Il quadrilatero


Un quadrilatero strangola la sinistra in Italia. E frustra le sue possibilità di tornare al governo. Un quadrilatero fatto di diversità convergenti. Il primo lato è occupato dal neo intransigentismo costituzionale. “Tutto quello che è avvenuto dopo il 1994 è fuori dalla legalità costituzionale” è la chiave di lettura che lo domina. Il 1994 è l’anno in cui l’opinione pubblica prende atto della fine del compromesso costituzionale che ha governato la prima parte della storia repubblicana. Il neo intransigentismo costituzionale ha nostalgia di quel compromesso e lo usa come parametro di legalità costituzionale. Con una conseguenza paradossale: se tutta la transizione istituzionale è caratterizzata dall’illegalità sostanziale è la stessa effettività della costituzione repubblicana ad andare in fibrillazione. Gustavo Zagrebelsky è tra i guardiani di questo fronte del quadrilatero. Il secondo lato è occupato dal giustizialismo. E’ ancora la costituzione la chiave di lettura. La magistratura diventa qui un potere sovraordinato che, costi quel che costi, deve combattere contro il processo, in verità del tutto fisiologico, di spostamento del luogo di produzione dell’indirizzo politico dal legislativo all’esecutivo. Rosy Bindi, Di Pietro e molti settori della magistratura presidiano questo secondo lato. Anche qui con una conseguenza paradossale. La magistratura tende infatti a porsi come potere che non sopporta controlli, come supremo custode della costituzione con molti poteri e poche responsabilità, in un assetto istituzionale che non ha eguali nelle democrazie liberali contemporanee. Il terzo lato è occupato dall’azionismo, o meglio da una versione specifica dell’azionismo. E’ la versione che coniuga la cultura del dirigismo illuminato (stato e amministrazione pubblica – se guidati con saggezza – ne sanno comunque di più del mercato, dei gruppi sociali, delle comunità religiose) con la lettura neo elitaria della storia nazionale. La società è monarchica non poliarchica e la politica è chiamata a dare ordine razionale alla società. Le élite che controllano lo stato sono custodi di questa razionalità. “La Repubblica”, intesa come quotidiano, presidia questo terzo lato e si preoccupa di neutralizzare i fenomeni che provano i limiti di questo azionismo. Fenomeni anche assai diversi: dal leghismo alla cultura politica delle primarie nel PD, dal federalismo alla presenza della religione nello spazio pubblico. L’ultimo lato, il quarto, è dominato dalla “sinistra del novecento”. Una versione ipersemplificata del lavoro vittima dei processi di globalizzazione, l’idea che capitalismo e democrazia liberale siano in fin dei conti incompatibili, un po’ di ecologismo ideologizzato, un po’ di teorie della decrescita: ecco la miscela che alimenta il motore di questo lato del quadrilatero. Vendola e buona parte della CGIL lo presidiano, incuranti delle sconfitte e dell’accerchiamento che, soprattutto per quanto riguarda il sindacato, trasforma questo lato in pura testimonianza.

Guardando al quadrilatero si scopre che non solo, come evidente dalle primarie del PD del 2009 in poi, la sinistra post socialdemocratica ne è fuori, ma anche che la sinistra socialdemocratica, quella di Bersani e D’Alema, non ce la fa neppure ad imporre almeno un pentagono, diventando il quinto lato. Al contrario vaga all’interno del quadrilatero come nel gioco dei quattro cantoni, senza riuscire neppure a prendere l’angolo che si libera, di tanto in tanto, durante il gioco.

Nel frattempo l’area del quadrilatero si fa sempre più stretta e una fetta importante dell’elettorato, quella disposta a muoversi, comincia a soffrire una sindrome da intrappolamento. Molti sarebbero i segnali da cogliere: il protagonismo del mondo cattolico (Settimana sociale di Reggio Calabria); certe posizioni di Confindustria; pezzi di sindacalismo che vogliono rompere l’accerchiamento. Segnali per chiudere la transizione istituzionale verso una moderna democrazia governante e bipolare, per riportare il ruolo della magistratura nei limiti della tradizione costituzionale comune alle democrazie liberali, per una società poliarchica e di mercato, per fare della crescita la priorità.

