Settimana sociale: qualche stralcio del documento finale in una chiave di lettura


Documento della settimana sociale: qualche stralcio in una chiave di lettura

A- Dal Paragrafo 6: Il primato (l’eccedenza) della persona
(Questo passaggio dovrebbe peraltro suscitare qualche cautela sui contenuti della legge sul testamento biologico perché se non si impone la libertà religiosa tanto meno si possono imporre trattamenti sanitari quando rischiano di sfociare nell’accanimento terapeutico..)
“Alla luce del Vangelo, confortata da tanta sapienza antica e moderna, la Chiesa annuncia e difende l’impossibilità di ridurre l’essere umano a mero individuo, sacrificandone trascendenza e relazionalità. Essa fa costante riferimento a un assoluto incondizionato, posto a garanzia della dignità e della libertà di ogni uomo. Viene così evidenziata un’asimmetria radicale, che pone da una parte l’apertura alla vita e il riconoscimento della dignità della persona e dall’altra il valore sempre relativo delle istituzioni e delle forme sociali. Per questo, la Chiesa dedica speciale attenzione alle situazioni in cui questa asimmetria è esposta a rischi radicali, tutelando la libertà religiosa (come divieto di impedire la manifestazione pubblica dell’apertura all’assoluto e di imporne una disciplina dall’esterno), la famiglia (cellula fondamentale e ineguagliabile della società, formata da un uomo e una donna e fondata sul matrimonio) e la libertà educativa (fondata sul diritto all’educazione: cfr GE 1).”
B- Dal Paragrafo 9 – Poliarchia, pluralismo e separazione dei poteri limitati

Accogliere l’eccedenza della vita personale umana provoca a riconoscere la radicale contingenza di tutte le forme sociali, sostenendo una cultura della vita e per la vita. La nozione cristiana di bene comune deriva infatti dal riconoscimento della «dignità, unità e uguaglianza di tutte le persone».
In questa prospettiva le forme sociali appaiono plurali e non uniformi e l’ordine sociale – per esprimersi con le parole della Caritas in veritate – «poliarchico», sino a consentirci di parlare anche di un bene comune fatto di più beni comuni, la cui cura non può mai essere affidata a un solo tipo di istituzioni, neppure politiche, né a pochi o ristretti gruppi di individui. Semmai, come recentemente ricordato da Benedetto XVI, la via che occorre percorrere nelle ricerca degli assetti sociali in generale e anche all’interno di ciascun ambito particolare, a cominciare da quello politico, è quella di poteri limitati, che si controllano reciprocamente, alla cui guida ci sia alternanza, e sull’esercizio dei quali il giudizio è rimesso ai cittadini. La libertà religiosa è il cardine di questa forma di governance, poliarchica e a molti livelli, e di quel consenso etico di fondo di cui ogni società necessita.
Le forme sociali, contingenti, relative e plurali, non uniformi, sono perciò anche non autonome. Non hanno titolo per sottrarre la valutazione delle procedure che assumono e dei beni che pongono in essere alla luce del bene maggiore della persona umana, irriducibile a ogni istanza sociale. Nell’orizzonte ermeneutico di cui s’è detto, la responsabilità per il bene comune acquisisce la forma dell’apertura alla vita e del riconoscimento in ogni momento e in ogni persona della sua dignità, e – nello stesso tempo – quella di una costante vigilanza sociale e di un’attitudine alla riforma.

C- Dal paragrafo 15- No alla strumentalizzazione delle paure sull’immigrazione, sì al pieno riconoscimento dei diritti, soprattutto dei “nuovi italiani”

“Il testo del documento preparatorio, includere le nuove presenze (nn. 25-26), è stato recepito nei suoi contenuti fondamentali e in particolare nel suo nucleo propositivo. Il dibattito in assemblea ha messo a fuoco il tema del come riconoscere la cittadinanza italiana ai figli degli stranieri nati in Italia. Sulla specifica proposta vi è stata ampia convergenza. Alcuni distinguo sono venuti in ordine alle condizioni per il riconoscimento e l’esercizio della cittadinanza a stranieri giovani e adulti, anche con riferimento alla necessaria attenzione per i doveri che ne conseguono. Molti interventi hanno sottolineato la necessità di mettere mano a una revisione complessiva dell’attuale legge sulla cittadinanza, riducendo i tempi del riconoscimento – anche in relazione al contesto europeo – e la discrezionalità della procedura.
È emersa poi la necessità di predisporre specifici percorsi per l’inclusione e per l’esercizio della cittadinanza, concedendo, tra l’altro, il diritto di voto almeno alle elezioni amministrative e l’ammissione al servizio civile, come pure favorendo il coinvolgimento nelle associazioni ecclesiali e nelle aggregazioni giovanili, in particolare quelle sportive. Appare necessaria un’inclusione dal basso, attraverso il protagonismo degli stessi immigrati, sia in associazioni proprie, sia nel contesto di organizzazioni locali e nazionali. Sulla scorta dell’esperienza dell’emigrazione italiana nel mondo, è importante valorizzare le eccellenze garantendo pari opportunità sia nel riconoscimento dei titoli di studio, sia attraverso borse di studio per l’accesso a livelli di studio superiori e universitari.
Vi è consapevolezza che il percorso di tutela dei diritti fondamentali della persona immigrata – che non si identifica con il rilascio della cittadinanza – è incompleto e presenta ancora punti deboli o problematici, soprattutto in riferimento ai clandestini e agli irregolari. La Dichiarazione dei diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie attende ancora la ratifica da parte dell’Italia. La giusta retribuzione e le condizioni di lavoro degli immigrati non sono garantiti in ogni settore. Manca una specifica legge sul diritto d’asilo e vanno rafforzate le azioni di accoglienza rivolte a coloro che fuggono da condizioni di persecuzione politica. È necessaria una revisione della legge sul rispetto delle minoranze etniche o linguistiche. Troppo debole è l’impegno per la protezione sociale per le vittime della tratta per sfruttamento sessuale e per lavoro e il contrasto al traffico degli esseri umani, spesso gestito da organizzazione criminali internazionali. Permane una forte discriminazione tra cittadini regolari e irregolari in riferimento alla tutela della salute e della maternità e alle pene alternative al carcere.
La riflessione sulla cittadinanza, sui diritti e sulla carente tutela nella fase migratoria ha espresso la necessità di superare una lettura emergenziale del fenomeno, evitando semplificazioni e pregiudizi, che rischiano di connettere automaticamente immigrazione e criminalità, aumentando la paura che i migranti possano indebolire la nostra sicurezza. A questo proposito l’informazione corretta, un linguaggio non discriminatorio, la diffusione delle esperienze positive di incontro e di relazione, costituiscono passaggi importanti per una lettura realistica del fenomeno migratorio. L’inclusione delle nuove presenze chiede la responsabilità di tutti nella costruzione della città, a partire dagli stessi immigrati.”

