euro che Tremonti&Co. ci hanno rifilato dopo aver giurato per anni (col sostegno delle piu’ prestigiose firme dell’editorialismo italiano, anche a sinistra, gli stessi che oggi con spettacolare piroetta sberleffano il ministro che fino all’altro ieri stavano incensando) che i conti pubblici erano in sicurezza, che noi stavamo attraversando la crisi meglio di tutti, che i fondamentali dell’Italia erano splendidi e altre delizie del genere.

Cosa sta succedendo, allora? Il punto e’ semplice e lo capisce anche la massaia. Infatti lo capisce meglio la massaia di tutti quelli che siedono nel Consiglio dei ministri in seduta plenaria. Se l’avessero capito e se gli importasse qualcosa del paese avrebbero gia’ tolto le tende da settimane. Su questo torno tra breve, prima veniamo al punto della massaia. Il punto e’ questo: se la famiglia e’ pesantemente indebitata e, mentre il suo reddito si sta riducendo, questa continua a spendere piu’ di quello che guadagna promettendo sempre ma non facendo mai niente oggi per spendere meno e guadagnare di piu, allora questa famiglia avra’ sempre piu’ difficolta’ a convincere qualcuno a farle credito. Alla fine convincera’ solo gli strozzini, a tassi usurai. Non c’e’ motivo per cui questo spiacevole fatto di economia domestica che vale per una famiglia non debba valere per un governo. Non e’ necessaria nessun’altra sofisticata teoria economico-finanziaria per interpretare quello che sta succedendo in Italia.

Chi di voi c’era si ricordera’ che un anno fa, a Camaldoli, argomentai che le cause remote delle “tre crisi” (quella italiana che dura ormai da 15 anni, quella dei subprime del 2008 e quella del debito sovrano che ne e’ derivata – allora la Grecia, poi nel corso dell’anno si sono aggiunti Portogallo e Irlanda e adesso Spagna e Italia) risiedevano nell’azione dei governi. I fatti di queste settimane confermano in maniera lampante, per me, questo giudizio. Quello che sta succedento in Italia non e’ frutto ne’ di “contagio” (non mi risulta che l’attivita’ economica abbia caratteristiche virali: ci sono meccanismi economici ben noti che legano gli effetti alle loro cause) ne’ di “speculazione”. La speculazione, in particolare, e’ sulla bocca di tutti ma nessuno ci spiega come funziona e perche’ funziona in questo caso. Secondo la vulgata chi scommette “contro” i titoli del debito pubblico italiano o “contro” i titoli bancari ne spingerebbe il prezzo in basso. Non si capisce come questo possa accadere: per uno che scommette “contro” (con un derivato a piacere) ci dev’essere un altro che scommette “pro”, se no la transazione (che consiste di uno che vende ma anche di uno che compra, banalmente) non si fa. A semplice riprova di questo fatto stanno almeno un paio di comunicazioni della Consob a partire da meta’ luglio 2011, secondo le quali l’ondata di vendite di titoli sul mercato finanziario italiano non sono state ne’ vendite allo scoperto ne’ vendite a termine ma vendite effettive. Vendite effettive per quei volumi vuol dire che ci sono grossi soggetti (banche e fondi pensione, ad esempio) che hanno rivisto la composizione del proprio portafoglio e hanno decisono che non vogliono piu’ detenere titoli pubblici italiani (fare credito al governo, cioe’) ne’ titoli di banche italiane che hanno in pancia una bella fetta di quegli stessi titoli pubblici, cosi’ come le banche americane diventarono appestate quando si inizio’ a sospettare che avessero in pancia una bella quantita’ di titoli tossici. Alle banche i titoli in portafoglio servono per rifinanziarsi a breve. Se ti trovi con della spazzatura non riesci a rifinanziarti a breve, e siccome sei esposto a lungo sui prestiti che hai fatto vai a gambe all’aria.

