Immunità parlamentare: meritoria iniziativa di una senatrice PD.


DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE

d’iniziativa dei senatori CHIAROMONTE (PD) e COMPAGNA (PdL)

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 17 DICEMBRE 2009

Modifica dell’articolo 68 della Costituzione, in materia di immunità
dei membri del Parlamento

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=448557

Onorevoli Senatori. – Nel febbraio del 1993, durante la XI legislatura, il Senato della Repubblica aveva approvato il disegno di legge costituzionale n. 499. Esso prevedeva di affidare alle Camere il compito di decidere non più sulla concessione dell’autorizzazione a procedere, ma sulla sospensione del procedimento penale. Veniva così a definirsi, per iniziativa soprattutto del senatore Maccanico, che ebbe a presentare in tal senso un emendamento al testo del relatore Ruffino, una sorta di meccanismo di silenzio-assenso destinato a scongiurare il ripetersi degli abusi che avevano contraddistinto in passato la concreta applicazione dell’istituto dell’autorizzazione a procedere.

    Quel testo, esito di un lungo lavoro di Commissione e di Aula, iniziatosi agli esordi della legislatura, riusciva ad armonizzare l’impianto del vecchio articolo 68 della Costituzione con la normativa del nuovo codice di procedura penale. Più volte, del resto, in Senato socialisti come Covatta e democristiani come Martinazzoli avevano ricordato come la giustizia, nella concezione liberale dello Stato di diritto, dovesse avere al suo centro il momento del processo e non il momento delle indagini.
    Tutta l’atmosfera e la cultura di Tangentopoli erano, invece, incentrate sull’ansia di far considerare quasi fra le «varie ed eventuali» il momento del processo. I colleghi parlamentari, nei confronti dei quali veniva richiesta l’autorizzazione a procedere, si vedevano sottoposti a «processi di piazza» e l’avviso di garanzia equivaleva a condanna. Proprio per sensibilità alla loro vicenda, oltre che per una meno angusta idea dei valori della Costituzione, il senatore Maccanico era approdato alla formulazione poi approvata in Senato.
    Purtroppo, quel testo alla Camera non fu accolto nella formulazione proposta dal Senato. Il libero voto della Camera sul merito di alcune autorizzazioni a procedere contro l’onorevole Craxi oppose irrimediabilmente la «piazza» al «palazzo» e si fece strada una riforma dell’articolo 68 della Costituzione, che produce da molti anni fra Parlamento e Corte Costituzionale un’interminabile partita di ping pong, a base di interpretazioni, correzioni, indicazioni: le une all’inseguimento delle altre.
    Le norme ipotizzate prima nel cosiddetto «lodo Schifani» e poi nel cosiddetto «lodo Alfano» non sono riuscite a medicare la ferita che nel nostro sistema delle garanzie della libertà si determinò nel 1993. Di qui la opportunità di provare a «tornare alla Costituzione», a partire dal testo che il Senato aveva trasmesso alla Camera nel febbraio del 1993 e che dalla Camera (nel senso meno istituzionale del termine) era stato ignorato.
    L’idea che lo sorregge è che l’articolo 68 della Costituzione non fosse un’eccezione o una forzatura dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, prevista all’articolo 3, ma uno svolgimento, un’attuazione, una garanzia dell’articolo 67 sulla libertà del mandato parlamentare. ___________________________________

meritoria iniziativa, ma il PD, manco a dirlo, la sconfessa…….….ne vogliamo parlare???????

7 Comments

  1. Giovanni Bianco ha detto:

    Ho forti dubbi sulla meritorietà dell’iniziativa e ritengo che sia sensato l’atteggiamento del Pd e dell’intero arco delle forze progressiste.

  2. stefano ceccanti ha detto:

    http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2011/2/…/152135/ qui spiego perche’ il problema c’e’ ma perche’ quella soluzione e’ sbagliata

  3. Carlo Riviello ha detto:

    molto bene, anzi male, o così così.
    A parte le note pulsioni manettare e forcaiole degli inguaribili puritani da Lubianka – ma non solo: che fanno presa eccome sui tanti “riformisti” a chiacchiere, ma in realtà eterodiretti e senza un àcino di coraggio – del tutto speculari, va detto, a quelle sostanzialmente delinquenziali e assolutorie di una parte consistente della casta – diciamo piuttosto e meglio (con Barbera oggi su Avvenire) che “non ci sono le condizioni in questa legislatura” per por mano alla questione, e facciamo prima.
    Perché altrimenti, caro Stefano – come emerge dal tuo breve spunto sull’ottimo ciellino Sussidiario.net – riconoscere che il problema esiste eccome (perché non ne scrivi anche su Europa ed Unità?) ma solo per “ricontestualizzarlo” astrattamente nell’ ampio orizzonte delle sia pure auspicabili, Grandi Riforme di sistema di Governo e di Giustizia, consentirai che assume lo stesso medesimo sapore attribuito alle argomentazioni di chi – a tacere delle riforme di concorrenza e liberalizzazioni oggi magari già possibili e “cantierabili” – èvoca più o meno a proposito quella altrettanto “di sistema” del 41 Cost…
    Nel frattempo – che nel PD vi mettiate d’accordo o che scoppiate in mille pezzi – noi pecore (…) del gregge siamo pazienti, anche se non fessi, e aspettiamo aspettiamo: se non i giorni della Parusìa almeno quelli della Parresìa…

