dal Riformista di oggi, venerdì 10 giugno


Non ci si rimette alla libertà di coscienza

e attenti ai quesiti sull’acqua

di Stefano Ceccanti

I partiti non possono scomparire durante i referendum: questi ultimi si indirizzano contro leggi del Parlamento e, per di più, normalmente necessitano di interventi parlamentari successivi. Dire che un partito si rimette alla libertà di coscienza significa abdicare al proprio ruolo di orientamento, fermo restando che quella libertà esiste, ma si esercita meglio rispetto a motivazioni chiare sul quesito e sul seguito parlamentare. Vi è certo una complicazione per i partiti, soprattutto quando vi sono simultaneamente più quesiti. E’ comprensibile che una forza politica cerchi di dare le indicazioni più univoche possibile, tipo 4 Sì o 4 No. Tuttavia esistono fasce di opinione che sono legittimamente interessate alle distinzioni, che finiscono per rivolgere le proprie domande a coloro che per varie ragioni sono detentori di un sapere specialistico, compresi i parlamentari. Questi ultimi non possono quindi ripararsi dietro la disciplina di partito perché segnerebbe l’abdicazione al loro ruolo. Devono motivare la propria posizione, soprattutto se dissenziente, con l’accortezza di non presentarla in modi che non danneggino il proprio partito. E’ quanto ho discusso con Pietro Ichino, come potete leggere qui: http://www.pietroichino.it/?p=15163.

Nel caso dei nostri quesiti, è evidente che per un parlamentare Pd la legge sul legittimo impedimento merita una bocciatura con un Sì, anche dopo la sentenza della Corte. Soprattutto chi crede che restino aperti dei nodi seri nel rapporto politica-giustizia ha il dovere di segnalare che le soluzioni devono essere di sistema e non ad personam. Tutto il resto è più opinabile. Giusta la pausa sul nucleare, ma è sensato dare al Sì il senso politico di un superamento irreversibile, anche se non può esserlo dal punto di vista giuridico? Per questo su quella scheda voterò No. Infine le due schede sull’acqua, problema nel problema perché i due quesiti hanno effetti parzialmente diversi. Il Pd ha un’ottima proposta, che non c’entra granché, come ispirazione fondamentale, con l’impostazione statalista dei promotori che va invece in rotta di collisione con quanto operato dai Governi dell’Ulivo, da molte amministrazioni di centrosinistra, col nuovo articolo 118 comma 4 della Costituzione e, nonostante varie autorevoli adesioni cattoliche, con l’insistenza del Magistero su sussidiarietà e poliarchia. Né basta a ribaltare quest’ultimo dato, ben richiamato da Giorgio Armillei su www.landino.it e da Flavio Felice su “Avvenire” di ieri, qualche citazione decontestualizzata della Caritas in Veritate che si riferisce all’acqua nei paesi del Terzo Mondo e non certo dove operi uno Stato democratico con autorità indipendenti di regolazione. Per questo ritengo doveroso un chiaro No sulla scheda gialla dove l’abolizione della remunerazione taglia fuori il privato e crea problemi al pubblico, mentre si può votare Sì sulla scheda rossa perché è una norma confusa e restano comunque vincoli concorrenziali dovuti alle normative europee.

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