Quello che sta succedendo ha invece cause interne e, rispetto al tempo, viene da lontano. E’ la semplice dimostrazione che tutti i nodi vengono al pettine. I nodi sono tre, fondamentalmente. Primo, un debito pubblico crescente alimentato da una spesa pubblica complessiva persistentemente attorno al 50% del PIL e sistematicamente in eccesso alle entrate del settore pubblico: il debito pubblico italiano, dopo essere esploso dai primi anni 80 (quando era al 50% del PIL) alla meta’ degli anni 90 (quando arrivo’ al 120%) e aver raggiunto un minino nel 2004 (104%) ha ripreso a crescere allegramente fino a raggiungere di nuovo, in 7 anni, il livello massimo di meta’ anni 90, 120%.  Secondo, il ristagno di produttivita’ e PIL reale che caratterizza e distingue l’Italia tra i paesi del gruppo OCSE: il PIL reale pro-capite italiano a fine 2011 sara’ molto probabilmente ancora inferiore al corrispondente livello del 2000. Terzo, il governo ha rapidamente perso credibilita’ agli occhi dei mercati. Un primo ministro che si dissocia dal proprio governo in politica estera, nonche’ dal proprio ministro dell’economia in politica economica, attaccandolo pubblicamente dopo aver promesso che gli avrebbe fatto aprire i cordoni della borsa. Un ministro dell’economia che si ritrova in mezzo a una losca faccenda e che mente pubblicamente dicendo prima che era ospite (non pagante, si inferisce) del suo consigliere politico che i magistrati vogliono far arrestare e precisando poi, messo alle corde, che pagava un affitto in contanti. Insomma, questa e’ la famiglia di cui sopra: indebitata fino al collo, ogni anno con un reddito piu’ basso dell’anno prima e col capofamiglia che regolarmente trovato ad ubriacarsi in osteria. Difficile immaginare che qualcuno voglia fargli credito. E chi glielo ha fatto comincia a chiedere indietro i propri soldi, che e’ piu’ sicuro non avere a che fare con certa gente.

E il pettine sono, appunto, i mercati finanziari. Mettete insieme le tre cose di cui sopra: perche’ un investitore che puo’ comprare titoli pubblici tedeschi e starsene tranquillo dovrebbe comprare titoli pubblici italiani e vivere nell’ansia per la possibilita’ che il paese continui sulla traiettoria che porta al baratro trascinando con se’ i risparmi propri e, se investitore istituzionale, quelli altrui? E, di conseguenza, perche’ dovrebbe tenersi, se ne ha, i titoli delle banche italiane che hanno questi titoli indesiderabili nel proprio attivo? Se il paese va a gambe per aria ci vanno anche queste banche, che si ritrovano titoli spazzatura in portafoglio (come Lemhan Brothers aveva un sacco di spazzatura derivante dai morgage-backed-securities). Stiamo parlando di investitori professionali che sono molto attenti ai segnali che un paese manda. Il governo ha perso credibilita’ quando ai primi segnali di difficolta’ e’ risultato evidente che non avevano nessuna intenzione di azzerare il deficit pubblico prima della prossima legislatura, nessuna intenzione di fare alcunche’ per la crescita, nessuna intenzione di smettere di aumentare la pressione fiscale su un’economia gia’ in pesante affanno pur di non ridurre la spesa. La seconda manovra ha cercato di mettere una toppa ma adesso pare che la toppa sia peggiore del buco: non solo la proporzione tasse/riduzione spesa e’ maggiore che nella prima manovra. Ma hanno gia’ iniziato a fare retromarcia: le tasse sopra i 90mila no, i tagli ai comuni no. Le pensioni no. Farfugliare di modifiche a “saldi invariati” e’, appunto, farfugliare: per un investitore professionale le parole non contanto, contano solo i fatti. Per il momento la BCE si sta prodigando ad acquistare titoli italiani. Quando smetteranno (e smetteranno) saranno di nuovo dolori.