  4. Stefano Ceccanti ha detto:

    Barbera non dice soltanto che non ci sono le condizioni in questa legislatura dice anche che il meccanismo come tale non è riproponibile perché era stato curvato in modo strumentale da “casta”, cioè diciamo esattamente le stesse cose.
    Il Sussidiario mi ha chiesto lui un ragionamento di sistema e io quello ho fatto, non per benalstrismo…
    Io poi non ho scritto su Europa e Unità perché già sommerso da varie cose, ma non è che ho taciuto, trovi varie dichiarazioni sul Coresera e su La Stampa dei giorni scorsi (Maria Teresa Meli e Francesca Schianchi, dove peraltro segnalo la impraticabilità in questo contesto) che forse sono letti un pò di più di Europa e unità, che mi sono peraltro valsi un attacco poco motivato di Repubblica di ieri da parte di Massimo Giannini..quindi la parrsia c’è, della parusia per fortuna non si occupa la politica…

  5. Carlo Riviello ha detto:

    Meccanismi e tecnicismi alla bisogna sarete voi valorosi giuristi a escogitarne, e dei più “ragionevoli”. Ma il problema C’E’!
    Il problema del “riequilibrio fra autonomia del PM e del potere politico” (Barbera) lo sapete bene: C’E’!
    E se qualche PM è pure politicizzato, come in questo paese tutto disgraziatamente lo è, peggio mi sento!
    Sia come cittadino elettore, che ha diritto di non vedersi selezionare la classe politica da altri da sé
    (si tratti di segreterie, di partito o perfino “particolari”, come di magistrati ). E fossi in voi eletti, che dovreste un pò alzare la testa di fronte a certi scempi di democrazia liberale (e dignità delle persone)….senza aspettare che la buona causa finisca sempre nelle mani e sulle bocche “sbagliate”.
    E senza aspettare che vi dia il permesso qualche editorialista, le cui critiche e i cui attacchi dovrebbero solo farvi onore! Moooolto Onore!
    Prima o poi suonerà, la settima tromba…

  6. Giovanni Bianco ha detto:

    Non c’è bisogno di esagerare nei giudizi (il criticare, anche duramente, la proposta della Chiaromonte non significa essere affetti da estremismo miope che nega la sussistenza del problema, forse è ben più coraggioso opporsi fermamente ad un governicchio di destra, privo di senso dello Stato e di etica pubblica). La vera questione è che non si possono accettare scorciatoie che finiscono con il reintrodurre l’immunità ad esclusivo favore di una classe politica di governo quantomeno discutibile e proprio in un momento di forte crisi di credibilità, in cui il capo dell’esecutivo propone una bislacca ed irragionevole riforma della giustizia ed accusa parte della magistratura di essere “eversiva”.

  7. Carlo Riviello ha detto:

    “non esageriamo”…

    ASSOLTO L’EX DEPUTATO FI MERCADANTE
    Ha scontato quasi sei anni di arresti – La Corte d’Appello di Palermo:
    “Il fatto non sussiste” (In primo grado fu condannato ad oltre dieci anni)

    PALERMO 22 feb – In primo grado era stato condannato a 10 anni e 8 mesi e marchiato come mafioso. Il gip che lo mandò in carcere, accogliendo in pieno le tesi della procura, lo definì tanto vicino al capomafia Bernardo Provenzano da far parte di «una Cosa sua», più che di Cosa Nostra. Un’espressione forte che doveva rendere l’idea dello stretto legame che univa il padrino di Corleone a Giovanni Mercadante, 61 anni, radiologo con la passione per la politica, eletto all’Ars nelle fila di Forza Italia. Dopo quasi sei anni di custodia cautelare – tra carcere e arresti domiciliari – e una condanna per associazione mafiosa, la corte d’appello di Palermo – presidente Biagio Insacco – riscrive la storia dell’ex deputato regionale, mandandolo assolto e ordinando la revoca dei domiciliari a cui era sottoposto.

