Forte disagio.


da Avvenire di oggi
Il direttore risponde
È forte il disagio «moderato»

Sono un medico, consigliere comunale del Pd nel Veneziano, perplesso e contrariato davanti alla maniera del partito di togliersi di impiccio davanti a problemi etici delicati, come quelli della fine della vita, nascondendosi dietro l’ennesima richiesta di rinvio della legge sulle Dat. Ci aspettavamo che la logica negativa della “posizione prevalente”, che mortifica chi è fuori dal gregge, venisse superata da un atteggiamento positivo in grado di rispettare e valorizzare tutte le culture e le sensibilità presenti nel riformismo italiano che il Pd dice ancora di volere rappresentare. Lasciando libertà di coscienza ai parlamentari sarebbe stato consentito loro di dare un contributo a una legge che non è di destra o di sinistra. Invece ecco venir fuori dalla stanza dei bottoni una posizione “unitaria” politicamente debole che, astutamente, avrebbe dovuto tenere buoni i moderati, ma che invece non solo ci scontenta ma rivela poca considerazione per le nostre capacità di giudizio. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: i continui abbandoni del Pd da parte di tanti moderati. Inspiegabile è solo la sufficienza, al limite dell’indifferenza, dei leader moderati del Pd che di questi elettori ed esponenti dicono di essere l’espressione, ma che si comportano da cooptati della segreteria. Chi rappresenteranno domani? Soltanto chi avrà garantito loro la ricollocazione parlamentare grazie a una legge elettorale avversata in pubblico ma difesa in privato?

Gabriele Petrolito, Mirano (Ve)

La sua lettera, caro dottor Petrolito, è di una chiarezza e una logica esemplari. Ed è una franca e seria “voce da dentro” il Partito democratico. Credo, infatti, che lei segnali un problema cruciale, che sarebbe riduttivo considerare solo di democrazia interna. Le questioni che lei pone sono infatti politicamente strutturali e riguardano, dunque, il profilo e il destino stesso di una delle forze cardine del quadro politico nazionale. Le auguro di riuscire a farsi sentire e capire, e spero – da osservatore attento e interessato – che l’allarme e il disagio che lei esprime così efficacemente possano trovare risposte niente affatto formali nella concreta azione politica del Pd e delle sue grandi componenti interne. La sua amara considerazione finale a proposito dell’incrollabile favore di tanti esponenti politici per l’attuale legge elettorale nazionale mi conferma, gentile amico, che la battaglia perché quelle regole cambino è difficilissima. Ma proprio per questo è essenziale.

9 Comments

  1. Stefano Ceccanti ha detto:

    Lettera francamente immotivata. A me risultano disagi ben maggiori nel mondo ecclesiale, oltre a quelli pubblici di Possenti e Reale (di una legge sostenuta in pubblico, ma avversata in privato e qui mi fermo per ovvia discrezione)rispetto all’appello di “Avvenire”. Non conosco al Senato nel gruppo Pd nessuno che la sostenga né in privato né in pubblico.

  2. Carlo Riviello ha detto:

    Che nella “Chiesa” vi sia pluralità di posizioni, di laici ed anche di ecclesiastici, e su tante questioni, a partire proprio dai temi etici, non è un mistero, anzi, ne contraddistingue la ricchezza. E in effetti, basterebbe farsi un giro nelle parrocchie.

    Altra cosa sarebbe ciò che lasci intendere, fra “sostegno” in pubblico e “avversione” (nientemeno) in privato. E qui, più che “discrezione”, userei prudenza, almeno tanta quanta viene sovente imposto di usarne in numerose altre occasioni da logiche di partito…

    Dopodichè, segnalo che il mittente in questione, stando a ciò che dichiara, è un amministratore locale (del PD), forse con una diversa – e più “poliarchica”? – percezione degli umori sociali di base rispetto ai corridoi ed alle sacrestie romane. E forse non sarebbe male, se non la mano, almeno tendere le orecchie.
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    Ha davvero senso consegnare anche la morte a una legge? Non sarebbe meglio lasciare alla sensibilità di malati, medici e familiari la questione, compresa la possibilità di lasciarsi morire?

    «Non si tratta di “consegnare la morte” alla legge, ma di garantire la tutela della salute e della vita di ogni persona umana in tutte le sue fasi e condizioni dell’ esistenza, in particolare quelle più deboli. Anche lo strumento di una legge può essere utile, dopo che l’ esperienza degli ultimi anni ha mostrato i rischi derivanti dall’ attuale vuoto legislativo».

