Da Milliband alle settimane sociali dei cattolici


da “Europa” di oggi

Da Miliband alle Settimane
Se non vi sono bastate le riflessioni di David Miliband sul fatto che nella nostra economia globalizzata odierna le soluzioni proponibili devono scontare la perdita di plausibilità delle logiche stataliste, che in altri termini dopo la Terza via siamo invitati a elaborarne una Quarta e non a tornare alla Seconda, leggetevi ora le riflessioni del documento conclusivo delle Settimane sociali dei cattolici rese note ieri. Tutto si può dire, tranne che sia un documento che dribbli i problemi o che ne proponga di diversi rispetto all’agenda reale del paese. Un documento che peraltro può stupire solo chi non abbia consapevolezza dell’itinerario del magistero degli ultimi decenni, che ha preso coscienza spesso in anticipo delle degenerazioni assistenzialiste del welfare.
E, del resto, la Terza via, specie nella sua variante blariana inglese, nasceva proprio in ambienti connessi a quell’evoluzione del magistero.
Difficile ignorare, tra l’altro, lo sguardo presbite di una lunga citazione sturziana, riportata nel corpo del testo: «L’errore delle forme di economia autarchica e di industria statizzata è basato sopra una eresia economica che dà frutti amarissimi, perché sopprime il senso di responsabilità e di rischio.
Solo in certi casi sarà bene l’intervento statale per attirare il capitale timido e spingerlo alle imprese di largo respiro; mai come politica generale, mai come sistema».
E chi, nel contesto italiano, nel centrosinistra, pensasse di poter far a meno di forti dosi di cultura liberale, ipotizzando di mettere insieme solo la cultura cattolica e socialista (entrambe le quali anche prese isolatamente non sono comprensibili senza le connessioni col liberalismo che sono un punto di forza di ciascuna) farebbe poi bene anche a tenere conto dell’unica citazione di un autore straniero, mediata attraverso il discorso papale del 20 dicembre scorso, quella in cui Benedetto XVI ha ricordato che «Alexis de Tocqueville, a suo tempo, aveva osservato che in America la democrazia era diventata possibile e aveva funzionato, perché esisteva un consenso morale di base che, andando al di là delle singole denominazioni, univa tutti. Solo se esiste un tale consenso sull’essenziale, le costituzioni e il diritto possono funzionare».
Parlare di Tocqueville significa andare al cuore dell’indissolubuilità del legame tra il cattolicesimo, passato attraverso l’aggiornamento conciliare, e un liberalismo non statalista, attento alla “good society”, come ama dire David Miliband e che, nel testo del documento, appare implicitamente tra le varie declinazioni del termine chiave poliarchia, in mezzo al federalismo sussidiario e al rafforzamento coerente di maggioritario e bipolarismo chiamati per nome. Sì, perché, la Quarta via o è democrazia decidente dentro una politica non invadente o non è. In Italia come Inghilterra come nel liberalismo non ideologico che ha portato ad Obama e che soprattutto in lui oggi si incarna.

Stefano Ceccanti

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