Le mie riflessioni sul referendum/ Anzitutto andare a votare, poi due Sì e due No


 di Stefano Ceccanti

Per i referendum penso che il nostro primo diritto e dovere sia andare a votare, anche se l’altissimo quorum è un ostacolo enorme alla validità della consultazione.

Ricordo a tutti le parole di Aldo Moro in Assemblea costituente il 16 ottobre del 1947 sul valore del referendum che, secondo me, ci dovrebbero indurre a votare:

«Il presupposto dal quale partiamo nell’atto di stabilire, come abbiamo stabilito stamane, il referendum è questo: la possibilità di un disaccordo, fra la coscienza pubblica e le Camere che di essa dovrebbero tener conto nell’attività legislativa. Quindi, è inutile richiamarsi alle Camere, è inutile dire che esse intendono bene qual è il loro dovere di fronte ad una legge la quale non corrisponde alla coscienza pubblica. Ammettere il referendum significa ritenere appunto la possibilità di questo disaccordo, la possibilità di questa minore comprensione da parte delle Camere nei confronti di una evoluzione della coscienza pubblica, la quale può manifestarsi ed operare fin dal primo momento in cui la legge è entrata in vigore…».

Quanto al merito,capisco che un grande partito abbia bisogno di lanciare messaggi semplificati, come 4 Sì o 4 No, o comunque identici soprattutto sulla stessa materia, però il ruolo del singolo parlamentare che segue la materia è diversa e, fermi restando i doveri di non radicalizzare le differenze in una medesima comunità politica con una campagna pubblica di dissenso, di spiegare che si può arrivare dai medesimi princìpi anche a conseguenze parzialmente diverse.

Il referendum impone, nel contempo, ai partiti seri di dare un’indicazione chiara di voto, ma chiama anche in causa l’autonoma responsabilità dei cittadini, compresi i militanti di partito che, quando non sono d’accordo con alcune indicazioni, hanno però il dovere di spiegare in modo serio e argomentato la propria posizione.

Ricordo in ogni caso, prima delle mie conclusioni personali, che il Pd ha dato indicazione di voto per quattro Sì.

  1. 1.      Legittimo impedimento (scheda verde): un Sì convinto

Su questo non vi annoio perché da tempo vi ho inviato le mie motivazioni. Se credete le leggete qui:

http://www.landino.it/2011/06/perche-si-al-legittimo-impedimento/

E’ vero che la Corte costituzionale ha depotenziato la legge, ma è bene dare un giudizio politico serio su questa catena di leggi ad personam: nel caso del legittimo impedimento si è persino assistito a un Ministro (Brancher) nominato solo per potergli far utilizzare la legge in questione in un suo processo…

2 e 3. Acqua: A partire dal disegno di legge del Pd Sì alla scheda rossa, No alla scheda gialla

Per orientarmi sull’acqua io sono doverosamente partito dalla proposta ufficiale del Pd che ha rappresentato un’ottima sintesi tra partito e gruppi parlamentari nello scorso novembre.

Il Pd ha infatti una sua organica e ottima proposta sull’acqua, depositata alla Camera primo firmatario Bersani, n. 3865, la potete leggere qui:

http://www.camera.it/Camera/view/doc_viewer_full?url=http%3A//www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp%3Fcodice%3D16PDL0047780&back_to=http%3A//www.camera.it/126%3FPDL%3D3865%26leg%3D16%26tab%3D2

al Senato è la 2462, prima firmataria Finocchiaro, la potete leggere qui, il testo è identico, l’ho firmata anch’io:

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=514688

Questa proposta dice molte cose, tra cui all’art. 9 che l’autorità politica affida il servizio idrico integrato a soggetti che possono essere sia privati, sia pubblici, sia misti. Se non vi volete perdere nell’articolato, lo spiega bene la relazione a pag. 3. Il servizio è pubblico, nel senso che è delineato dentro regole pubbliche, governate seriamente da un’autorità, ma la gestione può essere di soggetti anche privati o misti, esattamente come il sistema scolastico pubblico si compone di scuole pubbliche gestite direttamente dallo Stato o dagli enti locali e da scuole paritarie, nella logica affermata dalla legge voluta dall’Ulivo (la 62/2000) e, per l’insieme dei rapporti pubblico-privato-terzo settore dal nuovo articolo 118, comma 4 della Costituzione che non fa coincidere interesse generale e gestione diretta del pubblico, così come l’insegnamento sociale della chiesa non identifica il bene comune con la gestione diretta della politica e si richiama ai principi di sussidiarietà e di poliarchia.

