Un passo falso


di Raniero La Valle

C’è un caso serio che si è aperto nella Chiesa italiana e nella stessa comunità civile. È un’agenda di “problemi cruciali” e di cose da fare (detta “un’agenda di speranza per il futuro del Paese”) che è stata presentata dai vescovi a conclusione della recente Settimana Sociale dei cattolici tenutasi a Reggio Calabria. Che qualcuno si preoccupi di quel che ci sarebbe da fare in questo povero Paese per riaprire i cuori alla speranza è certamente una cosa positiva, come è positivo dire che tra le cose più ragionevoli e giuste da fare ci sia di accogliere gli stranieri. È motivo però di grande sconforto e allarme trovare che i “primi temi” indicati siano quelli attinenti al “consolidamento di una democrazia governante” (espressione che nell’attuale gergo politico indica la prevalenza dei poteri sui diritti) e che questi temi vengano identificati così: a) rafforzamento dell’esecutivo; b) sviluppo del federalismo; c) sistema elettorale maggioritario; d) bipolarismo; e) legge che disciplini la vita dei partiti e ne regoli la democrazia interna (ipotesi discussa, ma respinta, alla Costituente); e tutto ciò in una “forma di governance” che si preferisce definire “poliarchica” invece che democratica, con un richiamo non pertinente a Benedetto XVI che nell’enciclica “Caritas in veritate” usava sì il termine “poliarchico”, ma non per incoraggiare una frammentazione feudale dei poteri negli ordinamenti interni, bensì per sostenere una pluralità dei poteri sul piano internazionale, contro il mito di un unico governo mondiale e di un unico Impero.
In questo complesso di tesi e di programmi politici proposto ora dai vescovi è riconoscibile l’ideologia propria di un gruppo minore del Partito democratico vicino a Veltroni; ma la Chiesa che c’entra?
L’opzione che essa in tal modo propone all’Italia si presta in effetti a due gravi critiche, una nel merito, l’altra nel metodo.
Sul piano del merito la piattaforma politica avanzata dalla Conferenza episcopale sembra non tenere conto della drammaticità della situazione italiana, oggi dominata da un potere oltracotante e corruttore, che non viene mai nominato, grazie alla scelta indicata dal Rettore della Cattolica, Ornaghi, di fare un’analisi intenzionata a “restare neutra rispetto agli schieramenti politici”. Ora, nell’astrazione di un Paese assunto senza schieramenti politici, senza partiti, senza alcun giudizio sulle pratiche del governo in atto, sulle sue politiche e le sue leggi, l’idea della CEI è che sia “indilazionabile il completamento della transizione istituzionale”, nel senso indicato di una prevalenza dell’esecutivo, del maggioritario, del bipolarismo, del federalismo. Invece, sulla base dell’esperienza disastrosa dell’ultimo ventennio molti italiani pensano a un ripristino della rappresentanza, a una riabilitazione del Parlamento, a uno sviluppo del pluralismo delle culture politiche e dei partiti, e ad elezioni veritiere basate su un voto libero ed eguale. Siamo, certo, nell’opinabile. Ma rispetto ai fini specifici della Chiesa ragioni non troppo opinabili dovrebbero spingerla a opzioni opposte a quelle adottate: il bipolarismo, nella settaria versione italiana, ha rotto infatti l’unità spirituale del Paese, ha spronato a una legislazione e a provvedimenti amministrativi spietati contro la vita degli stranieri (anche quella nascente), ha seminato rancore ed odio, e lascia per cinque anni incontrollato il governo anche se decide guerra, politiche di impoverimento e nucleare. Inoltre, con la complicità del maggioritario, ha separato dalla politica il movimento cattolico ed esclude ogni forma di partecipazione autonoma dei cattolici alla competizione tra i partiti.
Sul piano del metodo la pronunzia ecclesiastica si presenta come fatta in nome di “noi tutti come Chiesa e come credenti, chiamati al grande compito di servire il bene comune della civitas italiana”; e benché formalmente il documento sia riconducibile al Comitato organizzatore della Settimana, esso è stato approvato dal Consiglio permanente della CEI, mentre lo stesso Comitato è un’articolazione permanente della Conferenza episcopale, presieduto com’è da un vescovo nominato da lei e incaricato com’è di monitorare il seguito da dare alla Settimana mettendosi in relazione, quasi come alto Direttorio, con “le diverse forme di presenza capillare dei cattolici nella società italiana”.
Il documento, come è proprio dei migliori documenti ecclesiastici, chiama a testimoni apostoli, evangelisti e profeti, fa appello al tesoro dell’attuale magistero pontificio ed episcopale, chiede conferma al Concilio, unisce cielo e terra, eucaristia e politica, si rivolge non a una parte, ma a tutti i cattolici e a tutti gli italiani, e parla in nome della fede. Ma in base a quale carisma sceglie tra l’una o l’altra legge elettorale e forma di governo, e in base a quale sussidiarietà si sostituisce, nel dettare l’agenda politica, alla responsabilità dei cattolici come cittadini, così come dei cittadini non cattolici?