L’unica speranza di salvezza e’, primo, riconoscere la causa del problema e, secondo, aggredirla con decisione. La causa, ripeto, e’ la combinazione di (1) finanza pubblica squilibrata, (2) produttivita’ e produzione che ristagnano e (3) un governo che ha irrimediabilmente perso credibilita’. Il da farsi e’ quindi evidente.

Primo, la finanza pubblica va riequilibrata, e va riequilibrata dal lato della spesa. Non in maniera ragionier-tributaristica come e’ stato scelleratamente fatto negli ultimi anni ma in maniera da riallineare gli incentivi all’obiettivo della crescita. L’unica cosa che si puo’ e anzi si deve fare — sia per abbattere in maniera sostanziosa il debito sia per dimostrare senza ambiguita’, coi fatti, ai mercati che si sta facendo sul serio — e’ procedere speditamente con la privatizzazione delle aziende a partecipazione pubblica (con corrispondente aumento dei poteri dell’autorita’ antitrust). In questo modo non solo si farebbe un affare (esempio: la cedola del 4%-5% che il governo riceve da ENI e’ inferiore a quanto il governo risparmierebbe riducendo il debito visto che stiamo emettendo titoli con un interesse del 5%-6% annuo) ma si sradicherebbe una pianta che produce corruzione e clientelismo (oltre a inefficienza): altri fatti di questa estate ci hanno ricordato che la pianta e’ rigogliosa.

Secondo, in maniera complementare, si devono fare tutte quelle riforme (si sa bene quali sono ma che nessuno pare avere il coraggio di farle) che possono rimuovere i vincoli alla crescita.

Terzo, si deve ricostruire la credibilita’ del governo italiano. Questa terza cosa e’ in realta’ la prima da fare per evitare che i tassi al 5% o 6% vengano presto trasmessi dalle nuove emissioni all’intero debito pubblico, con conseguenze piuttosto pesanti per la finanza pubblica (a confronto, i 100 miliardi delle due manovre estive sarebbero spiccioli). E il primo passo e’ sostituire questo governo che ormai e’ parte integrante del problema. L’instabilita’ politica sarebbe peggio? Ne dubito: questo governo sta facendo danni molto seri al paese e l’ha dimostrato quest’estate. E’ difficile peggiorare.

Concludo rivolgendomi a quelli di voi che contano qualcosa dentro al PD. Se il PD vuole candidarsi alla guida del paese con un governo che ricostruisca le credibilita’ perduta deve impegnarsi credibilmente a dare una svolta radicale al paese. Impegnatevi quindi da subito di fronte agli elettori a fare le seguenti cose nei primi 100 giorni del prossimo governo di centrosinistra, e se proprio non volete fare le primarie per le circoscrizioni, scegliete candidati che sottoscrivono il documento (una pagina) dove sono scritte, tra le altre, queste cose:

– Privatizzazione immediata della RAI, tutta e niente escluso.

– Avvio immediato di un vasto programma di privatizzazioni, nessuna azienda esclusa.

– Abolizione immediata del vitalizio parlamentare.

– Dimezzamento del numero di parlamentari, dalla successiva legislatura.

Perche’ queste quattro cose? Non fraintendetemi, non e’ populismo ne’ assuefazione alla propaganda del berlusconismo. Al contrario, come spiega Sandro Brusco (http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/2383) e’ quello che la teoria economica suggerisce in questo momento per far recuperare credibilita’ al paese: queste quattro cose che oggi sono tabu’ perche’ costituiscono la riserva di una classe politica che ha perso credibilita’ e ha messo il paese in ginocchio, se fatte manderebbero il segnale inequivocabile che le cose sono davvero cambiate e che il paese ha davvero imboccato una nuova strada.

L’alternativa e’ una catastrofe finanziaria nel peggiore dei casi e, un lungo, lento, inesorabile declino nel migliore.

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