Carlo Fusaro: i quesiti Passigli-Ferrara-Villone, forse inammissibili, comunque un grande balzo all’indietro


Estratto dell’audizione di oggi del prof. Carlo Fusaro alla I Commissione del Senato
(l’integrale si può richiedere a (Enable Javascript to see the email address))

Desidero infine dire brevemente del nuovo referendum che è stato annunciato da un Comitato promotore guidato da ex parlamentari: Stefano Passigli, Gianni Ferrara, Massimo Villone.

Esso consta di tre quesiti i quali si propongono una pluralità di obiettivi (cito dal documento “Io firmo ‐ Riprendiamoci il voto” e dalla pubblicazione sulla “Gazzetta Ufficiale” dei tre quesiti): 1) il primo quesito punta ad abrogare il premio di maggioranza alla Camera, ad abolire la facoltà stessa di colegamento fra liste (coalizioni), ad estendere ‐ conseguentemente ‐ a tutte le liste lo sbarramento al 4%, ad abolire l’indicazione del capo della forza politica che presenta liste sia in caso di coalizione (ovviamente) sia anche in caso di lista singola;
2) il secondo quesito punta ad abrogare il riferimento all’elezione dei deputati secondo l’ordine di presentazione in lista (lista c.d. bloccata) e al contempo ad abolire la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni;
3) il terzo quesito, infine, punta ad abrogare il premio di maggioranza al Senato, nonché anche ad abrogare i riferimenti all’elezione dei senatori secondo l’ordine di presentazione in lista (v. sopra), ad abolire le coalizioni e ad estendere così ‐ conseguentemente ‐ a tutte le liste lo sbarramento su base regionale (a seconda del numero degli eligendi per regione); sarebbero altresì aboliti i rinvii alla legge elettorale Camera che prevedono anche per il Senato il riferimento al capo della coalizione o della lista.

Questi tre quesiti referendari si caratterizzano per il fatto che tutti e tre presentano più oggetti anche eterogenei (nessuno dei tre pare davvero riconducibile, come vuole la Corte, a matrice unitaria); per il fatto che il secondo dei tre, oltre ad essere marcatamente eterogeneo, crea un vuoto normativo incolmabile (a mente della più recente giurisprudenza della Corte referendaria e non solo): e non si saprebbe come attribuire i seggi fra i candidati di liste per le quali l’ordine di presentazione non dovrebbe valere senza essere sostituito da nulla; per il fatto che il terzo, non solo ha contenuto eterogeneo, ma è iper‐manipolativo (nel senso che abroga parole dal testo vigente al preciso scopo di utilizzarlo come una semplice raccolta di vocaboli col quale costruire un testo del tutto alternativo): per di più, non è chiaro come potrebbe funzionare stante il fatto che i collegi uninominali non esistono più nell’attuale legge né si vede come potrebbero rivivere a seguito del referendum.

In conclusione i quesiti presentati non solo non sono in grado di mantenere quanto promettono (superamento liste bloccate), ma di fatto conseguirebbero ‐ al più ‐ lo scopo di abolire i premi di maggioranza, in assenza di un sistema fondato su collegi uninominali (plurality o majority), l’unico strumento che assicura bipolarismo e voto decisivo; l’unico strumento che avvicina comunque il funzionamento in ambito nazionale della forma di governo alle forme di governo della transizione efficacemente sperimentate agli altri livelli di governo (locale, provinciale, regionale): modelli indubbiamente originali che sono serviti, nel contesto italiano, a garantire quanto meno un’adeguata stabilità degli esecutivi.

Per cui i referendum Passigli/Ferrara/Villone finirebbero, fossero raccolte le firme e dichiarati ammissibili (il che mi sembra incerto per tutti, specie per il secondo), per non restituire alcunché agli elettori, ed anzi privarli della scelta di governo, la vera positiva conquista di questi ultimi vent’anni che ha garantito ‐ oltretutto a tutti i livelli salutari periodiche alternanze: precisamente ciò che ha contraddistinto la seconda dalla prima fase repubblicana.

Leave a Comment