Perché sì al legittimo impedimento


Riproduco qui la nota che ho scritto con la collega Della Monica per la rivista del Cif.

Ritengo personalmente che sia l’unico quesito convincente di questa tornata. Sugli effett negativi di quello sull’acqua, specie di quello sulla scheda gialla, ha già argomentato qui Giorgio Armillei.

Quello sul nucleare non ha ormai un vero contenuto normativo e tende a prevalere un’interpretazione poco laica del rifiuto per sempre.

Il quesito referendario sul legittimo impedimento non si riferisce al testo
originario della legge, la n. 51 del 7 aprile 2010, ma a quello che risulta dopo
l’intervento più che significativo della Corte costituzionale con la sentenza n.
23/2011.

 

La legge era stata impostata partendo da un istituto già conosciuto dal nostro
codice di procedura penale, il legittimo impedimento (articolo 420-ter), da
usare sempre con moderazione e in un rapporto di leale cooperazione tra
magistrati e persone coinvolte nel processo, per questo poteva essere di soli
due articoli, in modo da renderlo praticamente assoluto e automatico per i
membri del Governo che, grazie ad esso, avrebbero così potuto bloccare i
processi finché durava la loro carica.

La Corte ha operato un triplice intervento:

 

a) ha detto in sostanza che quando il comma 1 dell’articolo 1 fa un elenco delle
attività che portano al legittimo impedimento in realtà non poteva aggiungere
nulla di sostanziale che non fosse in qualche modo già ricavabile da
quell’articolo del codice, poteva chiarire ma non allargare;

 

b) ha fatto saltare il comma 4 dell’articolo 1 che consentiva in sostanza alla
presidenza del Consiglio di autocertificare senza limite l’impedimento e,
soprattutto, ha introdotto nel comma 3;

 

c) e, soprattutto, ha tolto qualsiasi automatismo dal comma 3 dell’articolo 1 per cui
alla fine il giudice può decidere di non riconoscere il legittimo impedimento;
al limite se i membri del Governo ritengono che non sia stato rispettato il
principio di leale cooperazione potrebbero ricorrere alla Corte costituzionale,
come in realtà avrebbero potuto fare anche prima.

 

A questo punto perché allora chiedere di andare a votare Sì? Perché un referendum, al di là dei significati diretti sulle leggi,
che in questo caso diventano obiettivamente minimi dopo la sentenza della Corte,
ha anche dei significati simbolici, indiretti ma non per questo meno
significativi. Si tratta di dare un chiaro segnale di disapprovazione  non verso un Governo per ragioni di
schieramento (centrosinistra contro centrodestra), ma contro una scelta
ripetuta, che dovrebbe vedere una reazione di tutti coloro che hanno senso del
diritto e dello Stato, di manipolare le leggi a favore delle esigenze
particolari di una persona. Un qualcosa di profondamente negativo anche perché
trasmette ai cittadini un messaggio di profonda diseducazione civica, un esempio
pessimo da non seguire.

 

Questo  segnale  è tanto più significativo in questo momento storico:  Governo e maggioranza , difatti,  cercano di aggirare anche la legge sul legittimo impedimento, con
l’approvazione, già intervenuta alla Camera dei deputati, di una disposizione
che  prevede  una modifica della cd. Legge Cirielli  del 2005, introducendo
un’ ulteriore riduzione dei termini di prescrizione  per i
reati commessi dagli incensurati. Si tratta, anche in questo caso, di una norma ritagliata a misura per il
Presidente del Consiglio, cui si vuole garantire “la morte” del reato di
corruzione giudiziaria e del relativo processo ( già conclusosi con condanna
definitiva a carico del coimputato Mills) prima che possa essere emessa la
sentenza di primo grado e al quale, comunque, si cerca di assicurare la
prescrizione “brevissima”  da incensurato
anche per gli altri processi a suo carico. Se questa norma venisse
definitivamente approvata dal Senato,  i
processi del Premier sarebbero automaticamente
bloccati, anzi estinti per ” prematura morte” del reato,  finché dura la carica ( e forse oltre) e come ulteriore
effetto, data la portata generale della legge , saranno ” uccisi” senza scrupolo
per le vittime ( tra cui lo stato e quindi i cittadini) almeno altri 15.000 processi. E con un dubbio di lesione dei principi costituzionali,
come  quello di eguaglianza espresso
dall’articolo 3: un reato di
corruzione commesso da due
persone , un incensurato e un
recidivo  si estinguerà per prescrizione
per il primo e comporterà la condanna per l’altro. Inoltre se , come afferma il
CSM nella sua recente risoluzione, la norma sulla prescrizione breve altro non è
che  un’amnistia  “mascherata” viene aggirata la costituzione
(l’articolo 79): la legge non è stata votata, come si dovrebbe fare in quei casi, a
maggioranza dei due terzi.

 

Silvia Della Monica e Stefano Ceccanti

 

4 Comments

  1. Luca ha detto:

    Bravo Stefano!
    Personalmente sono per 4 “no”. Ma già 3 è qualcosa.

    Come contrasterete la scelta del Pd per 4 “sì”?

    Siamo un paese con disperato bisogno di offerta politica in cui i politici fanno surf sulle emozioni più basse.
    Siamo un paese con disperato bisogno di riforme in cui mancano i riformisti, e forse a sinistra ancor più che a destra.

  2. Alessandro Canelli ha detto:

    Da esperienza personale è terrificante come ormai si sia a livelli da jaquerie e non da dibattito politivco anche nelle parrocchie, con responsabili di gruppi giovani che parlano di 4 sì abbattere il maiale.
    E’ almeno possibile rintracciare da qualche documento con firmatari presentabili da fare circolare?
    E’ possibile produrne uno?

  3. Stefano Ceccanti ha detto:

    qui un altro sito e il comitato scientifico

    http://www.acquabenepubblico.it/il-comitato-tecnico-scientifico/

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