L’Angelino


di Giovanni Bianco

E’ noto che Don Silvio abbia  un’idea molto particolare di democrazia, che ha poco a che spartire con quella che si è affermata in Italia ed in Europa nel secondo dopoguerra, con la resistenza e le lotte partigiane, con il costituzionalismo democratico. Una concezione “privatistica” e “personalistica” del rapporto tra governanti e governati, del governo del Paese e della struttura e direzione di un partito politico. Non a caso FI fu giustamente definito un “partito azienda” dominato dal suo “illuminato” fondatore. Non c’è da meravigliarsi se, visti gli ultimi e preoccupanti risultati elettorali, i più recenti sondaggi elettorali, il declino dell’asse di potere fondato sulla centralità della sua persona e l’assoluta difesa del suo patrimonio, si è permesso di indicare solennemente il nuovo segretario del Pdl, una sua creatura, sottomessa e ripetitrice della volontà del Capo, proveniente dalla Sicilia, dall’agrigentano, davanti all’assemblea del Pdl. E’ poi seguita l’acclamazione. In ciò è consistita l’elezione del segretario della maggiore forza politica al governo, in una deliberazione raggiunta per unanime consenso a seguito della designazione del Capo, una manifestazione collettiva di approvazione.

Assistendo a questa incresciosa scenografia, estranea alla dialettica democratica, ad un’elezione senza votazione, ho pensato ad altri regimi, ai “si”  gridati a gran voce da masse inebetite, a dittature reazionarie o a governi populistici, ad organizzazioni partitiche centralistiche e non pluralistiche, distanti anni luce dal “metodo democratico”, indicato dall’art.49 Cost., che dovrebbe permeare sia l’attività dei partiti sia la loro organizzazione interna.

Il discorso d’investitura del nuovo segretario Alfano, peraltro, oltre che confuso, mi è parso un’accozzaglia di aporie. Si è parlato di “partito degli onesti”. Quindi la forza politica che tutela gli interessi ed il patrimonio di Don Silvio, in cui militano “quelli della P4”, i piduisti, Papa, Cosentino, Dell’Utri e molti altri, ha scoperto il valore dell’etica. Insomma, la cosa più semplice che  può accadere è il pensare alle menzogne del potere, alla politica quale arte dell’inganno e della dissimulazione, al peggior (e di più bassa lega) machiavellismo.

Nella stessa circostanza B.ha parlato della necessità di una nuova legge sulle intercettazioni e di riforma della giustizia per cercare, com’è sua abitudine, di controllare ed ammansire il potere giudiziario -che è malato di protagonismo e deciso ad instaurare, secondo le sue parole, una “dittatura dei giudici di sinistra”-, di una presunta “tenaglia dei media” contro di lui ed il Pdl (a quali media si riferisse non si sa visto che in Italia buona parte di essi sono sotto il suo controllo); tuttavia il neosegretario, diretta emanazione di B.,suo discepolo fidato, ha pubblicamente affermato che vuole il “partito degli onesti”. Anni fa lo stesso Alfano dichiarò che “la mafia gli fa schifo”, dunque, ragionando rigorosamente, gli “fanno schifo” sia i mafiosi sia i collusi con la mafia, di conseguenza ne tragga coraggiosamente le conseguenze soprattutto con riferimento al suo stesso partito.

Il discorso dell’acclamato è stato simile ad un compitino svolto con diligenza, preparato con cura sotto gli occhi vigili del gran controllore, del sultano che tutto vuole ed impone, nulla di particolarmente interessante, se non quella proposizione così stridente con il sistema di potere che ha imposto il suo nome alla segreteria del partito.

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