Manuale di conversazione.


POLITICAMENTE CORRETTO E POLITICAMENTE SCORRETTO

(come fare bella figura in salotto senza sapere necessariamente quel che si dice).              

Mare. Quando lo si contempla dire sempre “Quant’acqua! Quant’acqua!” G. Flaubert.

– Oggi si chiama politicamente scorretto, una volta si chiamava cafonata. Convenirne.

– Essere politicamente scorretti una volta è un drammatico autogol, esserlo sempre diventa un approccio esistenziale antiretorico.

– Se qualcuno parla di “persone di colore” tacciarlo immediatamente di conformismo intellettuale e correggerlo con il sinonimo più crudo. Comportarsi analogamente con non vedenti, non udenti e diversamente abili. Cogliere l’occasione per stigmatizzare le etichette buoniste che in realtà sono solo ipocrite.

– Ricorrere al turpiloquio in occasioni formali nuoce alla propria credibilità, a meno che non ci si trovi in tv, in quel caso fa aumentare il gettone di presenza.

– Dolersi che South Park sia solo apparentemente politicamente scorretto, mentre ormai è perfettamente organico al sistema. Preferirgli Beavis & Butthead: più di nicchia.

– Osservare che la parola “minchia” è stata resa un termine per famiglie dalla Littizzetto. Contestualmente deprecare l’uso troppo elastico della categoria “politicamente scorretto”.

– Stigmatizzare l’ossessione degli americani per il politicamente corretto, cosa che non gli ha impedito di eleggere per due volte George W. Bush.

– Apprezzare il politicamente corretto, tuttavia notare che se ci si dovesse sempre esprimere senza far uso di pregiudizi razziali, etnici, religiosi, di genere, di età, di orientamento sessuale o relativi a disabilità fisiche o psichiche si finirebbe per non dire più niente.

– Il politicamente corretto è espressione degli ambienti intellettuali statunitensi di sinistra degli anni Trenta: avversarlo testimonia l’irriverenza dell’autentico outsider intellettuale.

– Scrivendo carognate si troverà sempre qualche giornale disposto a pubblicarle. Ricevere la patente di provocatori politicamente scorretti mette al riparo da praticamente tutte le critiche.

– Rammentare che il consiglio comunale di Sacramento per eliminare i riferimenti sessisti propose di sostituire la parola manhole (tombino) con person hole, raggiungendo poi l’accordo su maintenance hole. Concluderne che gli americani sono un popolo pronto per una dittatura.

– Apprezzare Checco Zalone, poeta del politicamente scorretto.

– Parlando di politicamente scorretto mai usare l’espressione “épater le bourgeois”, troppo ideologicamente “bon ton”. Peraltro, mai usare neppure l’espressione “bon ton”, né alcuna parola in francese.

– Si può essere politicamente scorretti e contemporaneamente dire delle enormi cazzate. Se lo si afferma con una vaga irritazione si rivela indipendenza di giudizio e un atteggiamento alieno da qualunque conformismo.

– Proibire ai propri figli di giocare con Barbie e Ken, coppia di fascisti wasp, è politicamente corretto. Se lo si afferma pubblicamente ci si espone al rischio di venire etichettati come politicamente scorretti.

– Ormai essere politicamente scorretti è talmente abusato che la vera trasgressione è essere correttissimi. Convenirne pensosamente.

– Esserci rimasti male quando Mogol, a margine di una manifestazione per la sicurezza stradale, ha dichiarato che oggi non avrebbe scritto “e guidare a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire.”

– Invocare l’introduzione della pena di morte per chi durante una conversazione dice le peggiori cattiverie e poi conclude con “No, scherzo.”

© – FOGLIO QUOTIDIANO 24.6.2011

 

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