Taming Leviathan


E’ il titolo dello special report pubblicato sul numero dell’ “Economist” della scorsa settimana.

In questi mesi abbiamo sostenuto  un dibattito non senza costi di svariato tipo intorno a stato e poliarchia. La sensazione che ho avuto di fronte alla scelta di “Economist” (supplemento stimolante, certo, ma niente di epocale) è quella di un motivo di conforto: abbiamo una evidenza in più – e non di poco valore – di non aver discusso di bazzecole e pinzillacchere.

3 Comments

  1. isabella nespoli ha detto:

    se non ricordo male il caso principale preso in studio come stato “centralizzante” é la Cina.
    e l’Italia appare nello schema, sempre se non ricordo male, come uno degli stati che spende di più e sicuramente male i soldi pubblici.
    io non voglio entrare in merito alla questione, perché io non mi occupo di queste cose e non sono neppure un’impiegata statale che deve battersi per mantenersi la pagnotta che le garantisce lo stato, ma certo visto dall’estero il problema dell’Italia sarebbe una migliore lotta al lavoro al nero, e all’economia parallela, alla mafia e a tutte le forme di criminalità organizzata che generano “economia’ di dubbia natura e che si sostituiscono alla mancanza di lavoro
    si parla di meno Stato e più società aperta, ma a 150 dall’unità di Italia, mi sembra che in certi regioni, la sola cosa che si osserva é l’assenza dello Stato, a volte una certa rassegnazione di leali servitori dello Stato, e nuove forme di emigrazione intellettuale per chi vorrebbe servire lo Stato, cioé la collettività attraverso la ricerca, l’insegnamento, la scuola. Penso che per la situazione italiana ci siano più sfumature e eccezzioni, come al solito, che regole da applicare.
    forse mi sbaglio.

  2. Alessandro Canelli ha detto:

    Anch’io non mi inoltro, ma penso che emersione e minore livello di pressione burocratica e fiscale vadano a braccetto. Insieme a controlli severi ma semplificati col semplificarsi delle regole.

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