D- Par. 17- Per una legge sulla democrazia interna dei partiti
“Serve una decisa spinta verso una maggiore democrazia nei partiti. Come sosteneva già don Luigi Sturzo, c’è bisogno di una legge – coerente con i correttivi che vanno apportati alla legge elettorale e alla forma di governo – che disciplini alcuni aspetti cruciali della vita dei partiti, prevedendone la pubblicità del bilancio e regole certe di democrazia interna.”

E- Par. 17 e 20 g)- Il Federalismo per una nuova unità bilanciato da un esecutivo nazionale più forte fondato su maggioritario e bipolarismo

“Quanto al federalismo, si è affermato che, a partire dalla riforma del titolo V della Costituzione, avvenuta nel 2001, esso fa ormai parte della storia nazionale. C’è bisogno di informazione e formazione per “abitare” questa scelta, soprattutto nel momento in cui si procede all’attuazione della parte fiscale del disegno di riforma. Ci troviamo di fronte a un duplice bivio. In primo luogo, si può fare del federalismo una lotta agli sprechi, responsabilizzando chi ha potere decisionale in ordine alle spese e i cittadini a un controllo più deciso, oppure si può passare da un centralismo statale a un centralismo regionale, con il rischio di prevaricazione da parte di poteri non trasparenti. In secondo luogo, si può fare del federalismo un modo diverso di pensare l’unità del Paese, oppure sancire una frattura ancora più insanabile tra Nord e Sud. Di fronte a queste alternative, il principio di sussidiarietà verticale e orizzontale (cioè la poliarchia) si offre come prospettiva dirimente capace di valorizzare due grandi protagonisti della democrazia, l’associazionismo e la città. Dare coerenza di sussidiarietà al federalismo serve anche a offrire al Mezzogiorno «una sfida che potrebbe risolversi a suo vantaggio, se riuscisse a stimolare una spinta virtuosa nel bonificare il sistema dei rapporti sociali, soprattutto attraverso l’azione dei governi regionali e municipali, nel rendersi direttamente responsabili della qualità dei servizi erogati ai cittadini, agendo sulla gestione della leva fiscale» e alimentando nel Paese una sana reciprocità. A queste condizioni, il federalismo costituisce un obiettivo realistico di migliore unità politica e di maggiore solidarietà. Tanto una riforma in senso federalista dà respiro di sussidiarietà al sistema politico, quanto un rafforzamento dell’esecutivo nazionale pone le condizioni di efficaci politiche di solidarietà.
Ai temi sopra enunciati – la centralità decisionale dei cittadini nei momenti cruciali della vita democratica e il federalismo sussidiario bilanciato da un esecutivo nazionale più forte – si è voluto aggiungere un ulteriore punto dell’agenda: la lotta alla mafia in tutte le sue denominazioni e in ogni area del Paese. Tale lotta va accompagnata da una coerente azione educativa e dotando l’amministrazione giudiziaria delle risorse atte a favorire la certezza del diritto…
Occorre pensare e lavorare a quelle riforme che possono concludere in modo positivo una fin troppo lunga transizione delle istituzioni politiche. I primi temi sui quali riflettere e lavorare sono quelli da cui dipende il consolidamento di una democrazia governante, rispettosa di un’articolazione coerentemente sussidiaria “verticale” e “orizzontale”, che ponga al centro i poteri e i diritti dei cittadini elettori e contribuenti. Le questioni cruciali riguardano le forme da dare al processo di rafforzamento dell’esecutivo – anche come condizione di più efficaci politiche di solidarietà – e, allo stesso tempo, dell’equilibrio tra i poteri; allo sviluppo di un autentico federalismo unitario, responsabile e solidale; al perfezionamento di un sistema elettorale di tipo maggioritario; alla stabilizzazione dell’assetto bipolare del sistema politico”

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