L’ingerenza umanitaria secondo il padre gesuita Christiansen dal Regno 2002


«L’11 settembre e la conseguente guerra contro il terrorismo hanno come minimo palesato la varietà e la molteplicità delle posizioni cattoliche riguardo all’uso della forza e possono tuttavia guidarci a formulare una nuova, sintetica visione cattolica della pace e della guerra», ha detto il gesuita padre Drew Christiansen in un discorso rivolto il 28 aprile al meeting della Association of Diocesan Attorneys ad Arlington, Va.
Egli ha presentato una panoramica dello sviluppo della riflessione cattolica ufficiale sulla guerra e la pace a partire dal concilio Vaticano II, e durante la guerra fredda, la guerra del Golfo e la guerra nei Balcani, collocando in tale contesto la posizione della Chiesa rispetto agli attentati dell’11 settembre e alla guerra contro il terrorismo.
L’insegnamento cattolico sulla guerra e la pace si è andato progressivamente trasformando in un «ibrido» di componenti di guerra giusta e non-violenza, «con il reale esaurimento dei mezzi non violenti come condizione necessaria per l’uso della forza come ultima risorsa (…) La sfida che abbiamo tutti davanti è riuscire a elaborare per noi stessi una concezione moderna della guerra e della pace che vada ben oltre la teoria della guerra giusta e che integri la tradizione della guerra giusta con gli elementi che costituiscono la visione cattolica contemporanea della pace, ossia il rispetto dei diritti umani, l’impegno per lo sviluppo e per la giustizia negli affari internazionali e fattori più nuovi e recenti come la non violenza e il perdono».

P. Christiansen è professore e direttore ad interim del Woodstock Theological Center di Washington e consulente per gli affari internazionali per la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, ed è di recente diventato condirettore del periodico dei gesuiti americani America…..

I Balcani

Infine, c’è il decennio degli anni novanta, il cui evento centrale fu il frazionamento della ex Iugoslavia con, dopo molto ritardo, gli interventi umanitari in Bosnia e in Kosovo e, in maniera più limitata, ad Haiti e a Timor Est. L’intervento umanitario rappresentò un allontanamento dalla prassi giuridica internazionale esistente, i cui principi fondamentali erano la sovranità e il non intervento. È interessante che quasi in ogni caso il santo padre e la Santa Sede siano stati i primi a invocare un intervento esterno. Questo era in linea con l’interpretazione della dottrina sociale cattolica a partire almeno dalla Pacem in terris, 40 anni fa, che tutte le autorità politiche sono responsabili della difesa della dignità umana, della vita umana e dei diritti umani.

Alcuni studiosi della dottrina sociale cattolica hanno osservato che fino alla Bosnia era difficile sapere quale offesa papa Giovanni Paolo II avrebbe considerato “una giusta causa” per scatenare una guerra. Negli anni novanta, divenne chiaro che la forza poteva essere usata legittimamente per prevenire, frenare e punire il genocidio, la pulizia etnica e crimini analoghi perpetrati da governi e da strati popolari maggioritari “dove intere popolazioni erano a rischio”. La questione dell’intervento umanitario creò una sorta di spaccatura fra i teorici della guerra giusta laici e i teorici della guerra giusta cristiani, rivelando presupposti fondamentalmente diversi nell’applicazione di questa teoria. Per i teorici laici, la guerra è uno strumento politico ed è condotta per ragioni di stato; per i teorici cristiani, l’uso della forza è giustificato essenzialmente dalla difesa degli innocenti. Ora, alcuni studiosi cristiani dell’etica della guerra giusta sono riluttanti a esprimersi a favore dell’intervento umanitario e saranno favorevoli all’azione nell’interesse di determinate ragioni di stato, ma essi nondimeno riconoscono che recenti differenze di opinione scaturiscono dalle risposte diverse che si danno alla domanda se lo stato possa esercitare i propri poteri di intraprendere una guerra solamente per difendere persone innocenti o per altre, più ampie ragioni di stato. L’intervento umanitario rappresenta un importante spartiacque nelle relazioni internazionali, in cui tutte le ramificazioni giuridiche sono ancora lungi dall’essere chiare, ma esso ha anche prodotto un’attenta rimessa a fuoco di ciò che costituisce una guerra giusta dal punto di vista cattolico….

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