    IL PM: SONO SORPRESO – Una sentenza destinata a far discutere, che sconfessa il primo verdetto. «Sono veramente sorpreso», commenta il pm della Dda Nino Di Matteo che ha istruito il processo di primo grado. «Il quadro probatorio a carico dell’imputato – aggiunge – era stato ritenuto molto solido sia dal tribunale, al termine di una istruttoria dibattimentale molto accurata e complessa, sia in sede cautelare da più collegi del Riesame e dalla stessa Suprema Corte».

    L’EX DEPUTATO: RINGRAZIO DIO E LA MIA FAMIGLIA – “Emozionato e felice, non so che altro dire”, sussurra Mercadante, che affida a uno dei suoi legali, l’avvocato Grazia Volo, il commento, anche perché ha perso la voce per la gioia. «Ringrazio i miei difensori – dice quando gli viene comunicata la sentenza – Dio e la mia famiglia». Parente dello storico boss di Prizzi Tommaso Cannella, l’ex parlamentare era accusato di essere stato medico di fiducia delle cosche e punto di riferimento dei boss nel mondo della politica. Indagato già in passato, la sua posizione viene archiviata per due volte. Poi, nel 2006, la svolta nell’inchiesta. A carico dell’ex deputato, alle accuse dei pentiti, si aggiungono le intercettazioni ambientali effettuate nel box del capomafia Nino Rotolo, luogo scelto dai clan per i loro summit. Nei colloqui, registrati per oltre un anno, il nome di Mercadante emerge più volte. Per l’accusa, l’ex parlamentare azzurro sarebbe stato «pienamente inserito nel sodalizio criminoso».

    I PENTITI – Una conclusione riscontrata anche dalle testimonianze di collaboratori di giustizia: da Nino Giuffrè ad Angelo Siino e Giovanni Brusca. Giuffrè ad esempio racconta di essersi rivolto al medico, su indicazione dello stesso Provenzano, per fare eseguire alcuni esami clinici al latitante agrigentino Ignazio Ribisi. Prove non sufficienti, secondo i giudici, che nella formula assolutoria usano il secondo comma dell’articolo 530 del codice di procedura penale, stabilendo che «il fatto non sussiste».

    CONDANNATI I COIMPUTATI – Invariata, invece, la pena per tre dei coimputati. A 16 anni viene condannato Nino Cinà, l’uomo dei misteri della trattativa tra Stato e mafia. Reggente del mandamento di Resuttana, sarebbe stato «mediatore e pacificatore», a lui Totò Riina avrebbe dato il papello con le richieste del padrino allo Stato per interrompere le stragi. Medico di Totò Riina e di Bernardo Provenzano, Cinà è già stato condannato due volte per associazione mafiosa. Confermate anche le pene inflitte a Provenzano (sei anni), accusato di estorsione, e al commerciante Paolo Buscemi (sei mesi), imputato di favoreggiamento. Solo una lieve riduzione di pena è stata accordata allo storico boss di Torretta Lorenzo Di Maggio. Il tribunale gli aveva dato 9 anni e 4 mesi, diventati ora 7 anni.

    L’ARRESTO NEL 2006 – L’ex politico azzurro fu arrestato nel 2006 al termine di un blitz antimafia denominato “Gotha” . Nel luglio 2009, dopo oltre 17 ore di camera di consiglio, i giudici della seconda sezione penale di Palermo condannarono il radiologo a 10 anni e otto mesi di carcere per associazione mafiosa. Il medico era stato accusato dai pm Nino Di Matteo e Gaetano Paci (che avevano chiesto per lui una pena detentiva di 14 anni) di essere a disposizione di Provenzano sia nell’ambito della sanità che nella politica rivestendo un ruolo apicale nel vertice di Cosa Nostra. Secondo la Procura di Palermo l’ex primario della Radiologia del Maurizio Ascoli, nonché primo cugino del consigliori di Provenzano Tommaso (Masino) Cannella, aveva messo a disposizione la sua perizia professionale per l’effettuazione di esami clinici in favore dei boss.

    MICCICHE’ – «L’assoluzione di Giovanni Mercadante mi riempie di gioia e lascia dentro di me tanta, tantissima amarezza: Mercadante è stato condannato a patire le pene dell’inferno, ancor prima di ricevere una vera sentenza di condanna». Lo afferma il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e leader di Forza del Sud, Gianfranco Miccichè. «Anni di carcere – aggiunge Miccichè – senza che il fatto sussistesse: non ci sono parole. Solo interrogativi e i tanti dubbi sulla giustizia di questo Paese, che ci portiamo dietro da quasi vent’anni ormai e che ancora una volta – conclude – si dimostrano assolutamente fondati».

    Corriere.it
    Redazione online
    (ultima modifica: 22 febbraio 2011)

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/21-febbraio-2011/assolto-ex-deputato-fi-mercadanteha-scontato-quasi-sei-anni-carcere-19068448961_print.html

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