Se usiamo la proposta del Pd come parametro è difficile sfuggire a queste conseguenze:

la scheda rossa, che colpisce  l’articolo 23-bis, sui “servizi pubblici locali di rilevanza economica”, del d.-l. n. 112/2008, già modificato nel 2009 (il decreto Ronchi) è una norma fatta male, che abbiamo provato inutilmente a modificare inserendovi l’Authority di controllo (emendamento che ci fu rifiutato perché non attinente alla materia…!!!) e che crea un sistema rigido di gare con affidamento a) a imprese private scelte mediante gara; b) a società controllate dall’ente pubblico, ma nelle quali un soggetto privato detenga almeno il 40% del capitale. Se salta restano comunque dei vincoli europei e si può costruire una regolazione più flessibile, come quella della proposta Pd (vedi l’articolo 9). Per questo credo sia giusto votare Sì.

Invece la scheda gialla, che colpisce il primo comma dell’art. 154 del d.lgs. 3 aprile 2006 n. 152 (Norme in materia ambientale), dove parla di tariffa che tenga conto anche “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito” e non solo dei costi di gestione, vuole abrogare anche qualcosa che sta pari pari nella proposta del Pd (articolo 10 comma 2 lettera e”- remunerazione dell’attività industriale”), per cui sembra logico votare contro il quesito, con un bel No. Altrimenti si preclude del tutto l’ingresso dei privati e si creano peraltro problemi serissimi anche ai gestori pubblici per reperire risorse per gli investimenti sulla rete idrica.

Comunque, siccome l’acqua è un tema complesso, per lo più articolato su due schede, Vi consiglio di leggere l’ampio dibattito pluralistico che trovate sul blog Landino

 http://www.landino.it/2011/06/no-ai-referendum-sullacqua-soprattutto-sulla-scheda-gialla/

nonché le considerazioni analoghe alle mie di Pietro Ichino

http://www.pietroichino.it/?p=15095

e di Massimo D’Antoni

http://www.leftwing.it/economia/343/acqua-e-liberta

4. Quesito sul nucleare (scheda grigia): perché No

Dopo l’intervento della Cassazione e in attesa di quello di domani della Corte Costituzionale, a quanto credo di capire, con riserva di verifica, siamo chiamati a votare se vogliamo in sostanza una rinuncia definitiva al nucleare. Ora, se è comprensibile un atteggiamento di prudenza nel contesto attuale, tuttavia non ci sono evidenze scientifiche univoche tali per cui la politica debba precludersi in futuro di esaminare anche tale opzione, in un mondo dove ci sarà sempre meno petrolio, dove nessun grande Paese extraeuropeo vi rinuncia e dove i Paesi europei vicini o non rinunciano al nucleare (come la Francia e quelli dell’Est) o, se lo fanno, come Germania e Svizzera danno l’idea di concepirlo come una moratoria temporanea.

1 Comment

  1. Gabriele ha detto:

    Scusa, mi permetto una precisazione sul 23 Bis.
    Non è vero che le modalità di affidamento sono due, in realtà sono tre e un po’ diverse da come le sintetizzi.
    a) affidamento mediante gara: può avvenire a soggetti pubblici o privati (e dipende MOLTO da come è costruito il capitolato, come l’esperienza insegna nel settore del tpl)
    b) affidamento tramite gara a doppio oggetto: i due requisiti sono 1) quota >=40% 2) l’attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio
    c) in House: l’affidamento può avvenire a favore di società a capitale interamente pubblico nei casi in cui sussistano peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento che non permetterebbero “un efficace e utile ricorso al mercato” (lo deve dimostrare il Comune, peraltro aggiungiamo che se l’AGCM non si esprime entro 60 gg vale il silenzio assenso).

    Peraltro nessuno sottolinea come l’abrogazione del 23 bis non toccherà solo i servizi idrici, ma tutti i SPL (anche il trasporto locale, segnando un passo indietro significativo)

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