Cercasi leadership per vincere


Si può ragionare dei risultati dimenticando che si tratta di un voto per eleggere Sindaci e Presidenti di Provincia? E che quindi, a cose fatte, la contabilità andrà fatta tra sindaci eletti e sindaci sconfitti e non tanto tra i voti guadagnati o persi dai singoli elementi delle loro composite coalizioni? Probabilmente no. Ad oggi dunque, e limitandoci alle grandi città del centro-nord, due candidati sindaci del PD vincono sui candidati del centrodestra. Al Sud le cose vanno diversamente, lì a vincere sono soprattutto candidati agganciati a liste locali, a geometria variabile, nelle quali sono evidenti le tracce della mai sopita “coalizione della spesa pubblica”. Tuttavia ci sono alcuni però. Il primo relativo alla campagna elettorale. Una campagna condotta secondo linee di frattura nazionali non può che incidere sui comportamenti elettorali. L’elettorato è ormai “scongelato” anche se relativamente mobile. Non vota più per appartenenze ma non vota neppure sotto l’effetto del continuo referendum su Berlusconi. L’elettore ha una sua predisposizione politica ma poi giudica, si muove tra le proposte, assorbe e rielabora gli impulsi della campagna elettorale. E dunque il recupero del PD al Nord non è senza significato politico generale: il PD non si sta squagliando. Il secondo è relativo ai flussi elettorali a Milano. Il PD pesca soprattutto tra gli astenuti e tra l’elettorato di Di Pietro. Misura la sua capacità di attrazione e ricomincia ad aggredire, anziché subire e rincorrere. Due “però” che penso definiscano un orientamento. Ci sono tracce di riconsolidamento del PD nello scenario politico anche se manca il vero PD, quello in grado di vincere le elezioni e non solo di fare il pieno del suo bacino elettorale “naturale”. Questo voto potrebbe anche volerci suggerire che il vero PD si può fare solo “dentro il PD”. Forse un punto di fermo nel breve periodo. Ma chi fa il vero PD dentro il PD?

6 Comments

  1. Carlo Riviello ha detto:

    il vero PD si può fare solo “dentro il PD”?
    carissimo Giorgio, sei un vero moderato.
    direi piuttosto….cercasi PD!

  2. Luca ha detto:

    Quello che “tiene” al Nord è, stando alle tue parole, un altro Pd rispetto a quello che tu chiami il “vero Pd”. Politicamente non è autonomo, ma allineato a leadership esterne e non riformiste; programmaticamente (vedi ad es. le contestuali posizioni sui referendum) idem.

    Dunque, anche solo su di un piano puramente logico, mi spieghi come puoi concludere che il “vero Pd” si può fare solo dentro un Pd che gli somiglia sempre meno?

    A me pare che il punto uno all’ordine del giorno sia una organizzazione politica autonoma che, a seconda delle circostanze e delle loro evoluzioni, può battersi dentro il Pd (magari contendendone la leadership) o altrove e se serve contro il Pd. (Concordammo nel definirla usando la categoria di ‘corrente virtuosa’.)

    Pigliamo l’unica cosa che – forse – è rimasta del Pd: le primarie. Come ben sappiano il Pd si fa un baffo del proprio statuto e non le garantisce. Per averle occorre lottare e per lottare occorre organizzarsi.

    La lezione più insospettabile ci viene da Vendola, da Di Pietro e dalla Lega. Che si fa quando si è in una coalizione di cui non si ha il controllo? Ci si organizza, per assumerlo, o per farsi alternativa.

  3. Carlo Riviello ha detto:

    io non sono un politico, ma nel mio, quantunque incerto, italiano un'”organizzazione politica autonoma” che possa “battersi dentro il PD” è un ossimoro, Luca, che poteva magari valere in un’altra stagione storica – tocca a me ricordarlo? – quale conosciuta ad esempio dentro una DC “alternativa a se stessa” (e quanto “virtuose” si fossero conservate le sue correnti, da ultimo, Dio solo lo sapeva).
    se restiamo nel maggioritario bipolare, come mi pare s’intenda almeno da queste parti, non si danno troppe chance al correntismo.
    Si marcia uniti e senza troppe storie dietro un leader, capo-partito e capo-governo, più o meno carismatico, paterno o padronale, si tratti di Berlusconi o altro.
    “Altrove” invece sarebbe diverso: in grado di battersi anche “contro” (questo) PD, ma soprattutto finalmente liberi di provare davvero a sfondare, e ricomporre, campi settori e mondi diversi, in un “altrove” appunto, che oggi come oggi, ammesso e non concesso sia in via di squagliamento il blocco sociale di centrodestra, difficilmente sarebbe intercettabile dallo schema che si va prefigurando nel centrosinistra.
    ma ripeto, sono solo un povero osservatore (adesso pure senza avatar), mentre qui si parrà l’altrui nobilitate…

  4. Luca ha detto:

    … il Partito democratico americano è pieno di “organizzazioni politiche autonome”! Clinton e Blair hanno vinto così!

  5. Carlo Riviello ha detto:

    Vabbè, siamo al solito equivoco, che consente di gettare il sasso e nascondere la mano (con rispetto parlando).

    E per carità, continuiamo pure a giocare ai piccoli anglosassoni, auspicando anch’io naturalmente ci si conformi prima o poi il più possibile agli “idealtipi” (?) e alle best practices dei relativi e “limpidi” sistemi, politici e sociali, persino nell’ inconfessata disponibilità a tenersi questo (o il prossimo) Berluska per l’eternità, magari perché-unica-garanzia-dello-schema-bipolare. E a costo di farsi divorare, nel frattempo, dalla marea montante del neocomunismo manettaro (evidentemente giudicato preferibile al c.d. “colbertismo tremontiano”).

    Basta non esagerare però: perché poi, siccome alla fin fine c’è da fare voti, più che esperimenti in vitro, è con il popolo degli elettori in carne ed ossa che bisogna confrontarsi, non del tutto rincoglioniti, persino qui in Italia.

    Io continuo rozzamente a pensarla così: questo PD è destinato ad una dignitosa (e coerente) comprimarietà coalizionale, di sinistra, politica, sindacale e mediatico-giudiziaria. I “MoDem” possono legittimamente continuare la battaglia interna, che hanno già perso rispetto non tanto ad una maggioranza di ceti dirigenti ma piuttosto di precise discriminanti di costituency elettorale. Si accomodino, eleganti soprammobili in agonizzante sparizione.

    Oppure…agonisticamente…coraggiosamente…sparigliare, spaccando argini e steccati, anche a rischio di ritrovarsi in impreviste, e “pericolose” compagnie, ed anche qui, più che nel Palazzo, nella società.

    Si chiama far politica, semplicemente.

    Il resto verrà da sé!

  6. Luca ha detto:

    … questa è una possibilità che non deve essere esclusa a priori! Saragat o Tobagi con coraggio fecero la stessa cosa. Da riformisti si allearono con riformisti che non stavano a sinistra.

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