A fronte di una destra dirigista, spesso clerico moderata e sostanzialmente anti mercato la sinistra che vuole sostituirla al governo dovrebbe cogliere questi segnali, abbandonare ogni ossessione e, soprattutto, impegnarsi a smontare il quadrilatero. Smontare il quadrilatero è la condizione per battere la destra. Il cammino è lungo ma non ci sono alternative.

15 Comments

  1. Giovanni Bianco ha detto:

    E’una ricostruzione esagerata. Come si fa a pensare ad un “quadrilatero” (e bisogna discutere se esiste per davvero, anche, ad esempio, a quello che si definisce “neointransigentismo costituzionale”) sottovalutando il pericolo di una destra che non si riconosce nei valori costituzionali e denigra i supremi poteri dello Stato e la magistratura? E con specifico riguardo al mercato: non si può in nome di una particolare interpretazione del concetto di “poliarchia” pensare che lo Stato debba diventare un “animale domestico” lasciando spazio ai poteri privati più organizzati ed egemoni (e questo è proprio uno dei più evidenti limiti, come ebbi a scrivere, del documento preparatorio della “Settimana sociale” di Reggio Calabria).

  2. Alessandro Canelli ha detto:

    Lo stato non è la soluzione, lo stato è parte del problema.
    Lo diceva Reagan 30 anni fa, ma quanto suona condivisibile ora…
    Con tanta gente che perde tempo a urlare che lo stato deve risolvere i loro problemi, quando lo stato non riesce nemmeno a risolvere i propri. Quante energie sprecate.

  3. Alessandro Canelli ha detto:

    PS: quale stato dovremmo difendere? quello che difende i privilegi dei notai? quello che impastoia le imprese, incentivando il “nero” e le irregolarità? quello che mi garantisce di sicuro solo la lunghezza dei procedimenti giudiziari? quello che non mi pagherà la pensione ma pretende che io la paghi ad altri? quello che garantisce i docenti universitari quasi ottuagenari e blocca le nuove leve? quello che si vuole impedisca lle aziende di andarsene dall’Italia e poi rende l’Italia assolutamente indesiderabile ad ogni possibile investitore, nazionale o estero?

  4. Giovanni Bianco ha detto:

    E’davvero incredibile, si cita addirittura il guerrafondaio e ultraliberista Reagan per dichiararsi antistalista!

    • Alessandro Canelli ha detto:

      Bianco, invece di scomunicare, rispondi alle domande concrete. Se non ne sei capace allora sappi che sei il primo a fare propaganda per <berlusconi, che non si batte sventolando bandiere consunte, ma risolvendo i problemi.
      Quanto poi ai guerrafondai, Reagan ormai è un povero dilettantucolo rispetto ai suoi successori, dem e rep.

  5. Gianna Venturini ha detto:

    Quanti contorcimenti! Questo ragionamento del quadrilatero sembrerebbe molto positivo e molto geometrico – quindi per definizione ineccepibile e reale. Ma se costruiamo le rette si lati del quadrilatero – più che parallele diventano intersecanti, una specie di autoscontro. In sostanza il quadrilatero è un artificio virtuale che rappresenta una situazione ben nota ma non le soluzioni. Perchè si ha timore di dire che l’intrappolamento dell’esistente chiamato Italia è Berlusconi e chi presso di lui ha trovato rifugio e non esisterebbe in un altro universo? Perchè fate finta di non sentire che aumento il numero delle persone che taglia corto ai ragionamenti e alle arrampicature sugli specchi per dire con Monicelli: ci vuole la rivoluzione? E prima di arrivare a quella vera si usino tutti gli escamotage pacifici legislativi ,con qualche aiutino, magari, per espellere dal tessuto istituzionale i finti unti dal signore, gli eletti dal popolo sovrano, che imbrogliano spudoratamente e hanno finalmente messo mano anche al midollo spinale della nazione: la Cassa depositi e prestiti?

