L’antigiacobino (e anti-ruiniano) Pietro Scoppola


di Stefano Ceccanti da “Il Riformista” di oggi

Antiagiacobino sì, ma forse più trainante di quanto non si dica. In “Chiesa e democrazia. La lezione di Pietro Scoppola” (Il Mulino), Agostino Giovagnoli ha il grande merito di aver osato proporre in questo libro una prima ricostruzione complessiva delle formazione, dei testi e del contesto in cui è maturata la lezione umana, cristiana e politica di Pietro Scoppola. Lo fa da storico par suo, non a caso allievo di quel maestro, che è stato per l’appunto primariamente uno storico, capace di amare e capire a fondo gli oggetti di ricerca come il modernismo, senza però appiattirsi su di essi. Infatti non fu mai modernista. Chi ne ha conosciuto solo qualche angolatura personale ritrova qui “La proposta politica di De Gasperi” e il lettore attento della Bibbia, il funzionario del Senato e il senatore della Dc, il referendario per il collegio uninominale e il precursore del Pd, con alcune facce che potranno sorprendere. Chi è esterno all’area cattolica apprenderà le grandi differenze tra i cattolici collocati nel centrosinistra: lo Scoppola attento alla modernità anglosassone e americana, che viene liberato dalle rigidità della scolastica da Don Primo Mazzolari, antigiacobino (“da Manzoni a De Gasperi indicò nell’antigiacobinismo la cifra chiave del contributo cattolico alla vicenda politica contemporanea”), cogliendo come più autenticamente religioso questo atteggiamento problematico di “spiritualità del conflitto”, rispetto agli “atteggiamenti più integralistici, come quelli presenti nei dosettiani”, fino a cogliere nelle Rivoluzioni del 1989 la fine della Rivoluzione e dell’uomo nuovo attraverso l’assolutizzazione della politica. Ma al tempo stesso il borghese cristiano, l’antigiacobino persuaso che proprio con questa chiara impostazione culturale si dovesse aprire decisamente a sinistra, sin dall’appello collettivo con Elia, Monticone e Andreatta contro il Governo Tambroni. L’intellettuale che è tra i primi a schierarsi per il mantenimento della legge sul divorzio sulla base di un’impostazione cattolico-liberale, ma che considera radicalmente errati i cortocircuiti del dissenso cattolico col marxismo, le candidature in un partito che ancora si chiama comunista, che vuole superare il Concordato del 1929 ma con un nuovo modello pattizio più essenziale e decisiva per il Pd una politica ecclesiastica che eviti nuove fratture come quella sui referendum relativi alla procreazione assistita.

Interessante la ricostruzione delle differenze con Ruini, ovvero col traduttore in italiano del pontificato di Giovanni Paolo II, anche se va declinata in modo parzialmente diverso da come fa Giovagnoli, più centrata sul passato recente, e da come ha poi proposto Melloni, livellando un pò Scoppola alle varie forme di cattolicesimo critico. Scoppola e Ruini condividono obiettivamente entrambi un’impostazione di partenza cattolico-liberale, ma Scoppola dimostra col suo ruolo politico forte, incisivo, ben al di là della Lega Democratica, la parzialità di alcune tesi ruiniane: che c’era cioè una presenza pubblica dei cattolici di tipo laicale solo in parte coincidente con la Dc già prima del Convegno di Loreto del 1985 da cui Ruini fa dipendere il decisivo rilancio e, quindi, che non vi era bisogno di difendere fino al 1994 l’unità politica per non veder scomparire il ruolo pubblico della fede cristiana. Scoppola del convegno ecclesiale di Evangelizzazione e Promozione Umana del 1976 (dove si confronta già con Ruini da posizioni diverse), dell’assemblea degli esterni nel 1981 (quando lui parla già di “progetto culturale” molto prima di Ruini) e della candidatura al Senato per la Dc del 1983 e che tematizza sin d’allora la distinzione tra valori e finalità del cattolicesimo democratico e il concreto strumento della Dc, che invita già nel 1988 (un anno prima della caduta del Muro) a superare l’unità politica (che Ruini sosterrà appunto fino al 1994), ma non per una diaspora individuale, non era solo una persona singola alla ricerca di una spiritualità originale, era anche lo storico e l’intellettuale politico più ascoltato in vaste cerchie di associazionismo giovanile cattolico, era il pensatore politico (prima che spirituale) lì più influente. Per di più, a dimostrare la sua forza intellettuale, lo era con un messaggio dichiaratamente rivolto a sinistra, ma senza la minima concessione a cedimenti di moda in almeno due passaggi omessi dal volume: deciso sostenitore dell’installazione degli euromissili del 1981 e della legittimità dell’intervento Onu in Kuwait nel 1990. E lo Scoppola anti-proporzionalista già a cavallo tra anni ’80 e degli anni ’90 anticipa anche il revirement maggioritario di Ruini post-1994 che, se fosse venuto prima, avrebbe favorito una presenza più qualificata in entrambi i poli. Insomma c’era una leadership di cultura politica innegabile, ancor più di quanto non si dica in queste belle pagine.

1 Comment

  1. Giovanni Bianco ha detto:

    Due osservazioni. Scoppola, pur se cattolico più correttamente definibile liberal-democratico, capì bene la crisi ed il venir meno delle ragioni dell’unità politica dei cattolici, soltanto che questa era sostanzialmente venuta meno ancor prima, aveva cominciato a sfaldarsi lentamente a cominciare dagli anni successivi al ’68, come altri hanno sostenuto, a cominciare da La Valle e come lo stesso Moro aveva intuito. Comunque, l’idea della Dc come “concreto strumento” è molto interessante ma va letta, a mio avviso, contestualmente con la critica di Scoppola ai cattolici che decisero di candidarsi come autonomi con il Pci e che, purtroppo, non furono sempre pienamente compresi nelle loro scelte anche dallo stesso Scoppola(perchè non intendere queste ultime, anche discutibili, come forte disagio, ribellione delle coscienze dinanzi ad un’unità politica vissuta come imposta?), che, peraltro, è sempre stato diffidente verso il dossettismo e la sua concezione del ruolo dello Stato nel sistema democratico.
    In secondo luogo, ritengo che le differenze con il ruinismo siano profonde, Ruini è un cattolico liberalconservatore che difende l’unità politica dei cattolici sino al 1994 con un chiaro intento di mantenimento di un’insussistente “egemonia politica cattolica” e che, in seguito, continuerà a tessere la sua tela in altre forme, sempre con l’intento di mantener vivo “il ruolo pubblico della Fede”, anche a danno della laicità dello Stato. Al riguardo il ruolo di Scoppola fu senza dubbio importante, anzitutto sul tema della laicità, e scomodo per Ruini.

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