(articolo pubblicato sul n.7 del 2011 di “Rocca”)

5 Comments

  1. Stefano Ceccanti ha detto:

    ma come, prima si protesta che parlino di politica solo i vescovi e poi la volta che viene immaginato un cammino plurale e diffuso in cui i laici cattolici producono loro un testo che parla di politica lo si vorrebbe censurare perché non ci si potrebbe pronunciare su questi aspetti? E chi l’ha detto? Capisco che La Valle pensi personalmente il contrario, ma allora argomenti nel merito. Se poi nel centinaio di persone che a Reggio calabria affollavano il gruppo era tutto un parlare di primarie, federalismo e completamento della transizione bipolare e enessuno riampiangeva la proporzionale pura, la delega ai partiti sui Governi, qualcosa vorrà pur dire, anche se le posizioni di La Valle erano quelle del Ruini di fini anni ’80 e inizio anni ’90 quando si opponeva strenuamente ai referendum elettorali. Il punto è che nella cultura diffusa degli elettori centrali, compresi i cattolici, anche grazie soprattutto all’elezione del sindaco, il bipolarismo è cultura acquisita, residuano solo alcuni politici centristi, che vorrebbero pesare di più in Governi dopo il voto e qualcun altro che stava in partiti che erano esonerati dal dovere di andare al Governo..

  2. Giovanni Bianco ha detto:

    A prescindere dal tema della legge elettorale, su cui come ho più volte sostenuto possono pure essere sostenute tesi intermedie anche nell’ “orizzonte proporzionalista”, è fuor di discussione che sia il documento di cui parla Raniero La Valle sia quello preparatorio dell’evento reggino, su cui ho scritto criticamente, possono essere confutati proprio per l’adesione ad idee che appartengono ad un gruppo di minoranza del Pd (che può, ovviamente proporre sue analisi teoriche e ricostruzioni storico-politiche, condivisibili o meno, senza però la pretesa che esse possano diventare orientative di documenti ufficiali in cui dovrebbero, almeno tendenzialmente, riconoscersi i cattolici italiani), proprio sul tema della poliarchia (rectius: di una particolare interpretazione della poliarchia), che è utilizzato in un modo non consono neppure alla “Caritas in veritate”, proprio sull’argomento dei compiti e delle funzioni dello Stato.

  3. Stefano Ceccanti ha detto:

    a reggio calabria non c’erano solo elettori e parlamentari del pd (peraltro di rito diverso), c’erano soprattutto varie persone ecclesialmente impegnate che non hanno un’appartenenza politica e che decidono volta per volta, il documento rispecchia gli umori di quel contesto ecclesiale molecolare proveniente dalle diocesi, questo è un campione rappresentativo della Chiesa italiana di oggi

  4. Giovanni Bianco ha detto:

    Tuttavia è un documento che ha suscitato non pochi dubbi in diversi settori dell’opinione pubblica e del mondo cattolico e ciò deve far riflettere.

  5. Gianna Venturini ha detto:

    Caro La Valle, non ci sentiamo da 30 anni (Sinistra indipendente, ricorda?)
    Non le rispondo io, ha già risposto l’Arcivescovo di Milano Tettamanzi.
    Cordialmente

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