  6. paolo todescan ha detto:

    D’accordo con Gianna Venturini e Giovanni Bianco.I quali, tuttavia, non confutano l’Autore nei singoli errori del suo ragionamento ( forse perché troppe sono le mende).
    Comincio con un punto : ‘compromesso costituzionale’- ‘neointransigentismo costituzionale’ , e via col tango. Dal punto di vista della logica elementare tali ircocervi andrebbero fondati preliminarmente: senza di che viene implicata la irrilevanza per obsolescenza della ‘CARTA’ Costituzionale. CARTA , perché CARTA canta e villan dorme, perché lo voglio vedere l’Autore a rivendicare un suo diritto in qualsiasi sede sulla base di una sua ‘transizione (sic!) ( o traslazione o transazione o…) costituzional-legislativa’.
    Insomma un guazzabuglio, per non pensar peggio.
    E questo solo per cominciare.

  7. Luca ha detto:

    … dunque, se l’area del quadrilatero si restringe, cresce lo spazio per una alternativa al centro destra esterna al quadrilatero.
    No?
    Non un terzo polo, ma un altro secondo polo.

    Nel discorso di Giorgio c’è un solo problema: nulla che non abbia una alternativa è contingente, dunque reale dell’unico tipo di realtà che il saeculum conosce. Il senza alternativa è in necessario, ma il necessario, non è nel saeculum se non nella forma dell’illusione.
    Dunque: compariamo le alternative: smontare il quadrilatero o organizzarsi al suo esterno per sfidare il centro destra?

  8. Giovanni Bianco ha detto:

    Smontare questo presunto e fantasioso “quadrilatero” significa consentire al Signor B. di vincere ancora e rinunciare ad una prospettiva di governo democratico. Ci si preoccupi dello sfascio morale ed istituzionale, di proposte gravissime come quella di modifica dell’art.1 o di fenomeni inqualificabili quali i manifesti contro la procura affissi per Milano; ci si allarmi per l’assurda proposta di riforma della giustizia, per una destra che dimostra quotidianamente di soffrire le regole della democrazia e di voler sminuire i valori costituzionali.

  9. Carlo Riviello ha detto:

    il “quadrilatero”, oltrechè azzeccatissima metafora, è la migliore garanzia dello status quo, una sorta di conventio ad (auto)excludendum, dunque sarà difficile smontarlo, facendo molto comodo e a molti.
    “smontarlo” come dice Luca? magari, però correndo il rischio che ne venga giù anche altro…e sarebbe un’altra storia.

  10. Carlo Riviello ha detto:

    errata corrige!

    il “qua­dri­la­tero”, oltre­chè azzec­ca­tis­sima meta­fora, è la migliore garan­zia dello sta­tus quo, una sorta di con­ven­tio ad (auto)excludendum, dun­que sarà dif­fi­cile smon­tarlo, facendo molto comodo e a molti.
    “ORGANIZZARSI AL SUO ESTERNO” come dice Luca? magari, però cor­rendo il rischio che ne venga giù anche altro…e sarebbe un’altra storia.

  11. Luca ha detto:

    … smontare il quadrilatero non è difficile.
    Basterebbe che i Modem – ad esempio – avessero tanto coraggio quanto ne ebbe Saragat lasciando il “fronte popolare”.
    No?

    Modem e simili o vincono (dentro) o escono (fuori da quadrilatero).
    Altrimenti, perché restano (dentro)?

  12. Carlo Riviello ha detto:

    non sara’ che fa un po’ comodo anche a loro?

    (e buona Pasqua a tutti).

  13. Alessandro Canelli ha detto:

    Consiglio di seguire l’esperimento in atto alle comunali di Rimini, con la lista indipendente “Rimini Più Tua”. Avendo conosciuto il candidato sindaco, Antonio Polselli, potrei affermare che la cosa è più che seria.

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