Passigli? Puro autolesionismo, da Europa di oggi


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5 luglio 2011

Passigli? Puro autolesionismo

Con la proposta dei quesiti Passigli che non mettono davvero in discussione le liste bloccate, ma che invece vogliono la proporzionale pura, assistiamo a una novità assoluta. Quello di uno schieramento in testa nei sondaggi, e che godrebbe quindi di tale premio o comunque dei benefici di un sistema selettivo, che vede al proprio interno autorevoli personalità che si adoperano per rendere impossibile un accesso agevole al governo. Fin qui c’era traccia solo di maggioranze uscenti che ritenevano di perdere con sistemi selettivi e che, per questo, decidevano di avvelenare i pozzi prima di andarsene. Oltre al caso di Berlusconi nel 2005, che temeva un esito ben più negativo con la legge Mattarella, quello più famoso fu il caso di Mitterrand nel 1985. Eletto presidente nel 1981 e subito dopo conformato di un’ampia maggioranza, si avvicinavano le elezioni parlamentari del 1986 e, essendo cresciuto in voti il Fronte nazionale, Mitterrand pensò bene di tornare al proporzionale per «salvare i mobili ». Per sperare cioè che il centrodestra arrivando primo non ottenesse la maggioranza assoluta e, quindi, non potendo appoggiarsi al Fronte nazionale, per obbligarlo a negoziare in parlamento con i socialisti.
Al proporzionale si tornò, ma il centrodestra riuscì a prendere una maggioranza assoluta di tre seggi, che gli consentì di tornare al governo e di ripristinare subito il maggioritario.
Le elezioni del 1986 restarono dunque l’unica eccezione per un sistema che si sarebbe altrimenti trasformato, secondo la definizione di Duverger in «un’anarchia temperata dall’elezione diretta del presidente» giacché quest’ultima, che legittima il vertice della piramide, per produrre efficienza deve combinarsi con un sistema elettorale selettivo alla sua base.
Anche se quella scelta andava a favore dell’interesse immediato della propria parte politica, tra le altre si levò una voce critica particolarmente autorevole, quella di Michel Rocard, che si dimise da ministro dell’Agricoltura con un articolo su Le Monde in cui scriveva tra l’altro: «Questo sistema elettorale rischia fortemente di rendere fragile l’esecutivo… Delle due l’una, infatti: o la riforma non cambia niente, la destra da sola o la sinistra da sola prende una maggioranza assoluta e sopravvive allora il bipolarismo a cui si vuole mettere fine; o al contrario non c’è maggioranza se non di coalizione post-elettorale in cui il governo dovrà la propria esistenza ai soli gruppi parlamentari che lo sosterranno, più precisamente ai loro capi, che potranno abbatterlo in ogni momento, salvo ricostituire un nuovo governo con le stesse forze ma con qualche altra persona… Sappiamo tuttavia che non si combatte la disoccupazione con una riunione settimanale dei capigruppo parlamentari».
Fin qui la storia altrui, quella di un dilemma tra convenienza immediata e bene del paese. Ma nella nostra le due cose sembrerebbero coincidere nel tentativo di trovare un nuovo sistema che rimedi ai difetti della legge vigente senza andare indietro: e il Mattarellum appunto va bene per la nostra parte e per l’Italia. Perché scegliere invece una strada che danneggia sia il centrosinistra sia il paese? Una prima spiegazione potrebbe essere quella di uno sconfittismo personale, che qualche leader ritenga di non poter beneficiare di un successo della coalizione. Può darsi che ci sia anche questo, ma voglio invece prendere per buona l’altra possibilità, quella di uno sconfittismo riferito alla nostra parte, cioè al timore che, nonostante i sondaggi, si abbia dei dubbi sulla reale possibilità di successo oltre la fase attuale, ricordando in particolare il brusco passaggio dalle amministrative 1993 alle politiche 1994. Il problema è reale, ma allora lo si affronti costruendo una coalizione aperta all’elettorato di centro, un’offerta politica in grado di convincere i delusi dell’altro schieramento e non affidando il sistema alle rendite post-elettorali di partiti di centro che, magari, le utilizzerebbero poi, in un contesto post-berlusconiano, per allearsi sul versante opposto senza averlo dichiarato in precedenza. Insomma dobbiamo rispondere agli elettori di centro, non diventare ostaggi dei partiti di centro.

Stefano Ceccanti

2 Comments

  1. Carlo Riviello ha detto:

    ma una tua presa di posizione sulla TAV e quanto accaduto, nooo???
    eppure sei “eletto” in Piemonte, mi pare……..

  2. Stefano Ceccanti ha detto:

    Che dire di piu’ di tonini su la stampa di oggi?

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