Obama e i limiti della guerra giusta


Antonio Funiciello su QdR e Claudia Mancina su il Riformista difendono la strategia militare americana.  Gli Stati Uniti sono in guerra, gli europei lo dimenticano. Una guerra giusta, per difendere la nostra civiltà, la nostra cultura, il nostro stile di vita. Per affermare i diritti umani. D’accordo. Temo però che, almeno in parte, questo round della guerra al terrore non sia finito esattamente come dice uno dei cartelli fatti in fretta e furia dai manifestanti di Time Square, 1 a 0 per Obama.

Intendiamoci, l’azione militare contro il terrore di matrice islamica è giusta, giustissima. E anche legale. In uno dei libri più lucidi sul rapporto tra democrazie liberali e terrorismo dopo l’11 settembre Paul Berman lo spiega chiaramente. Il terrore di matrice islamica è il totalitarismo del XXI secolo. E ci costringe a rivede i nostri concetti tradizionali di guerra e di legittima difesa. Legalità e giustizia sono dunque dalla parte degli ordinamenti minacciati dal terrore. Lo dice il diritto internazionale e lo dice l’insegnamento sociale della Chiesa. L’azione contro il terrore non è un conflitto armato tra poteri sovrani. Ma non è neppure un’azione contro un’ordinaria minaccia terroristica. Ci troviamo cioè in una zona grigia, sulla quale ha tentato di fare luce anche la Corte Suprema USA a proposito di Guantanamo. Riconoscendo la zona grigia ma sottoponendola comunque alle regole del diritto.

Può dunque una grande democrazia liberale giustiziare un suo nemico? Può lo ius in bello dissolversi nello ius ad bellum? No, senza la misura del diritto la forza militare diventa violenza e la sanzione è solo vendetta. La legittimità e la legalità nell’uso della forza si riducono a soli presupposti. Un’azione militare risponde comunque a regole giuridiche e non soltanto alla giustificazione morale del suo avvio. Anche in una guerra giusta continuano ad essere legittime le domande che il diritto internazionale moderno si è sempre posto: è lecito in una guerra giusta uccidere innocenti? E’ lecito fare prigionieri tra fanciulli ed innocenti? E’ lecito uccidere ostaggi? E’ lecito uccidere i prigionieri? E’ lecito deporre i governanti dei nemici? La guerra giusta non cancella il diritto. Anche i capi nazisti ebbero la loro Norimberga. Per quanto giuridicamente controversa la vicenda segnò un punto a favore del non monopolio dello stato sul diritto. Il diritto non è solo quello stabilito nelle leggi dello stato. A maggior ragione il diritto non è solo la giusta ragione del più forte. E il diritto non scompare neppure di fronte alle guerre asimmetriche e alla violenza del terrore. Da questo punto di vista il liberalismo non ideologico, o pragmatico, di Obama ha subito una battuta di arresto. Alla lunga non è certo una vittoria.

1 Comment

  1. Stefano Ceccanti ha detto:

    L’esigenza di ricondurre anche questa guerra asimmetrica a forme pur imperfette di diritto è più che giusta, però è un’esigenza complessiva. In quel caso non mi sembra che esistessero obiettivamente alternative. C’era uno stato sovrano che poteva tollerare un’azione veloce di quel tipo perché credo proprio che l’abbia tollerata con un grado inevitabile di ipocrisia stante la situazione sociale intorno. Difficile immaginare un qualcosa come Norimberga che avveniva dopo una debellatio totale dello Stato totolitario nazista. Insomma in ragionamento resta valido ma poco applicabile a quel caso. O no?

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