    Card. Angelo Bagnasco – Intervistato da Aldo Cazzullo – Corriere della sera, 17.3.2011

  3. Stefano Ceccanti ha detto:

    Carissimo,
    1- ma a te le obiezioni di persone ben introdotte in questo mondo (e non necessariamente orientate al Pd) come Ferrara e Galli della Loggia non dicono niente, insieme ai silenzi di altri?
    2-io non registro, a differenza di varie altre volte, anche recenti e recentissime, alcun disseno nella base del Pd di provenienza cattolica e infatti nessun deputato e nessun senatore pensano di votare sì alla legge perché il testo sfocia in un punto nell’accanimento terpeutico e in altri nel possibile abbandono terapeutico. Il nodo non è quello che dice il cardinal Bagnasco nella frase citata perché si può ben convenire con lui che una legge potrebbe servire dopo la sentenza della Cassazione sul caso Englaro, il nodo è il testo concretamente in discussione alla Camera.

  4. Carlo Riviello ha detto:

    gli atei devoti mi stanno assai simpatici, ma, ti sorprenderà, li ho sempre presi con le molle.
    poi, al contrario di loro, io non ho aderenze nei Sacri Palazzi, essendo solo una….docile pecorella del gregge cattolico….

  5. Alessandro Canelli ha detto:

    A me colpisce di più che alla base del dibattito ci sia una non contraddetta convinzione che tante situazioni siano di vita “non degna”, riprendendo i temi eugenetici tanto cari ai nazisti e che in realtà ora albergano e prosperano nelle selezioni di embrioni o nascituri.
    Io non penso che si possa sopravvivere di sofismi e distinguo, senza poi accettare di vivere in una riserva indiana fatta di tutele delle obiezioni di coscienza che vengono sempre meno sopportate.
    Con che ragioni chiedero’ il sostegno agli alunni con handicap o le cure per unio spastico, quando avro’ accettato la logica di chi preferisce la morte – soprattutto quella altrui – alla invalidità?

  6. Stefano Ceccanti ha detto:

    qui c’è anche e soprattutto il problema opposto: se la legge possa imporre forme di accanimento terapeutico contro la volontà della persona incosciente, se non si può imporre la convinzione religiosa tanto meno si può imporre per legge una forma di accanimento anche se il giudizio morale ritenesse doveroso accettarla. Altrimenti usciamo fuori dall’art. 32 e più in generale dallo Stato liberale. Un conto è contestare un inesistente diritto a disporre della propria e dell’altrui vita, un conto è lo Stato che con la legge impone forme di trattamento sanitario obbligatorio senza consenso, cosa peraltro che non può comunque fare per la persona cosciente. Rinvio comunque su questo ai recenti scritti di Stefano Semplici in particolare nel libretto per Morcelliana su “Undici tesi di bioetica”.

  7. Alessandro Canelli ha detto:

    Caro Ceccanti, i libri di bioetica non li legge nessuno. Ma i segnali li leggono – o meglio li annusano nell’aria – tutti, anche gli analfabeti.
    Con mio stupore ho ascoltato per radio, in una trasmissione rievocativa RAI, gli inviti al voto sul referendum sul divorzio di Berlinguer e Almirante.
    Berlinguer diceva che i nostri giovani sanno come gestire le proprie vite e che la possbilità del divorzio sarebbe servita per i casi limite ma non avrebbe intaccato la solidità dell’istituto matrimoniale.
    Almirante metteva in guardia dai fautori del divorzio, dicendo che avevano già in serbo la legalizzazione dell’aborto e dell’eutanasia.
    Sappiamo bene come è andata.
    Dopo oltre 30 anni, chi è stato profeta, e chi possiamo sospettare di essere stato scientemente … bugiardo?
    E non debbo pensare che aborto e eutan… pardon, DAT, non siano logiche conseguenze di un individualismo sfrenato che alberga nelle elite intellettuali fin dal tardo ottocento?

  8. Stefano Ceccanti ha detto:

    Suvvia Canelli, Almirante era separato dalla prima moglie, a dimostrazione che il fenomeno delle separazioni non nasceva certo dalla legge e sul fatto che l’indissolubilità non potesse essere un dato normativo vincolante mi sembra che oggi concordino pressoché tutti…è un caso che dimostra il contrario che non tutto ciò che è un valore morale può essere puntellato dalla legge

  9. Alessandro Canelli ha detto:

    Innanzitutto lungi da me additare Almirante ad esempio. Ma il contrasto valeva la citazione. E Berlinguer mi sa, romanescamente, che ci faceva…
    Ma quello che è carente è una qualsiasi campagna laica di sostegno delle ragioni di sacralità della vita anche sofferente e debilitata. No. Qui si tace e basta. Quasi che fuori di una prospettiva religiosa e di adesione individuale quasi mistica non si potesse che aderire all’ottica del più nichilista dei laicismi.
    Secondo me ci sono spazi enormi da esplorare a livello di battaglia culturale in senso lato.
    Ad esempio: http://www.youtube.com/watch?v=iKxfhJy43n0

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